Intervista ai Male mISANDRIA

Clicca e leggi l'intervista.

Mooth - Slow Sun

Clicca e leggi la recensione

Dogmate - Hate

Clicca e leggi la recensione

Visualizzazione post con etichetta Death Metal. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Death Metal. Mostra tutti i post

giovedì 3 luglio 2014

BARBARIC WAR TERROR - NEITHER THE ASH WILL REMAIN OF THEM


Barbaric War Terror rappresenta il parto di un'unica mente, Evocator of Claustrophobic Essences, deus ex machina di questo progetto. Partiamo subito dal titolo: "Neither the Ash will remain of Them" è, in assoluto, una delle frasi più belle e potenti che, a mio avviso, siano mai state usate come titolo per un album o una demo! E' una chiarissima dichiarazione d'intenti che pochissimo spazio lascia all'immaginazione; cosi' come i testi, che sono davvero intrisi di quel particolarissimo tipo d'odio sentito, in un certo senso sofisticato ed assolutamente non gratuito, capace di rallegrare le giornate di chicchessia: applausi a scena aperta! Questi sono, secondo me, i punti a favore di questo lavoro; ora, ahimè, mi tocca concentrarmi sulle note dolenti: premesso che sono fermamente convinto del fatto che, nella musica come nella vita, sia l'attitudine con con cui ti approcci alle cose che fa la differenza, devo ammettere che trovo questa demo un grosso punto interrogativo. Mi spiego meglio: non appena ho ascoltato le prime note, mi è subito "apparso" in mente "Pure fucking Armageddon" dei Mayhem; ora, questo potrà sembrare un complimento, e sicuramente lo sarà, per gli amanti del genere, ma per me è qualcosa che non ha più ragion d'essere, anzi, a dirla tutta, non l'ha mai avuta! Capisco registrare qualcosa live, ma voler uscire dalle casse in questo modo, con un suono ridotto all'osso, è qualcosa che mi lascia l'amaro in bocca! Parlavo di attitudine prima, perché questa è l'unica cosa che mi è arrivata istantaneamente, per il resto, tabula rasa. Peccato, perché credo che le idee ci siano tutte e, da quel poco che ho inteso, la voce potrebbe davvero giocare un ruolo importante in questo progetto; ci vorrebbero solo dei volumi leggermente (eufemismo) più alti, di modo che i passaggi risultino comprensibili perché cosi', sfortunatamente, è tutto troppo incomprensibile. E' davvero un peccato: con intuizioni del genere, dovrebbero venire giù le case!

VOTO: 3,5/10
-LENA-



sabato 12 aprile 2014

MOSVORD - DEATHLAND


Citazionismo, fedeltà agli anni '80 e semplicità fanno da padrone in “Deathland”, EP di debutto degli italiani Mosvord, il che sembra già rendere la proposta assai meritevole di un po' d'attenzione. Mi spiace però affermare fin da subito come questa ricetta non riesca a funzionare fin dal primo ascolto del pattern, il quale risulta da subito un insieme di riff Death/ Thrash e assoli classici sì ben congeniati ma già sentiti fino allo sfinimento in moltissimi altri gruppi (anni '80 e non). Le canzoni sembrano inoltre strutturate nella stessa identica maniera (ad eccezione dell'intro) e nessuna riesce a distinguersi di più rispetto alle altre, finendo per sembrare di ascoltare più e più volte lo stesso pezzo. Peccato, anche perché in un paio di spunti (come ad esempio il ritornello della title track) si sente comunque il talento e il potenziale del gruppo, ma sembra che comunque abbia optato la strada del citazionismo puro piuttosto che tentare veramente di distinguersi dalla massa di altri gruppi similari. Discreta la performance vocale, a metà tra il Thrash mischiato allo stile di Jeff Walker dei Carcass, e pregevole quella dei musicisti in generale, anche se lo stile del gruppo sembra poco propenso ai virtuosismi. Un vero peccato...

