Intervista ai Male mISANDRIA

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Mooth - Slow Sun

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Dogmate - Hate

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sabato 5 luglio 2014

THE NIGHTSTALKER - AGAINST THE ANESTHETIST


Il panorama Symphonic e Progressive Black Metal mi sorprende sempre più; dopo aver ascoltato Stefano Gargliarducci con la sua band “Wolfuneral”, oggi ho il piacere e l’onore di scoprire una nuova band dal potenziale decisamente invidiabile. Con questa premessa, colgo l’occasione per presentarvi una nuova one man band, questa volta di scuola Scandinava proveniente da Oslo, ovvero i The Nightstalker fondata da Steve Serpent Fabry e il nuovo full-lenght del progetto, “Against the Anesthetist”, con la partecipazione di Vannick Martin (Sercati) alla batteria. Si parte con un organo liturgico che tramanda forze oscure e angosciose, riff lenti e malinconici accompagnati da un growl in perfetto stile Cradle of Filth, ("Snow falls on Natural City") prosegue col solo organo protagonista e senza alcun’altro strumento, ma il tutto non sembra perdere di emozioni. Con “Strange World” si cambia registro, il brano esordisce con riff di chitarra acustica ed elettrica, ad essi segue un cantato sempre più angosciante che vuole esprimere i propri disagi verso il mondo; la tematica principale, infatti, è la solitudine e la mancanza di adattamento alla realtà circostante. Una chitarra elettrica senza controllo apre “Am I like Him” quella che, se dovessi scegliere, reputerei la miglior traccia dell’album. Le emozioni non calano, anzi, viene rincarata la dose con la batteria di Martin e il nuovo utilizzo dell’organo, le tematiche invece si focalizzano sulla religione e sulla filosofia, sulla presenza e non presenza di Dio. Con “Without News from Father” non cambiano le tematiche del songwriting, mentre a livello strutturale troviamo nuovamente riff di chitarra acustica sovrapposti a nuove sonorità distorte e ad un organo che trova sempre il suo spazio all’interno dell’opera. Proseguiamo con “Sad to see Again”, il copione non subisce variazioni strutturali; in questa traccia spicca il nome tanto acclamato di Lucifero e la solita guerra di religioni, i riff di chitarra distorta e acustica non sembrano comunque annoiare l’ascoltatore neanche a metà lavoro. Sesta traccia “If I have never Felt” esordisce con un buon accompagnamento di chitarra e tastiera, spiccano influenze Melodic Death Metal e la scuola Bathory; qui si trovano riferimenti alla guerra e alla distruzione, sinonimi di un mondo in continuo assedio. “Questions” e “Against the Anesthetist” esprimono un senso di “rassegnazione” dinnanzi ad una realtà sempre più buia e senza vie d’uscita, la parte strumentale non trascura le influenze Melodic Death già viste in precedenza e il tutto risulta essere sempre più efficace per l’ascoltatore. Le tracce finali “An Escape” e “Some Blood in the Snow” cambiano nuovamente di messaggio, troviamo cenni di reazione a questa triste realtà, il fine “eroico” di affrontare la guerra fino alla distruzione di sé stessi; il lavoro strumentale non cambia, ma è pur sempre affascinante, tutto sommato un album che mi è piaciuto. Complimenti alla band e all’etichetta “Neuflex Records” per l’ottima riuscita a livello sonoro del prodotto. Consiglio vivamente l’ascolto!

