Intervista ai Male mISANDRIA

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Mooth - Slow Sun

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Dogmate - Hate

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lunedì 7 aprile 2014

SQUIETI - IMPRONTE NELLA CENERE


"Impronte nella Cenere" è il primo album degli Squieti, band proveniente dalla Puglia, precisamente da Mola di Bari. Il trio composto da due chitarre/voce e batteria ha preferito non dilungarsi troppo nelle informazioni inviateci sui componenti e le loro esperienze passate, per dare più risalto alla loro essenza attuale ed alla loro musica; cosa molto apprezzata e che farò immantinente anch'io. Il lavoro è composto da 8 episodi che si dispiegano per mezzo di un Post-Core molto gradevole, con una voce presente e quasi sempre urlata che ben si amalgama con le trame sonore che il gruppo crea. S'inizia con "Falesia" e "Fingersi Morti" che cosi', d'emblèe, mi hanno ricordato un pochino i Glassjaw (ovviamente potrei sbagliarmi ma nel genere per me è un complimento). Segue "T.M.P.", strumentale che credo sia la chiave di volta del disco, punto attorno al quale si sviluppa il lavoro di questi ragazzi. A mio avviso è con i restanti brani, ovvero "Terra Bruciata", "B", "Veglia Opaca" e "Stallo alla Messicana" che il gruppo dimostra la propria personalità. Chiude il lavoro l'altra strumentale, "Maledetto", brano per niente inferiore agli altri. In chiusura, dico questo: i ragazzi sono tecnicamente preparati, hanno un songwriting decisamente fruibile e scorrevole, buone idee e la giusta capacità per metterle insieme (nota di merito alla batteria, sempre molto pulita e precisa ed ai testi, brevi ma sentiti ed intensi che -e non è cosa scontata- palesano un'ottima padronanza della lingua italiana). Forse l'unica pecca è un po' la produzione che non fa uscire la giusta massa di suono della band, che secondo me è fatta per essere ascoltata live; ma per un lavoro autoprodotto da una band che suona insieme da poco più di un anno, va anche più che bene. Ci sono tutte le carte in regola per fare meglio, perché questo è senza dubbio un buon inizio.

VOTO: 6/10
-LENA-




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venerdì 21 marzo 2014

YOUR ANGUISH - HEROES & ZORES


Sono sempre stato convintissimo del fatto che Torino sia una grande fucina di gruppi interessanti ed eterogenei e, più in generale, una grandissima risorsa per quella che è considerata la musica alternativa -passatemi il termine- italiana. Ad avallare la mia tesi sono senza dubbio gruppi come i Your Anguish, quintetto del capoluogo piemontese, fautori a mio avviso di un ottimo Death Metal/Metalcore che arriva dritto al sodo, senza estetismi di sorta fini a se stessi! Con questo non voglio dire che la band non sia un granché tecnicamente o che le loro composizioni siano semplici e banali, tutt'altro: credo che dispongano invece di un'ottima tecnica ma che, nonostante questo, non perdano tempo ad autoincensarsi, avendo sempre ben presente la forma canzone (cosa che di questi tempi non è per niente scontata). Questo è sicuramente uno dei punti a loro favore, perché arrivati ad un certo punto va bene tutto, ma a chi frega davvero qualcosa della tecnica, se poi la musica non trasmette alcuna sensazione?Detto questo, passiamo ad "Heroes and Zeroes", concept EP -come definito dalla band stessa- che ha come filo conduttore il contrasto e la dicotomia di base che esiste fra la figura dell'eroe e quella dello "zero", cioè del suo esatto contrappunto. Apre il lavoro "King of Reptiles", ottima dichiarazione d'intenti del gruppo: la furia Metalcore è palese, ed i fraseggi delle chitarre sono davvero incisivi; stupendo il breakdown che si sviluppa attorno al minuto e cinquanta. Nota di merito va a "It was the Beginning of the Flight", testo stupendo e grande capacità interpretativa della band, soprattutto del cantante Marco, bravissimo a far salire il pathos del pezzo. "Heroes", ad appannaggio esclusivo della chitarra, è una stupenda fase di stasi prima di "The Darkest day on Earth", altro grande pezzo che racchiude tutto quello che serve nel genere: interpretazione, climax ascendente, tempi dritti che si alternano ad altri un po' più spezzati ed un testo che credo sia un perfetto spaccato di quello che abbiamo attorno. Si cita Huxley in "Bokanovsky's Process", che si avvale del featuring di Vlad dai Doomsaver. Si parlava di contrappunti prima, per cui arriva "Zeroes", altra stupenda mini-traccia strumentale. Chiude il lavoro "When We were Heroes", che sembra un po' un rimando alla prima traccia, o almeno questa è l'impressione che dà a me. I Your Anguish non saranno certo originalissimi, ma credo abbiano davvero talento da vendere: "Heroes and Zeroes" è un lavoro equilibrato, che scorre bene e non ha fasi calanti; pensato bene, suonato meglio! Probabilmente, l'annetto di pausa non ha fatto male ai ragazzi. Complimenti!