VOTO: 5/10
-ULTHAR-



Ascolto 

giovedì 10 aprile 2014

SOCIAL EPITAPH - FLAG OF LIES


Tre tracce... Tre calci nel di-dietro da parte di questi quattro ragazzi che vivono immersi nella "vecchia scuola". Caspita, direte: "sempre questa vecchia scuola... Sempre questi riff, sempre queste voci, senza mai rivolgere uno sguardo al futuro..."... Sì avete capito bene, perché non si può non amare tutto ciò che trasuda Megadeth, Kreator e Death da tutti i pori! Non si possono non amare questi ragazzi che nel 2014 riescono a tirar fuori un lavoro del genere (anche se si parla sempre di una demo). Non si può amare chi ci delizia con un'ibrido Thrash/Death che puzza di zolfo Black! Strutture ben articolate ma che non risultano stucchevoli formano i tre brani di questa demo, tutti avvolti e resi ancor più aggressivi dalla voce gutturale (che da quel tocco Death a tutto) di Tobia De Siati, azzeccatissima come non mai in ogni song! Le due asce impreziosiscono tutto con lunghe partiture soliste e con "semplici" riff che fanno si che le song rimangano presto impresse nella mente dell'ascoltatore. Anche se solo formato da tre brani, questo dischetto è variegato nel sound portato avanti dalla band. Si parte con il Thrash di "Flag of Lies" per poi passare alla strumentale "Spiritual Death of Humanity", dove veramente si sente di che pasta sono fatti i nostri. Il terzo e ultimo brano proposto è quello che lascia un po' dubbiosi sul lavoro del drummer Amedeo Racanati: per carità, di tutto rispetto, ma in alcune soluzioni poco incisivo (nel caso del terzo brano tutto questo viene messo in risalto anche dalla durata della traccia e dai riff di chitarra non esattamente ispirati). Tirando le somme? Una band molto più che promettente, un buon lavoro nelle mani e sicuramente tanta voglia di migliorare e di rendere la propria proposta più tirata e aggressiva; perché si sa... Chi ascolta certa roba ha bisogno di più violenza possibile! Aspettando il full-length... In bocca al lupo ragazzi!

VOTO: 7/10
-Death Vibrion-



mercoledì 9 aprile 2014

GALAKTIK CANCER SQUAD - GHOST LIGHT


Se c’è un album che mi ha sorpreso nel 2013, quello è sicuramente “Ghost Light” dei Galaktik Cancer Squad, una one man band tedesca che ricompare sulla scena dopo 3 album in digitale con la quarta fatica. Come già detto in precedenza, tutto il progetto è in mano ad un solo uomo: Argwohn. Il tipo di musica proposta è molto ambiziosa: si tratta di Melodic Black Metal con forti influenze Post-Rock; due generi che di solito sono del tutto incompatibili, ma il nostro Argwohn è riuscito a creare un armonioso connubio di essi che presenta qualche sprazzo di Death Metal qua e là. Prima di passare alla descrizione delle tracce che più mi hanno colpito è opportuno spendere qualche parola sulla tecnica strumentale del musicista. Ogni singolo strumento, infatti, è suonato egregiamente, presentando una grande varietà compositiva (dovuta soprattutto alle influenze da tanti generi diversi sopraelencati) sia per quanto riguarda i riff e gli assoli di chitarra, che sanno essere malinconici e tristi -ma anche energici e tritaossa come solo il Black Metal più grezzo sa essere-, sia per quanto riguarda la batteria, che spazia dai blast beat ai ritmi più classici, senza mai annoiare l’ascoltatore. Ora viene il momento più difficile: le canzoni. È una delle parti più complicate di questa recensione per il semplice fatto che queste tracce, pur essendo poche (5 in totale), comunicano tutte qualcosa di diverso e unico, passando da ritmiche tipicamente Melodic Death Metal con riff armonizzati in stile Insomnium (come nella seconda traccia “When the Void Whispers my Name”) ad arpeggi sognanti e malinconici (come alla fine di”Ethanol Nebula” e ancora di “When The Void Whispers My Name”), o di nuovo a riff Black Metal come nell’opening “Ethanol Nebula” e in “In Lichterlosen Weiten”. Una delle cose che più ho apprezzato in questo disco è anche la presenza di elementi Post Rock/Shoegaze, che danno quel tocco di tristezza e rassegnazione in più che in questo stile di musica non guasta mai, così come l’arpeggio di pianoforte inserito nella terza track, il quale dà l'impressione della calma prima della tempesta, per poi esplodere in una bufera Black Metal. Ed è questo ciò che veramente stupisce: l’originalità e la varietà di stili che sono perfettamente amalgamati così che i passaggi da arpeggi melodici a riff un po’ più incazzati non risultano mai forzati, ma del tutto naturali. È come se in questo disco la musica rappresentasse il dualismo dell'animo umano, da un lato compassionevole ed emotivo, dall'altro brutale e violento. È raro ormai trovare musicisti in grado di creare da soli dei capolavori di questo calibro e credo proprio che Argwohn sia riuscito a creare qualcosa di innovativo ed originale che riuscirebbe a colpire qualunque amante della musica estrema e non. Detto questo, sono fiero di possedere una copia di questo fantastico disco che continuerà ad accompagnarmi per molto tempo con la sua emotività e la sua ferocia.