VOTO: 7/10
-Frost-



mercoledì 9 aprile 2014

GALAKTIK CANCER SQUAD - GHOST LIGHT


Se c’è un album che mi ha sorpreso nel 2013, quello è sicuramente “Ghost Light” dei Galaktik Cancer Squad, una one man band tedesca che ricompare sulla scena dopo 3 album in digitale con la quarta fatica. Come già detto in precedenza, tutto il progetto è in mano ad un solo uomo: Argwohn. Il tipo di musica proposta è molto ambiziosa: si tratta di Melodic Black Metal con forti influenze Post-Rock; due generi che di solito sono del tutto incompatibili, ma il nostro Argwohn è riuscito a creare un armonioso connubio di essi che presenta qualche sprazzo di Death Metal qua e là. Prima di passare alla descrizione delle tracce che più mi hanno colpito è opportuno spendere qualche parola sulla tecnica strumentale del musicista. Ogni singolo strumento, infatti, è suonato egregiamente, presentando una grande varietà compositiva (dovuta soprattutto alle influenze da tanti generi diversi sopraelencati) sia per quanto riguarda i riff e gli assoli di chitarra, che sanno essere malinconici e tristi -ma anche energici e tritaossa come solo il Black Metal più grezzo sa essere-, sia per quanto riguarda la batteria, che spazia dai blast beat ai ritmi più classici, senza mai annoiare l’ascoltatore. Ora viene il momento più difficile: le canzoni. È una delle parti più complicate di questa recensione per il semplice fatto che queste tracce, pur essendo poche (5 in totale), comunicano tutte qualcosa di diverso e unico, passando da ritmiche tipicamente Melodic Death Metal con riff armonizzati in stile Insomnium (come nella seconda traccia “When the Void Whispers my Name”) ad arpeggi sognanti e malinconici (come alla fine di”Ethanol Nebula” e ancora di “When The Void Whispers My Name”), o di nuovo a riff Black Metal come nell’opening “Ethanol Nebula” e in “In Lichterlosen Weiten”. Una delle cose che più ho apprezzato in questo disco è anche la presenza di elementi Post Rock/Shoegaze, che danno quel tocco di tristezza e rassegnazione in più che in questo stile di musica non guasta mai, così come l’arpeggio di pianoforte inserito nella terza track, il quale dà l'impressione della calma prima della tempesta, per poi esplodere in una bufera Black Metal. Ed è questo ciò che veramente stupisce: l’originalità e la varietà di stili che sono perfettamente amalgamati così che i passaggi da arpeggi melodici a riff un po’ più incazzati non risultano mai forzati, ma del tutto naturali. È come se in questo disco la musica rappresentasse il dualismo dell'animo umano, da un lato compassionevole ed emotivo, dall'altro brutale e violento. È raro ormai trovare musicisti in grado di creare da soli dei capolavori di questo calibro e credo proprio che Argwohn sia riuscito a creare qualcosa di innovativo ed originale che riuscirebbe a colpire qualunque amante della musica estrema e non. Detto questo, sono fiero di possedere una copia di questo fantastico disco che continuerà ad accompagnarmi per molto tempo con la sua emotività e la sua ferocia.