VOTO: 7/10
-LENA-



venerdì 14 marzo 2014

ANYMORE - HEARTBEAT


"Metal is dead", sentenziano gli Anymore, band bergamasca attiva dal 2010. Ed in un certo senso è vero, soprattutto quello "brutto, sporco e cattivo" (passatemi la citazione) che tanti proseliti ha fatto e continua a fare nel corso degli anni. I ragazzi non appartengono a questa scuola di pensiero: produzione chiara e pulita, qualche aiuto "elettronico" qua e là che non guasta ma che alla lunga può risultare ridondante, e tutto quello che serve per essere ascritti a questa branca della musica estrema che da un po' di tempo imperversa bellamente dovunque le nostre trombe d'Eustachio riescano ad arrivare. Non vorrei sembrare troppo critico, per cui mi spiego meglio: gli Anymore sono bravi davvero e hanno talento da vendere, ma purtroppo si sta parlando di qualcosa che ormai satura il mercato, se mai ce ne fosse ancora uno. Voglio dire, questi tempi spezzati e "rimbalzanti" (neologismo?) sono belli, sì, ma alla fine stancano e danno la sensazione di qualcosa di estremamente già sentito e risentito. Ascoltando i primi 3 pezzi ("Metal is Dead", "Downfall" e "Fucking Lies"),  a prima impressione, ho subito pensato ai B.M.T.H., Tasters e Betraying the Martyrs. Il che non è male, figurarsi, però... Ho detto i primi 3 poiché da "Game Over" in poi, a mio modesto parere, esce fuori molto di più la personalità dei ragazzi: tempi a cui sopra se ne alternano altri più dritti e tirati, qualche accenno di blast beat e, soprattutto, risalta maggiormente la voce di Michele, padrone di un growl e di una capacità vocale di tutto rispetto, che (e questo è sicuramente un punto a favore dei nostri, che li distanzia da gran parte dei gruppi che propongono questo genere) non scade mai in quelle stupide melodie melense e scontate buone per ragazzini di 14 anni. Chiude il lavoro "Endless...", pezzo davvero stupendo e con un ritornello molto "catchy". Insomma, "Heartbeat" magari non cambierà la mia vita, ma non è niente male! Spero di vederli dal vivo.