VOTO: 8/10
-Lo Strano-



martedì 1 aprile 2014

BLACKAGE - SACRIFICELINE


Machine Head, Pantera e Trivium. Sono questi i tre capisaldi della giovane band originaria di Chiari, che si affaccia al pubblico con il suo debut album autoprodotto "Sacrificeline". Sicuramente gli ortodossi del Thrash Metal storceranno un po' il naso, non sentendo schizzargli durante l'ascolto del CD il sudore perso della band in sala di registrazione, ma... Vistose luci e altrettanto vistose ombre tuttavia qui c'è qualcosa in più, che sicuramente andrà a coprire (almeno in parte) le lacune lasciate dall'assenza degli anni '80 sui solchi del CD. Il sound proposto è Thrash influenzato da Death Metal e qualche chitarrona "Heavy"; ma quello che non va è proprio questo mix di generi. Mi spiego meglio: il mix sarebbe un qualcosa di esplosivo se la band fosse sicura della strada intrapresa... Sembra che in molti casi navighino nella nebbia dei riff che propongono, come se anche loro stessi non siano soddisfatti al 100% di alcune soluzioni. Per carità... Non vorrei buttare a terra un lavoro di tutto rispetto, ma sono più che convinto che la band ha ancora da limare alcune situazioni prima di riuscir a buttare nel mercato un CD scapoccione dall'inizio alla fine. “United 93” è proprio il prototipo di struttura che renderebbe più fluibile e "aggressivo" il disco, dove si può effettivamente sentire una compattezza d’insieme unita a parti lente più incisive, tutto costellato da assoli convincenti. Ma... Cosa rimane alla fine dell'ascolto? Restano alcune canzoni ben fatte, che sicuramente non fanno storcere il naso, una certa tendenza a trovar soluzioni più articolate, che però non risultano amalgamate e ben inserite nelle strutture delle songs... In poche parole: tante idee ottime, affiancate purtroppo a molte idee che definirei "acerbe", più che non del tutto riuscite. Ciò che serve alla band è quello di trovare un'unica via musicale, e di perpretrare quella, così da avere un prodotto più omogeneo che renda il tutto più compatto e devastante, magari soffermandosi anche di più sulle vocals, belle ma a tratti poco incisive. Se riusciranno a limare queste sfumature di sound, è possibile che già dal prossimo album di questi ragazzi potranno sfornare un lavoro veramente massiccio e ben fatto. Per adesso già questo lavoro è un buon inizio, e auguro ai ragazzi tanta tanta fortuna per il futuro (associata a tanto tanto allenamento nella stesura dei nuovi brani).