VOTO: 8/10
-Lo Strano-



giovedì 16 gennaio 2014

DARK REVENGE - ATLANTIS PRIME






















Dopo il discreto successo ottenuto con “Cult of Assassins”, la band russa Progressive Metal 'Dark Revenge' ci mostra il nuovo EP, “Atlantis Prime”. Beh, che dire, immaginate di essere in un campo di guerra dove le mitragliatrici sono chitarre, la batteria è un carro armato, e le tastiere sono dei Boing AH-64… Bene, con questa metafora voglio presentarvi “Atlantis Prime”, un EP davvero sorprendente: i riff di chitarra che variano fra distorti e altri acustici risultano essere di notevole impatto in tutte le quattro tracce realizzate, seguiti da ottime linee di basso, batteria e tastiera che fanno da contorno ad un growl aggressivo, deciso ed emotivo. Da tenere d’occhio il grande talento dei musicisti in questione, a tratti possiamo udire linee di tastiera degne del miglior Jordan Rudess (Dream Theater) o Michael Pinnella (Symphony X), accompagnate da sontuosi riff di chitarra e batteria. Le quattro tracce realizzate rispecchiano appieno il genere selezionato; la canzone d’apertura intitolata “Insanity of…” è un avanzare di sonorità distorte e di tecnicismi non indifferenti, accompagnati da un buon growl che prende basi dal Melodic Death Metal. In “Catastrophic” si possono udire stacchi di riff distorti e acustici, caratteristici del genere selezionato, ma che danno un’impronta personale ed emotiva all’opera. “Vesuvius” si estende con riff distorti e aggressivi come in “Insanity of…”, ma diminuiscono i virtuosismi e si lascia più spazio ad un growl impetuoso e decisivo per la riuscita del prodotto finale. Il brano finale, l’omonima “Atlantis Prime” sembra essere la somma finale di ciò che si è ascoltato precedentemente, si possono udire riff distorti e acustici seguiti da un sofferente ed emotivo growl e il grande trio batteria-basso-tastiera, che risulta essere sempre rilevante. Infine, non trovo tegole da far notare… Davvero un ottimo lavoro, mi hanno impressionato; sfortunatamente, per voi, vi terremo ancora in osservazione!

VOTO: 7/10
-Frost-




Ascolto: http://www.youtube.com/watch?v=rP_NQ-VlyWA
Facebook: 
http://www.youtube.com/watch?v=rP_NQ-VlyWA

venerdì 13 dicembre 2013

EPIGRAPH - BLURRED SIGHT

Riassunto in tre spaiate parole: scintillante, intrigante e sfavillante; si può così remunerare l’infante demo “Blurred Sight” della band lecchese, gli EpigraphIl genere musicale che ripropongono in maniera solerte è un Melodic Death Metal interpretato al senile stile dei primi At The Gates di "The Red In The Sky Is Ours", ma in prevalenza ai Ceremonial Oath, sopratutto per quanto riguarda il disco "Carpet". Nonostante siano agli inizi della loro adolescenziale carriera, riescono a produrre un allettante demo, che a primo ascolto mi ha celermente sedotto. Le strutture delle canzoni sono ben congegniate e variopinte, con altalenanti spazi rallentati e altri più celeri, non dando mai la sensazione di soporifero e tedio. Le chitarre fanno un egregio lavoro insieme alla batteria, sfogando tutto il loro empito interiore nel tentativo di disarcionare l’ascoltatore; la distorsione delle loro 6 corde si presenta alquanto mordace e salace. La voce di Alessandro Mazzoleni mi ha particolarmente irretito dal suo timbro vocale abietto, di anziana fattura riesumando cantanti di notabile calibro, come Tomas Lindberg e Anders FridénDa prendere in considerazione l'omonima canzone “Blurred Sight”, che dal minuto 5:51 a 6:08 ha un giro di sapore Opethiano, riguardante a “Burden”, dal minuto 5:12 a 6:15 dell’album "Watershed"Insomma, da questo nido è sbocciato un pulcino che, con le varie fasi della sua pubertà, lo rivedremo tra qualche anno finalmente adulto.

