mercoledì 2 luglio 2014

HOLY SHIRE - MIDGARD


Gli album che rimangono nel cuore (per intenderci, capolavori come "Symphony Of Enchanted Lands" dei Rhapsody Of Fire, "Century Child" dei Nightwish, "Holy Land" degli Angra) possono essere paragonati a veloci esploratori, il cui piede, deciso e rapido, li conduce là dove nessuno è mai giunto prima. Gli italiani Holy Shire, in quest'album, si dimostrano piuttosto un viandante stanco, il quale ha perso la strada ed erra goffamente alla ricerca della via da seguire senza la minima concezione della direzione verso la quale muoversi. Fortemente debitore di colossi del Symphonic Metal come Therion ed Epica, "Midgard" è un coacervo di idee raggruppate alla bell'e meglio, senza un'idea strutturale di canzone e senza una seria attenzione prestata alla qualità del songwriting. Alcuni temi azzeccati, onestamente, ci sono, ma si perdono in un mare di linee vocali mal concepite (in specie quelle femminili, che una voce maschile graffiante e decisa non riesce a rianimare), soluzioni strumentali discutibili e riff slegati tra loro. I brani non possono dirsi tremendi: tuttavia, con alcune valide eccezioni, risultano blandi, insipidi, scontati. L'originalità, che sembra l'obiettivo tenacemente perseguito da questa band, manca. Con "Bewitched", il brano iniziale, il nostro viaggiatore mette un piede in fallo: la canzone non è brutta ma insignificante, e lascia il nostro pellegrino confuso e dubbioso su quale sia il sentiero giusto che lo condurrà alla meta. Con "Winter is Coming", ispirata al ciclo de 'Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco' di George Martin (meglio conosciuto come Game Of Thrones, la serie televisiva della HBO che ha tanto appassionato gli spettatori del piccolo schermo quanto indignato i lettori della saga), l'andatura si fa più decisa e si assiste a una ripresa: la struttura musicale è tendenzialmente più riflessiva e curata, il ritornello orecchiabile e melodioso. La traccia successiva, "Gift of Death", ha alcuni buoni riff e certe idee apprezzabili; è, tuttavia, troppo ripetitiva e banale per risultare interessante. Stessa cosa per "Overlord of Fire", più aggressiva e ritmata ma non per questo meno scialba. "Holy Shire", la quinta traccia, presenta degli ottimi arrangiamenti strumentali e orchestrali (qui il flauto, che in altre canzoni sembra inserito senza reale necessità, diventa elemento portante e centrale, azzeccato e ben pensato), con un'ottima apertura; un vero peccato che le linee vocali (in specie nel ritornello) non siano all'altezza. "The Revenge Of The Shadow" è un momento da dimenticare, un attimo di sconforto dell'infelice pellegrino alla ricerca della strada perduta. La settima canzone, "Beyond", si apre con un bellissimo tema di pianoforte, evocativo e rasserenante. Se fosse stato un breve lento, probabilmente avrebbe risollevato le sorti dell'album; purtroppo, nello stesso momento in cui entrano chitarre e batteria, il brano perde la magica atmosfera con cui si era aperto e la banalità si riprende lo spazio sottrattole. Sulle note di "Holy War", brano più in stile Heavy, il viandante stanco cade sulle ginocchia, preda dello sconforto e della spossatezza; il dubbio rode la sua mente affranta. Parallelamente, l'ascoltatore si trova a dover lottare contro le stesse sensazioni, come Bastiano de 'La Storia Infinita' vive empaticamente le disavventure del guerriero Atreiu. "Midgard", la traccia più lunga, nonostante sia afflitta da quasi tutti i difetti che affliggono i precedenti brani, è più gradevole, grazie a un'introduzione eccellente, un songwriting più equilibrato e una struttura più scorrevole. "Greenleaves", la bonus track, è una reinterpretazione del celebre brano tradizionale. Come procede a questo punto il viaggiatore errante? La notte è ormai calata ed egli, perennemente preda del dubbio e dell'incertezza, vagherà senza criterio, finché le sue energie verranno meno ed egli crollerà tremante e debole al suolo. "Midgard" risulta, nel complesso, un pasticcio incredibile, il passo falso di una band che ha buone potenzialità, ma necessita urgentemente di un buon songwriter.

VOTO: 5/10
-Maglor-



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