VOTO: 6,5/10
-Death Vibrion-



Ascolto 
Facebook

domenica 23 marzo 2014

6TH COUNTED MURDER - 6TH COUNTED MURDER


Prendete il Death Metal più acerbo (in questo caso sinonimo di ottima qualità) e mischiatelo con sonorità che ricordano l'Heavy Metal più classico: ecco, avete avuto il sound dell'album di debutto dei 6th Counted Murder. Riff pesanti ma che non disdegnano un uso intelligente della tecnica percorrono tutta la durata del disco, che come pilastri si mantiene sulle orme dei Sadus, senza disdegnare, come detto in apertura di escursioni in campo Heavy, per poi scendere più giù... Fino ad invischiarsi in sonorità care agli ultimi Deep Purple (Sì, avete capito bene). Perché i ragazzi qui recensiti sanno davvero spaziare nel sound, rimanendo ancorati alle loro origini Death, scandito da una sezione ritmica sempre presente, e da un basso martellante che scandisce ogni attimo di questo full. Dieci song, tutte allo stesso livello, senza mai nessun calo. Sicuramente uno dei punti di forza dell'album sono le chitarre, le quali riprendono spesso il concetto delle ‘chitarre gemelle’, tanto care ai sommi Iron Maiden. La cosa che più lascia piacevolmente colpiti, è il voler (e riuscirci) della musica, di trascinare l'ascoltatore in un viaggio all'interno delle sensazioni dei singoli musicisti. Un piccolo (grande) neo, però c'è... E mi porta a fare l'unico appunto della recensione: la registrazione. Il peccato di questo full è la registrazione, sicuramente non all'altezza dei brani e del mood generale proposto dalla band: un sound secco, ma non tagliente, quasi anonimo. Con questo piccolo appunto, voglio comunque tranquillizzare la band e gli ascoltatori che i brani non vengono assolutamente snaturati, ma che comunque manca quella spinta in più, quella tonnellata di potenza che potrebbe spingere questi ragazzi. Questo è tutto quello che c'è da dire su questo piccolo gioiellino italiano. Sicuramente ancora impolverato, ma sempre di un piccolo gioiellino si parla... Di una piccola sorpresa che fa riscoprire melodie ormai etichettate da molto come "obsolete"... Melodie, riff, stacchi, tamburi e voci che possono essere riassunte in una parola: Sweden.

VOTO: 7/10
-Death Vibrion-



Ascolto 
Facebook

venerdì 21 marzo 2014

YOUR ANGUISH - HEROES & ZORES


Sono sempre stato convintissimo del fatto che Torino sia una grande fucina di gruppi interessanti ed eterogenei e, più in generale, una grandissima risorsa per quella che è considerata la musica alternativa -passatemi il termine- italiana. Ad avallare la mia tesi sono senza dubbio gruppi come i Your Anguish, quintetto del capoluogo piemontese, fautori a mio avviso di un ottimo Death Metal/Metalcore che arriva dritto al sodo, senza estetismi di sorta fini a se stessi! Con questo non voglio dire che la band non sia un granché tecnicamente o che le loro composizioni siano semplici e banali, tutt'altro: credo che dispongano invece di un'ottima tecnica ma che, nonostante questo, non perdano tempo ad autoincensarsi, avendo sempre ben presente la forma canzone (cosa che di questi tempi non è per niente scontata). Questo è sicuramente uno dei punti a loro favore, perché arrivati ad un certo punto va bene tutto, ma a chi frega davvero qualcosa della tecnica, se poi la musica non trasmette alcuna sensazione?Detto questo, passiamo ad "Heroes and Zeroes", concept EP -come definito dalla band stessa- che ha come filo conduttore il contrasto e la dicotomia di base che esiste fra la figura dell'eroe e quella dello "zero", cioè del suo esatto contrappunto. Apre il lavoro "King of Reptiles", ottima dichiarazione d'intenti del gruppo: la furia Metalcore è palese, ed i fraseggi delle chitarre sono davvero incisivi; stupendo il breakdown che si sviluppa attorno al minuto e cinquanta. Nota di merito va a "It was the Beginning of the Flight", testo stupendo e grande capacità interpretativa della band, soprattutto del cantante Marco, bravissimo a far salire il pathos del pezzo. "Heroes", ad appannaggio esclusivo della chitarra, è una stupenda fase di stasi prima di "The Darkest day on Earth", altro grande pezzo che racchiude tutto quello che serve nel genere: interpretazione, climax ascendente, tempi dritti che si alternano ad altri un po' più spezzati ed un testo che credo sia un perfetto spaccato di quello che abbiamo attorno. Si cita Huxley in "Bokanovsky's Process", che si avvale del featuring di Vlad dai Doomsaver. Si parlava di contrappunti prima, per cui arriva "Zeroes", altra stupenda mini-traccia strumentale. Chiude il lavoro "When We were Heroes", che sembra un po' un rimando alla prima traccia, o almeno questa è l'impressione che dà a me. I Your Anguish non saranno certo originalissimi, ma credo abbiano davvero talento da vendere: "Heroes and Zeroes" è un lavoro equilibrato, che scorre bene e non ha fasi calanti; pensato bene, suonato meglio! Probabilmente, l'annetto di pausa non ha fatto male ai ragazzi. Complimenti!