VOTO: 7/10
-Francesco LaBrie-



martedì 3 dicembre 2013

STORMHOLD – EYES IN THE EYES




















Quando si parla di Extreme Power Melodic Death Metal subito ci sobbalzano in mente band come Eternal Tears Of Sorrow, Insomnium, Norther, Children Of Bodom e Kalmah, standard dove i Stormhold non rientrano in particolar modo a farne parte, ma solo in angusto rapporto di quello che ripropongono. Il loro genere è molto diversificato e multiforme, alquanto eclettico di influenze musicali, come ho potuto constatare nel loro ultimo “Eyes In The Eyes”, un EP composto da solo 3 frivole canzoni che malauguratamente lasciano il tempo che trovano. La produzione è abbastanza discreta, anche se la chitarra focalizzando quella ritmica si sente in modo sporadico, quasi asfissiata e soppressa dal basso e dai trigger/blast-beat della batteria, con il quale viene accavallata dagli altri strumenti; quando la chitarra solista appare in primo piano, la tastiera anche lei viene prettamente strangolata dalla produzione, gattonando espressivamente sotto tono. Il lavoro delle 6 corde non è niente di inopinato per il loro impatto uditivo, buttano giù riff  di retrogusto amarognolo Death/Thrash con venature melodiche per dolcificare in modo arieggiato il sound. La voce di Alexey Gasakov è la brutta fotocopia della faconda timbrica di Pekka Kokko, vocalist dei Kalmah, con il quale enuncia un growl non particolarmente cavernoso, ma che a tratti si rasserena diventando ulteriormente ronco. Riguardo alle song, hanno un po’ tutte una sembianza di pensiero sull’album “The Black Waltz 2006”. Sulla prima track “Another Day” dal minuto 0:38 a 0:57 si può sentire ciò, anche se per molti è quasi impercettibile riscontrare una somiglianza con altri gruppi, ma nel caso mio posso dirvi -dal mio orecchio- che ricopia “Curse You All Men!” dal minuto 1:16 a 1:23 degli Emperor. Per il resto non trovo niente di distinto, forse qualche fulgore meno sfrondato su “The History Pages”, dove al minuto 4:00 fino al termine, l’intonazione assume caratteri alla Swedish Melodic Death Metal, in prevalenza ai Eternal Lies - Spiritual Deception 2002. Insomma, questi Stormhold non hanno dato un tocco di perequato nella loro set-list, ma ripercorrono la consueta strada già intrapresa tempi or sono da miriadi di gruppi molto prima di loro; il termine atipico non sanno che significhi.

VOTO: 5/10
-Francesco LaBrie-



mercoledì 20 novembre 2013

THORNMENT - FOLLOW YOUR WAR






















I Thornment sono un gruppo italiano Melodic Death Metal nato nel 2010, ma per problemi dovuti a frequenti cambi di formazione solo nel Marzo di quest'anno son riusciti a regalarci un bellissimo EP: "Follow Your War"Il loro lavoro è apprezzabile per tutti gli amanti del Death Metal, riff decisi e accattivanti si
susseguono ad una voce puramente Death; nelle 4 tracce presenti vi troverete tra pezzi aggressivi, assoli decisamente ben composti e pezzi lenti ma che riescono a toccare il cuore. Le tematiche che il gruppo vuole trattare sono molto dirette e introspettive, raccontano le battaglie che ognuno di noi hai dentro di sé e l'ipocrisia delle persone che si nascondo dietro a bugie.
"Vengeance in my Mouth"Un'intro lenta, cupa e orecchiabile introduce questa canzone che ci fa capire il clima generale dell'album, facendo seguire un riff aggressivo e incalzante che ci porta al ritornello tipicamente Melodic Death (il cantante del gruppo si merita un applauso per come ha arrangiato il testo). Canzone strutturata veramente bene, ma non la più bella dell'album.
"The Waves"Il suono delle onde e un urlo ci portano dentro la canzone chiamata “The Waves”, aperto inizialmente da un riff cupo per poi rilassarsi, mentre la batteria incalza sempre più fino al ritornello, e poi di nuovo al riff principale per lasciare spazio al solo.
L'assolo è breve ma c'è cuore, si sente l'anima della band e la dedizione messa per creare l'album, tutti hanno una parte che riesce ad entrarti sottopelle, fantastici.
"As The Ashes Die": La mia preferita dell'EP; classica cattiveria Death Metal da Incantation e i riff “Carcassiani” fanno gasare l'ascoltatore per più di metà canzone, per poi arrivare ad un pezzo lento dove tutto quasi si ferma: il sussurro del cantante ci fa entrare nei suoi pensieri mentre la chitarra riesce a lasciarti a bocca aperta. Una canzone per nulla noiosa, continui cambiamenti di riff riescono a far divertire tutti gli amanti del genere. Complimenti a questi ragazzi, la canzone è ad un livello molto buono, e visto che sono agli inizi penso ne farete di strada.
"Lifeless"Meno melodia e più rabbia tipicamente Deathcoriana saltano subito all'orecchio dopo le prime tre canzoni, un riff aggressivo e molto incalzante fa da padrone. La voce che ancora ci riproduce un growl molto Death si alterna a parti in Gang Shout alla All Shall Perish, cosa che adoro. Peccato per molti aspetti forse un po' trascurati, mancano degli abbellimenti che forse renderebbero la canzone spettacolare. Se questi ragazzi continuano di questo passo molto presto ne sentiremo parlare ancora, un guadagno per la musica e in questo caso per il Melodic Death Metal.