VOTO: 6,5/10
-LENA-



sabato 22 febbraio 2014

GODLESS ENTHROPIA - DYSTOPIAN METAPHORS


Ragazzi, non ci siamo. Chiariamoci fin da subito: non voglio ripararmi dietro a presunte chiusure mentali, ma se si sfornano dischetti da autogrill, conditi delle peggiori soluzioni stilistiche (trite e ritrite tra l'altro) non ci si può aspettare niente di positivo! Non sono cattivo, sono solo crudamente realista, perché se uno si categorizza nel Death Metal... Death Metal deve suonare. So benissimo quello che dico, e so benissimo che il Death è uno dei generi più aperti dal punto di vista sonoro; ma qui no, qui non significa essere particolari, innovativi... Qui si parla di riff di una bassezza infima pompati al massimo (Ah... Quanto vorrei vedere molti di questi gruppi se il digitale sparisse...), intrecciati a parti pesantemente tecniche, che con il Death Metal non hanno niente e che fare. Intendiamoci, non sto buttando nel cesso quest'album, ma non si può spacciare qualcosa per quello che non è! L’agghiacciante monotonia della voce è forse l’elemento che caratterizza più marcatamente, in peggio, tutto il lavoro. Dopo il primo brano, ogni nota spalanca le porte del dejà-vu più disarmante; non si riesce a trovare, per tutta la durata dell'album, un qualcosa che, pur lontanamente, ricordasse il Death Metal... Anche quello "stravagante" che dicono di suonare (vabbeh, non tocchiamo questo tasto perché è assolutamente extra-musicale). Ok, basta così, perchè non ho altro da scrivere. Ultima precisazione: non se ne può davvero più del proliferare incontrollato di band dedite al più scialbo e innocuo Metalcore/Deathcore (si, perché è questo quello che suonano, non Death Metal) sta diventando un fenomeno davvero preoccupante. Vadano le poche, anzi pochissime, formazioni che hanno ancora qualcosa da dire, ma qui si sta raschiando il fondo. Perché non essere sinceri nel genere che si suona e non "etichettarsi" in un altro genere? Si risparmierebbero brutte figure. Come questa. Chi cerca del sano Death Metal (in qualsiasi delle sue mille sfumature), giri lontano da quest'album.

VOTO: 4/10
-Death Vibrion-



martedì 7 gennaio 2014

DISMAL FAITH - MORPH






















Oggi parliamo del primo album di un gruppo Italiano, precisamente "Morph" dei DismalFaithQuello che la band propone è un miscuglio abbastanza indefinito di vari generi del Metal, di conseguenza cercare di definire questo lavoro con un solo termine sarebbe riduttivo. Fatta questa premessa, possiamo passare come al solito ad una carrellata di vari difetti e pregi di questo disco. Appunto perché è un mix di molti generi può piacere a molti di voi, e dal punto di vista di un ascoltatore di Nu, Industrial e Deathcore quale sono, posso dire che mi ha intrattenuto per tutta la sua durata, dalle parti violente e cadenzate quanto serve ai passaggi classici di alcuni generi sopra citati. La voce è invece l'antitesi di quello che ho appena descritto, in quanto risulta sempre potente e graffiante, come se la base strumentale fosse sempre incavolata. Ciò rende il tutto un po' monotono da questo punto di vista, ma si può dire che si nota poco, grazie alla variabilità della parte strumentale, che risulta -come già detto- veramente soddisfacente. Questa differenza si nota molto in tracce come "Skizotypal" e "Just a Bitch", che seguono ritmiche e generi totalmente diversi fra loro. Per concludere, l'elogio che posso fare al gruppo è di aver costruito un album vario, che piacerà a molte persone, grazie al polimorfismo dei generi musicali. Il voto viene leggermente (sapete che non interessa più di tanto a uno come me) dalla produzione, che in certi punti risulta abbastanza incomprensibile; ciò nonostante nel complesso tutto l'album è più che sufficiente. Un buon inizio!

VOTO: 7/10
-K0R3- 




Ascolto: http://www.youtube.com/watch?v=9YMM_wP0huM
Facebook: 
https://www.facebook.com/DismalFaith?fref=ts