VOTO: 7/10
-LENA-



martedì 4 marzo 2014

NO DAWN - DARK AURA


Ormai da anni la Norvegia non è più solo sinonimo di boschi infestati di umani dal corpse paint... Ma questo ormai lo sanno tutti. Se a qualcuno fosse comunque sfuggito, oggi ci sono i No Dawn a rinfrescarci la memoria! Dodici anni sotto il vessillo del Death Metal più irruento (il suono del gruppo è notevolmente cambiato rispetto al 2002, anno della formazione, quando facevano cover di gruppi fondamentali come At the Gates e In Flames), sempre marchiato da quel sound, da quelle sensazioni, che hanno reso grande questa nazione agli occhi di tutti gli amanti della musica estrema. Chitarre compresse e feroci blast-beat che scandiscono il tempo sono le basi che costituiscono il sound marziale dell'act nordico, glaciale Death Metal arricchito dalla sempiterna vena Black Metal. Tra i soldi di questo debutto, a riempirli e impreziosirli, troviamo delle linee orchestrali magistralmente inserite, permeando di un velo di ossessione claustrofobica l'intera durata del disco. Il disco è impattante e mortale, pur non eccedendo nel virtuosismo (fortunatamente direi) e alternando ai blast-beat dell'inumano Kent Skjeflo parti dove l'aria da respirare diventa pochissima, dove soffocare sotto il muro delle chitarre è la cosa che vien naturale a chiunque si avvicini a questo album! Ma cosa sarebbero divagazioni sinfoniche che si combinano con un riffing ora armato di una forza distruttrice, ora funereo e tragico, senza che tutto questo venga supportato da una voce all'altezza di tutto questo? Ed ecco qui che arriva la ciliegina sulla torta, ovvero le vocals: cupissime, pesanti e gutturali, che sembrano uscire dalle casse del nostro stereo per infestare le mura della nostra camera. La nitida e la fin troppa asetticità delle registrazioni fanno il resto, consegnando nelle nostre mani un lavoro superbo, glaciale, che durante il suo ascolto impreziosirà le nostre menti di immagini morbose e atmosfere insalubri. Per concludere... Non sarà una delle uscite migliori dell'anno, ma possiede le qualità giuste per far calare, durante il suo ascolto, la temperatura nella nostra stanzetta... E questo, oggi, non è da poco.

VOTO: 7,5/10
-Death Vibrion-



giovedì 20 febbraio 2014

SIMULACRO - FALL OF THE LAST IDOL


Scoprire che nel 2013 sia stato prodotto un simile album è stato sorprendente, in quanto negli ultimi anni a moltissimi gruppi manca proprio l'originalità che dovrebbero avere. Ho intenzione di mettere in luce ogni singolo aspetto di questo capolavoro. Cominciamo con la mistica “Rex Tremendae Majestatis”: abbiate fiducia, perché dopo l’intro verrete travolti da una furia inimmaginabile; mi ha sorpreso in particolare il fatto che la parte finale venga cantata in italiano. I primi accordi sinistri del secondo brano “In the Temple of Ipocrisy” promettono molto bene e daranno spazio ad una serie di riff ossessivi e ad una batteria martellante; le brevi pause che vi saranno concesse contribuiscono a creare un’atmosfera quasi esoterica. Il massimo della potenza viene però raggiunto da “Alive”, ma non fatevi ingannare dai momenti un po’ più pacati e abbiate fiducia. La qualità di registrazione è piuttosto elevata e viene a crearsi un ottimo equilibrio tra i vari strumenti, in modo tale che ognuno abbia il giusto spazio; un plauso in particolare alla voce imponente che vi resterà certamente impressa. I riff di chitarra sono perfettamente a tema e rendono un forte senso di velocità, ma vi saranno invece tracce come “Burning Ruins Of Submission” dove il lavoro alla tastiera e alla batteria è meglio evidenziato. Quest’album manca della classica monotonia e dimostra di avere un proprio stile. Ricordiamoci comunque anche del lavoro svolto dal basso, che rende il sound più rifinito e completo. Questa è una delle opere di cui vi consiglierei vivamente l’acquisto.