VOTO: 7/10
-Maxwell Murder-



Ascolto: http://www.youtube.com/watch?v=Of6frbqzDAc
Facebook: 
https://www.facebook.com/pages/Thornment/196522230390061?fref=ts
Download: 
http://www.mediafire.com/download/354c5afimhahumw/Thornment+-+Follow+your+War.rar

mercoledì 6 novembre 2013

NEITH - …THEN I






















Sarò sincero: non ho mai progettato mentalmente ciò che sto ascoltando in questo momento. Non che sia una cosa complessa da partorire ideologicamente, anzi, ma non riuscivo a trovare qualcosa che legasse quanto concepito da questa band. Forse ciò che mi impediva di “saper creare” quanto pensato era proprio qualcosa che unisse il tutto: dei passaggi, uno schema, delle strutture; non saprei. Tralasciamo; fatto sta che loro ci sono riuscisti. Ora, provate ad immaginare un mix di riff Heavy Metal e Melodeath (marchio Iron Maiden, Judas Priest ed Amon Amarth), soluzioni tipicamente Viking/Power Metal, parti più lanciate verso il Thrash/Death ed un cantato che spazia abbastanza tra il growl, scream e clean; amalgamate, cuocete (sennò vi viene una roba acerba) ed ottenete “…Then I” dei genovesi Neith. Devo precisare una cosa: l’album parte in quarta, proponendo subito il lato più estremo della proposta, caratterizzato da riff Death Metal pesanti, ritmi veloci e da un buon growl; successivamente la cosa pian piano col passare del disco svanirà, andando a parare più su un mix di Heavy e Melodeath, usando anche voci in clean e accenni di scream. E qui mi soffermerei sul cantano in pulito, visto le personalissime tonalità (e molto varie, c’è da dirlo), che ridendo e scherzando danno un’importante nota Epic/Viking ai brani (vedasi per esempio “Soul Disfigurement”), ma che in più donano molta carica emotiva, per esempio nella finale e dolorosissima “Sleeping Chambers”. Presenti frequentemente le melodie a livello di riffing, spesso e volentieri nei brani finali del disco, perché -come accennato già prima- la violenza e pesantezza viene persa durante l’ascolto del disco; ma in compenso si guadagna tanta preziosa melodia. Pecca un po’ forse la produzione: in certi punti la voce risulta un po’ troppo distaccata rispetto alla base, ed il suono -a mio modesto parere- sarebbe leggermente da migliorare; ma roba da poco. Non mi rimane altro che consigliarvi questo disco; i Neith hanno buonissime potenzialità, speriamo continuino a sfruttarle.