mercoledì 20 novembre 2013

THORNMENT - FOLLOW YOUR WAR






















I Thornment sono un gruppo italiano Melodic Death Metal nato nel 2010, ma per problemi dovuti a frequenti cambi di formazione solo nel Marzo di quest'anno son riusciti a regalarci un bellissimo EP: "Follow Your War"Il loro lavoro è apprezzabile per tutti gli amanti del Death Metal, riff decisi e accattivanti si
susseguono ad una voce puramente Death; nelle 4 tracce presenti vi troverete tra pezzi aggressivi, assoli decisamente ben composti e pezzi lenti ma che riescono a toccare il cuore. Le tematiche che il gruppo vuole trattare sono molto dirette e introspettive, raccontano le battaglie che ognuno di noi hai dentro di sé e l'ipocrisia delle persone che si nascondo dietro a bugie.
"Vengeance in my Mouth"Un'intro lenta, cupa e orecchiabile introduce questa canzone che ci fa capire il clima generale dell'album, facendo seguire un riff aggressivo e incalzante che ci porta al ritornello tipicamente Melodic Death (il cantante del gruppo si merita un applauso per come ha arrangiato il testo). Canzone strutturata veramente bene, ma non la più bella dell'album.
"The Waves"Il suono delle onde e un urlo ci portano dentro la canzone chiamata “The Waves”, aperto inizialmente da un riff cupo per poi rilassarsi, mentre la batteria incalza sempre più fino al ritornello, e poi di nuovo al riff principale per lasciare spazio al solo.
L'assolo è breve ma c'è cuore, si sente l'anima della band e la dedizione messa per creare l'album, tutti hanno una parte che riesce ad entrarti sottopelle, fantastici.
"As The Ashes Die": La mia preferita dell'EP; classica cattiveria Death Metal da Incantation e i riff “Carcassiani” fanno gasare l'ascoltatore per più di metà canzone, per poi arrivare ad un pezzo lento dove tutto quasi si ferma: il sussurro del cantante ci fa entrare nei suoi pensieri mentre la chitarra riesce a lasciarti a bocca aperta. Una canzone per nulla noiosa, continui cambiamenti di riff riescono a far divertire tutti gli amanti del genere. Complimenti a questi ragazzi, la canzone è ad un livello molto buono, e visto che sono agli inizi penso ne farete di strada.
"Lifeless"Meno melodia e più rabbia tipicamente Deathcoriana saltano subito all'orecchio dopo le prime tre canzoni, un riff aggressivo e molto incalzante fa da padrone. La voce che ancora ci riproduce un growl molto Death si alterna a parti in Gang Shout alla All Shall Perish, cosa che adoro. Peccato per molti aspetti forse un po' trascurati, mancano degli abbellimenti che forse renderebbero la canzone spettacolare. Se questi ragazzi continuano di questo passo molto presto ne sentiremo parlare ancora, un guadagno per la musica e in questo caso per il Melodic Death Metal.

VOTO: 7/10
-Maxwell Murder-



Ascolto: http://www.youtube.com/watch?v=Of6frbqzDAc
Facebook: 
https://www.facebook.com/pages/Thornment/196522230390061?fref=ts
Download: 
http://www.mediafire.com/download/354c5afimhahumw/Thornment+-+Follow+your+War.rar

venerdì 27 settembre 2013

ELEMENT OF CHAOS - UTOPIA






















Dalla capitale ecco a voi gli Element of Chaos, giovane band al disco d'esordio che si diverte a inserire le influenze più disparate in una formula che potremmo definire "-core". Prog, Elettronica, momenti Crossover anni '90, growl e clean vocals. Potremmo continuare così, ma preferiamo dirvi che la volontà della band è proprio quella di incasinarvi le idee il più possibile creando qualcosa di fortemente sperimentale. Da questo punto di vista non si può che lodare lo sforzo dei ragazzi di andare oltre. Il problema come sempre in questi casi sta nell'assimilare le varie influenze creando un piatto "omogeneo", senza cucinare un minestrone informe e difficile da digerire. In questo senso gli Element of Chaos riescono solo a metà. La perseveranza e la maturità sono la chiave della crescita e le difficoltà agli esordi sono certamente numerose. "Utopia" resta comunque piacevole e siamo convinti che col tempo i ragazzi troveranno una maggiore fluidità, convogliando gli sforzi in una direzione più univoca. Le doti tecniche non mancano e vengono ottimamente espresse in pezzi come "Oz" (uno strumentale di ottima fattura che rivela il lato più progressive e folle della band), e non meno nei brani più "dritti" (termine un po' esagerato nel loro caso), come ad esempio "The Butterfly Effect""Our Grace" è un ottimo esempio di come la band cerchi di incorporare gli elementi più Metal e "-core" con strutture intricate e continui cambi. Il risultato è buono ma come detto in precedenza non sempre focalizzato, spezzando un po' troppo il flusso. La produzione rimane un punto incerto: i suoni non sono brutti e la chiarezza degli strumenti c'è, però il risultato non sembra calzare propriamente nel contesto. Le parti più Heavy risultano un po' sgonfie e in generale il risultato suona un po' troppo datato, non convincendo appieno. Una certezza è invece l'artwork, di ottima fattura, originale e molto curato, piacevole sorpresa vista l'autoproduzione dell'album. Gli Element of Chaos sono una nuova promessa dell'Underground italiano e remano contro alla tendenza prettamente italiana all'esterofilia e all'omologazione a tutti i costi. Siamo convinti che con questo "Utopia" gli Element of Chaos sapranno farsi notare dagli addetti ai lavori e al pubblico. Dategli una chance! 