VOTO: 8,5/10
-MasterEvil-



Ascolto 
Facebook

domenica 9 febbraio 2014

DIRIGIRI - DIRIGIRI






















Oggi vi parlerò dei Dirigiri, una band Death Metal con influenze Thrash proveniente dagli USA, che ci propone un Death molto aggressivo ed orecchiabile. Nel loro EP di 6 tracce ci mostrano come l'Old School possa rimanere attuale anche ai giorni nostri. Rilasciato il 17 Novembre 2013 dalla casa discografica “Satanica”, ha lanciato la band nel mondo Underground, lasciando quindi alla band il compito di farsi conoscere. Il disco parte con la traccia "Toilet Extermination",  molto Punkeggiante ed aggressiva, dà molta carica e gasa il pubblico soprattutto grazie al mix di growl e scream del cantante; la canzone viene seguita da "Bone Collector", in cui i chitarristi ci suonano degli assoli cupi e ben costruiti. "Death by The Hands of an Angel" ci ricorda invece il Grindcore nella sua brevità e velocità d'esecuzione; e le similitudini non finiscono qui: è presente anche un'assonanza con gli Slayer nel singolo "Dead Skin Mask" per quanto riguarda l'assolo, forse si sono ispirati ai grandissimi Kerry King (da giovane) e all'ormai defunto Hanneman. In ogni caso ottimo lavoro rispetto a "Boiled in Blood", un po' sottotono e ripetitiva rispetto le altre tracce, ma anche molto più aggressiva. Si riparte con una "Riot" molto ritmata e ben eseguita, soprattutto per quanto riguarda il cantante: in questo brano ci fa sentire un growl potente e molto piacevole, mostrandoci tutta la sua bravura anche nella traccia di chiusura, "Straight from the Grave 2"; personalmente la mia preferita, può vantare di molta aggressività e di chitarre a dir poco pungenti, adatta ai pogatori. In generale i Dirigiri sono un'ottima band con una nota di merito per il cantante, peccato per la poca fantasia del bassista; li consiglierei ai fan di Bolt Thrower o degli Incantation.

VOTO: 6,5/10
-Maxwell Murder-



Ascolto 
Facebook

martedì 28 gennaio 2014

HAIDUK - SPELLBOOK

Sentiamo, migliori dischi Death Metal del 2013? Con molta probabilità mi risponderete “Hail of Bullets, Gorgotus, Immolation, ecc…”, e darvi torno non posso. E’ un peccato però che dischi come “Spellbook” degli Haiduk non vengano mai citati; forse perché svantaggiati, essendo più propensi and un Black/Death affogato nel Thrash Metal, ma vi garantisco che quest’album ha lo stesso effetto della cocaina, solo con una durata maggiormente estesa (e senza effetti collaterali). Ascoltando l’album qualcosa mi ha fatto scattare in mente la parola “Canada”, forse per le melodie e la tecnica adoperata dalla band; molti amanti del Death Metal conosceranno sicuramente la qualità della scena Death Canadese (vedi band come Cryptopsy, Quo Vadis, Ex Deo), ed infatti dietro al sipario del progetto troviamo un ragazzo Canadese, un certo Luca Milojica, unica mente degli Haiduk. Non vi stupirete quindi se vi dirò che “Spellbook” risulta comunque influenzato da contaminazioni Brutal, Technical e Melodeath, dovute soprattutto a certi riffing e schemi, che contribuiscono a far diventare gli Haiduk un progetto d’alta qualità. Ma in realtà il punto forte della band è un altro: è impossibile infatti non lasciarsi trasportare da tutto quel groove che ogni singolo brano possiede, veloce, violento, distruttivo, intenso e sballante. Un riffing veloce e gasante in backing ospita sopra di se una disimpegnante chitarra, che o completa in qualche modo il muro sonoro del riff su cui si poggia, o si destreggia saggiamente in tecnicismi non troppo esagerati e di buon gusto. Il tutto chiaramente viene pompato a dovere dal basso e sorretto da quella mitragliatrice della drum-machine (eccellentemente programmata), che getta le fondamenta del muro sonoro, di cui “Spellbook” può altamente godere. In quanto ad influenze mi sono trovato un po’ in difficoltà, ma nonostante ciò, il disco risulta un mix di Bolt Throwere, Melechesh e Kataklysm; la produzione è eccellente, pulita ed energetica -e pensare che è pure un’autoproduzione!-.  Ultima nota: i testi sono essenziali, questo probabilmente perché il disco vuol essere prevalentemente strumentale, dato che ogni brano contiene solo una strofa cantata in growl, lasciando molto in risalto la base, già ottima di per sé. Un disco adrenalinico e pieno di energia che riuscirà a sorprendere per qualità, sicuramente tra i cento migliori album Death Metal del 2013. Se da un canto il tiro e l’energia sono abbondanti, bisogna anche star attenti a non stufare e far pesare troppo il disco; tienilo bene a mente, Luca.