VOTO: 7,5/10
-SADIK-



Ascolto: http://www.reverbnation.com/play_now/18594029?utm_campaign=a_public_songs&utm_medium=facebook&utm_source=page_object_news_item
Facebook: 
https://www.facebook.com/pages/Neith/218993814788965?fref=ts

venerdì 25 ottobre 2013

WAKE ARKANE – THE BLACK SEASON


















Reduce da un devastante live dei Wake Arkane (band spalla dei Death SS, altrettanto fantastici), subito dopo aver comprato il disco, mi appresto a recensire “The Black Season”, album d’esordio della brava band Milanese. Partiamo dal basso: chi di voi conosce Dan Swanö, noto produttore e musicista (Katatonia, Nightingale, Edge of Sanity e Bloodbath)? Spero tutti, perché questo disco è stato proprio mixato dalla Unisound, famoso studio di Swanö, ospite nel brano “The Numb Experience”. Inutile dire che anche questa volta Dan ha svolto un’ottimo lavoro: il suono è pulitissimo e cristallino; un mixaggio e master più che ottimo spesso riesce a dare un tocco di classe al disco, ma qui fa molto di più: il tocco di classe si trasforma in un grandissimo punto di forza, che riesce a donare ad ogni sezione un suono d’alto livello, che arricchisce l’essenza musicale dei nostri musicisti. Spese due parole per la produzione, veniamo alla musica: i Wake Arkane seguono le atmosfere dei Paradise Lost e Moonspell amalgamandole con tratti Progressivi tipici dei migliori Edge of Sanity ed Opeth, servendo tutto questo su un piatto d’argento degno della intensità delle ritmiche di Meshuggah e Tool. Ottimi presupposti per avere un album Melodic/Progressive Death Metal di qualità direi. Il disco segue molto le linee melodiche, alternandole con parti più lanciate e violente, spezzando il tutto con sezioni maggiormente acustiche stile Alice in Chains, donando al prodotto finale molte atmosfere grazie al synth in sottofondo ed emotività. Ma in questo caso il centro delle emozioni non è la base, bensì le bellissime parti in clean che esibisce in quasi ogni ritornello il bravo cantante Helios, detentore di ottime tonalità sia in clean che in scream e growl. Una doppia chitarra veloce, pesante e melodica viene sorretta da una massiccia base creata dalle percussioni, in cui il basso esegue una buonissima prestazione, precisa ed azzeccata. Che dire… Tutto fila liscio perfettamente, dagli assoli ai ritornelli, dal riffing alle atmosfere e via dicendo, offrendo all’ascoltatore un ascolto sì impegnativo, ma anche emotivo, di gran qualità e soddisfacente. Non da meno è il songwriting, anch’esso pieno di emozioni e ben strutturato, seguono apprezzamenti anche per l’interessante copertina, creata interamente dal bravo Seth Siro Anton (Septic Flesh, Paradise Lost, Kamelot e Moonspell). Per concludere “The Black Season” è un lavoro già maturo e soddisfacente degno di essere ascoltato. Saremo in Italia, ma etichette discografiche, dove siete?! Pronti per il successo.

VOTO: 8/10
-SADIK-



Ascolto: http://www.youtube.com/watch?v=jwYdba6QzWI&feature=youtu.be
Facebook: 
https://www.facebook.com/wakearkane

giovedì 3 ottobre 2013

NETHERMOST - ALPHA






















I Nethermost sono una band Melodic Death/Doom Metal, autrice di "Alpha" primo EP di soli quattro brani partorito nel Giugno 2013. Per presentarvelo meglio cominciamo ad analizzare il primo brano, “Phasing Currents”: salta subito all’ orecchio la melodicità delle chitarre, propense ad una serie di melodie contorte, conferendo quella sensazione di melanconia tipica dello Shoegaze. Mentre la batteria risulta incisiva, la voce non viene risaltata quanto dovrebbe: per meglio chiarire l’idea, la timbrica è simile a quella di George Fisher, ma dal suono più cupo. La seguente “The untroubled Kingdom of Reason” si mantiene sullo stesso percorso, sebbene vi sia qualche momento più pacato e meno dinamico. Sempre più varie sono le melodie proposte dalle chitarre: quest’ultime assumono differenti percorsi in “Tower of the Winds”, venendo cosi messe maggiormente in evidenza. Purtroppo fino all’ultima traccia “Dance of the Burning Beast” non vi è un cambiamento significativo; viene seguito lo stesso schema dal primo all’ultimo brano, e chi magari ricerca una dose di originalità potrebbe storcere il naso. Malgrado risulti inizialmente distinguere un brano dall’altro, è un lavoro degno di nota ed interessante.