VOTO: 6,5/10
-BERTUZZ-



Ascolto: http://www.youtube.com/watch?v=w5O5L0nfPNg
Facebook: 
https://www.facebook.com/elementofchaos

lunedì 16 settembre 2013

THE UNRIPES - THIS IS NOT AMERICA






















I The Unripes... Mh... E’ una coincidenza che li conoscessi già? Secondo il buon vecchio Voyager no, ma pensandoci meglio mi furono stati presentati come “una delle nuove realtà più promettenti del genere”; e devo dire che non posso dar torto al suggeritore. La formazione Sleaze Metal modenese trova nel 2012 il contratto con la nostra partner Street Symphonies Records, grazie alla quale viene pubblicato il disco d’ esordio “This is not America”. L’ album risulta un mix di aggressività, energia, melodia e potenza: laddove lo Sleaze/Glam produce le più grosse e pessime commercialate, i The Unripes lo uniscono all’ Hard Rock e all’ Heavy Metal; rendendolo veloce, potente e degno di un buon groove. Ciò non significa che non siano presenti contaminazioni; anzi, ce ne sono molte: dagli Hardcore Superstar agli Avenged Sevenfold, dai Lordi ai Motley Crue, dai Black Label Society agli Steel Panther e via dicendo. E’ difficile non essere travolti dal potente sound, dai corposi riff e dall’ energia che il disco sprigiona, servita su un piatto d’ argento da muri sonori ed intense melodie. Ogni brani presente nel disco cerca di mettere in risalto una precisa sfaccettatura della band, cito i migliori: “Reload” apre con una ritmica pesante, veloce e trascinante; si passa poi per ballad ben riuscite quale “You are the One” e per una stilistica più ‘80iana con “My Muse is called Rock ‘n’ Roll”. Da notare anche “Damned Electric” e la ben eseguita cover di “Scream if You wanna Go Faster” di Geri Halliwell. In conclusione “This is not America” rimane una delle migliori uscite Sleaze non solo a livello italiano, ma anche mondiale! Non deluderà sicuramente i vecchi appassionati del genere, nonostante quel pizzico di moderno.

VOTO: 8/10
-SADIK-



Ascolto: http://www.youtube.com/watch?v=yxLnQrilAF4
Facebook: 
https://www.facebook.com/theunripes

venerdì 13 settembre 2013

WITH ALL THE RAGE - YESTERDAY... NOW... TOMORROW... EVER






















I With All the Rage sono una giovane band siciliana attiva dal 2010. Oggi ci ritroviamo a recensire il loro primo EP "Yesterday…Now…Tomorrow…Ever…" uscito nel 2012 per l'italiana SG RecordsI ragazzi sono dediti a un Thrash Metal moderno di chiara matrice americana con qualche influenza -core a rinforzare ulteriormente la proposta. L' EP si apre con "With All the Rage", un brano molto diretto di pura scuola USA. L' influenza dei maestri (i vari Lamb of God, Chimaira etc.) si fa sentire, ma d'altro canto in un genere così inflazionato e definito stilisticamente sarebbe molto difficile inventare qualcosa di realmente innovativo. In ogni caso la band suona sporca e cattiva come è giusto che sia e il risultato convince pur senza esaltare. "Cemetery Park Revisited" procede sulle coordinate precedenti mentre con "A good Day to Die" la band pare dichiarare il loro amore per i Pantera con un finale in crescendo che invece rivela un lato più personale (che è davvero una sorpresa gradita). La seguente "Plug in Your Ass" è un mid tempo roccioso e si fa apprezzare per un guitar-works di pregevole fattura. I brani scorrono ma lo spettro del già sentito aleggia pericolosamente e in generale la band convince fino in fondo solo quando ricerca soluzioni più personali e varie come in "Inside", probabilmente il pezzo più riuscito del disco. Battere sul loro campo i mostri d'oltreoceano è una missione disperata per le band nostrane, ci resta trovare una via differente per fare il salto di qualità. Questo è il mio consiglio. In ogni caso, i fan del genere apprezzeranno la genuinità di questo "Yesterday…Now…Tomorrow…Ever…"

VOTO: 6/10
-BERTUZZ-



Ascolto: http://www.youtube.com/watch?v=d5skGCy6uZs
Facebook: 
https://www.facebook.com/With.all.the.Rage?fref=ts

venerdì 6 settembre 2013

MOTHERKISSERS - LOST IN A PARADOX






















Nati nel 2011, i provocatori Motherkissers  raggiungono la loro prima fatica solo alla fine dell’ anno seguente, grazie a “Lost in a Paradox”, breve EP dalle sonorità concise. La band propone un Alternative/Nu Metal/Hardcore abbastanza recente: troviamo una stilistica molto simile a quella degli inglesi Earthtone9, abbastanza influenzata da band come Deftones, Faith No More e gli ultimi Mudvayne; bisogna notare però le forti infiltrazioni melodiche, che rendono la proposta di chiaro stampo Italiano. Il disco si struttura solamente in quattro brani: apre “Catharsis”, canzone dal forte tiro e molto movimentata, ma che sa arrivare anche a spunti melodici; segue “Among the Ruins”, traccia dai tratti già più melodici rispetto alla precedente, ma che riesce ad essere lo stesso aggressiva. Come terzo brano troviamo “Steadfast”: chiaramente il brano dal carattere più Italiano, data anche la presenza quasi totale della voce pulita (che sia chiaro, per me la voce pulita non è sinonimo di Italiano; qui è proprio il timbro del cantante, l’ accento e la pronuncia). Chiude l’ omonima “Lost in a Paradox”: nonostante la canzone mi rimandi agli emergenti The Big Crunch, è sempre presente il tocco personale dei Motherkissers, con aggiunta di pause e crescendo. Sicuramente un EP che promette bene: se la band maturerà ancora se ne vedranno delle belle; progetto da tenere sott’ occhio…

VOTO: 6,5/10
-SADIK-



Ascolto: https://www.youtube.com/watch?v=ykIv5qC6_qo
Facebook: 
https://www.facebook.com/motherkissers?fref=ts

giovedì 5 settembre 2013

T-MULE - AS IT IS






















Nella mia esperienza mi è capitato di sentirne di tutti i colori… Talvolta si incontrano dischi che possiedono singoli posti in apertura di una potenza inaudita, che poi vanno a perdersi in un piattume disarmante nelle tracce seguenti. Altre volte invece si incontrano album che invece "crescono"… E in questa categoria inserirei proprio "As it is", primo full-length degli italiani T-Mule dediti a un Thrash/-Core davvero ricco di influenze. "How to Cook a Goat", il brano d'apertura del disco, ci lascia un po' di dubbi… In se per se le singole parti del brano funzionano ma le eccessive ripetizioni e la struttura ci lasciano un po' annoiati. Ciò che convince subito invece è la produzione… Pulita e potente, di pura scuola americana. "Deepthroat" possiede maggior dinamismo, pur rimanendo ingabbiata in un mid tempo che alla lunga stanca. Ecco da qui in avanti sentiamo cambiare qualcosa… I pezzi iniziano a girare, maggior dinamismo, soluzioni più varie ed efficaci. "Chaos" ci ricorda i micidiali Superjoint Ritual e risulta davvero piacevole. Da sottolineare l'ottimo lavoro svolto dal bassista Baga, con soluzioni davvero sopra la media! La seguente "Mush (Fuck You and Die)" prosegue sulla strada giusta con un chorus di potenza inaudita… Pure Anselmo style! "Jack the Ripper" con i suoi cambi di tempo e variazioni a sorpresa si rivela essere uno dei pezzi più azzeccati del disco, assieme a "G.A.I.A. (Go and Invoke Ambitions)". Quest' ultimo contiene una sezione di chiara matrice Prog, ottimamente contestualizzata, che davvero ci da l' impressione che sia questa la strada giusta da seguire. I ragazzi sanno suonare alla grande, le idee ci sono e in grado di distinguere la loro proposta dalla massa, in più se teniamo conto del fatto che è un autoproduzione…Bravi!