VOTO: 7/10
-MasterEvil-



Ascolto: http://www.youtube.com/watch?v=k965vQoXFYg
Facebook: 
https://www.facebook.com/nethermostband?fref=ts

mercoledì 4 settembre 2013

SECRETPATH - WANDERER AND THE CHOICE



















Tra le ultime uscite del Metal estremo Italiano (tanto per citare qualcosa, l’ ultimo degli Ade, Unbirth e Voltumna) bisogna aggiungere anche questo bel disco, partorito interamente dai bravi Secretpath, band Melodic Technical Death/Black Metal proveniente da Cosenza. “Wanderer and the Choice” narra del Wanderer, un “vagabondo” che passa -e vive- vari stati psicologici: il tutto viene espresso con un buon linguaggio e attraverso metafore, affrontando spesso tematiche filosofiche e complesse (inutile dire che bisogna impegnarsi per comprendere appieno la storia). Passiamo ora alla parte musicale: questo album ripropone tutti brani dei due vecchi demo e li rivisita, modificandoli quanto basta per trovare in loro un cambiamento evidente (può sembrare ironico, ma i dischi precedenti si chiamano proprio “The Choice” e “Wanderer”). Se si ascoltano le canzoni nei vecchi demo, e subito dopo quelle del nuovo disco, -oltre ad un ottimo miglioramento della produzione- si nota un cambiamento molto marcato: i brani perdono violenza e brutalità a causa di mutamenti nella chitarra (la quale non gode più di quel suono ronzante e perforaorecchie, ma viene messa sullo sfondo) e nel basso (maggiormente influenzato dal Funky/Jazz). E’ normale infatti che durante l’ ascolto alcuni brani possano sembrare fiacchi o stanchi, soprattutto se eravate abituati alle versioni precedenti, come me. La band gode di molti vantaggi: durante tutto il disco viene evidenziato soprattutto il poliformismo vocale del bravo cantante Paolo Ferrante, che alterna guttural cavernosi a scream laceranti, unendoli alla voce pulita ed alla lirica, andando pure su stilistiche di stampo orientale. Successivamente ci aggiungerei la chitarra, dotata di una certa capacità tecnica che riesce ad adattarsi più che bene a tutti i generi proposti… Approposito di generi: si segue sì il Black/Death, ma si vanno anche a creare forti infiltrazioni Progressive e Gothic, ma con la scelta di rendere il tutto più moderno. Credo che questa sia la classica band che o si ama o si odia, sopratutto la personale voce del cantante; non si seguono canoni o dogmi precisi, si prova a sperimentare in maniera moderna e si uniscono più generi contrastanti: ciò può piacere quanto ripudiare l’ ascoltatore. Tra le migliori tracce cito l’ opener “The Path”, la spaventosa “Nunc Sunt Flores”, la seguente e più rabbiosa “Still Darkness of the Abyss” e la più misteriosa “…And so I Return Into the River”, che mi rimanda ai russi Forest Stream. All’ inizio ero un po’ titubante per i vari cambiamenti, infatti ero più verso un voto più basso, ma dopo decine di ascolti fortunatamente ho compreso il disco, e personalmente non trovo voto più giusto di questo. Sono curioso di vedere cosa tireranno fuori in futuro questi giovani ragazzi, sperando ci mettano più atmosfera.

VOTO: 8,5/10
-SADIK-



Ascolto: https://www.youtube.com/watch?v=jUKwfnXcQL0
Facebook: 
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News: 
http://sadikwebzine.blogspot.com/2013/09/secretpath-in-cerca-di-bassista.html