VOTO: 6,5/10
-BERTUZZ-



Ascolto: https://www.youtube.com/watch?v=BFRtH8woVzA
Facebook: 
https://www.facebook.com/pages/T-Mule/52869475449

sabato 17 agosto 2013

UNDERWELL - PLAN YOUR REBIRTH






















Al giorno d’oggi diverse band tentano di affermarsi sulla scena underground per poi acquisire una certa fama, anche se purtroppo ciò richiede un notevole impegno. Proprio in Italia, più precisamente a Pavia, una band di nome Underwell si cimenta nella realizzazione di un album dalle influenze Post-Hardcore. In sole dieci tracce viene dimostrata la capacità di saper comporre brani alquanto validi che meritano certamente diversi ascolti per poi essere apprezzati a fondo. La prima traccia “The Deception” si rivela un ottimo biglietto di presentazione: potenza all’ennesimo grado, diverse variazioni di ritmo e un’ottima prestazione vocale (che diviene più chiara nel ritornello) vi travolgeranno in pochi secondi, prima che il brano diventi sempre più lento, senza lasciarvi scampo. Sin dall’inizio la seconda traccia “Head will die” si dimostra coinvolgente e dinamica: l’alternanza tra diverse tecniche vocali rende il brano più piacevole e melodico anche nei tratti dove il ritmo viene notevolmente rallentato. Il brano non segue uno schema preciso, ed è proprio per i diversi cambiamenti che si rivela davvero originale. La furia devastante di “World of Pain” è pronta a travolgervi in men che non si dica, ma non aspettatevi un brano omogeneo e schematico: ad un certo punto, infatti, la melodia avrà maggior spazio grazie ad un timbro vocale più nitido e un assolo ben realizzato. Decisamente uno dei brani meglio riusciti. Non meno importante si rivela “A Shadow of the Night”, caratterizzata da una batteria martellante e in alcuni tratti da un’atmosfera malinconica; è anche presente un assolo, seppur breve ,che si adatta perfettamente alla canzone, rendendola un esperimento ben riuscito. Dimenticate ora quanto avete sentito precedentemente, perché la seguente “Sick Youth” comincia con un’atmosfera pacata e melodica che sfuria in seguito con una potenza devastante e improvvisa. I tratti in cui è presente anche la seconda voce potevano essere maggiormente rifiniti, ma nel complesso è una traccia che si fa apprezzare. Eccoci arrivati a metà percorso: riuscirà l’album a mostrarci altra musica di qualità? La risposta è sì! Alquanto malinconico è il brano “Bye Bye Black Bird”, che richiede diversi ascolti per essere compreso a fondo, ma la band si riprende con la seguente “Clean Cute Skin”. Il risultato è ottimo, decisamente tra le traccie meglio realizzate, grazie soprattutto agli ottimi riff di chitarra che contribuiscono a rendere una maggiore potenza. Brevi momenti di tranquillità ci verranno concessi soltanto dall’ interessante “The Healing”, che acquisisce una maggiore potenza e dinamicità nel ritornello, pur prevalendo un’atmosfera cupa. L’album si conclude in bellezza con “Round 3” e “The God Anxiety”, che si mantengono negli schemi già delineati. Si tratta di un ottimo lavoro che meriterebbe una maggiore attenzione da parte degli ascoltatori, perché una perla del genere come questa non può passare inosservata. Qui si sfiora la perfezione.

-MasterEvil-
VOTO: 9/10


Ascolto: https://www.youtube.com/watch?v=ilAvZtzgtaQ
Facebook: 
https://www.facebook.com/underwell?fref=ts