VOTO: 8/10
-SADIK-



Ascolto
Facebook

domenica 19 gennaio 2014

THE OBSCENE - ARCHITECTS OF DELIVERANCE

Coriacei, furiosi, dinamici. Ecco a voi i The Obscene, creatura nata dalle stesse viscere dei componenti di SaluteToTheSun e Nebula Rising. I nostri, come si dice qui da noi, "sanno il fatto loro", e non si disperino i fanatici del Death Metal più duro e puro, quello tenace e violento, quello senza compromessi e concessioni a mode e melodie: finché ci saranno in circolazione gruppi come i The Obscene per il metallo della morte, nella sua più classica e primordiale declinazione, non c’è nulla da temere. Sì proprio così, perché questo disco è un enorme dito medio alzato contro tutto e tutti, dai primi minuti di "Sonderkommando" agli ultimi secondi di "Worlds Ablaze". Non c’è tempo di tirare il fiato, non c’è spazio per melodie (così come oggi le si interpretano) e modernismi, non c’è un attimo di tregua. Violenza, morte, oscurità. Senza fronzoli inutili o virtuosismi complicati, solo con chitarre, un basso, una batteria e una voce che pare provenire dall'oltretomba! Non ci sono mai cali d'attenzione durante tutta la durata del disco, anche se si notano alcune pecche (in alcuni casi "importanti") dal punto di vista della scelta dei suoni, come nel caso di "Dawn Of Suffering", dove le chitarre non hanno la giusta potenza, e il drumming affilato e lineare non ha la giusta violenza spacca-collo. L’album si lascia ascoltare con piacere, i brani sono tutti di buona qualità e mostrano una band matura notevolmente sotto il profilo compositivo, senza lasciare spazio all’assalto all’arma bianca, che trasformerebbe tutto in cacofonia bella e buona. I mezzi ci sono, le idee pure, la passione è indiscutibile e l’attitudine anche: se il metallo della morte incontaminato è quello che volete, sappiate che i The Obscene ve lo daranno, in grande quantità…e qualità.

VOTO: 8/10

-Death Vibrion-



Ascolto
Facebook

lunedì 13 gennaio 2014

RAGESTORM - THE THIN LINE BETWEEN HOPE AND RUIN






















Primo full-length, e subito il botto! No, non stiamo parlando di una band ai primi passi; ma in questo caso non ce ne importa niente, perché i Ragestorm, orgoglio italiano da dieci lunghi anni, ha dato finalmente alle stampe il loro primo album. Questo primo full è solo l'ultima perla rilasciata sotto il loro marchio, ed i ragazzi ci propinano il "solito" Death condito da ottimi intermezzi classici (sì, avete capito bene), che non faranno storcere il naso solo ai puristi del genere! Il sound è cupo ed arido, la linearità dei brani li porta ad essere facilmente assimilabili: pregio grandissimo visto l'ultima piega che sta prendendo il Death e tutti i suoi derivati nell'ultimi anni! Il growling e lo scream di Marke amalgama il tutto in un fiume infernale fatto di ombre e melma; ma come nella vita, tra tanta ombra, non manca qualche spiraglio di luce, dato da degli intermezzi a dir poco spiazzanti (ma non per questo spiacevoli o forzati), che impreziosiscono le strutture strumentali della band (“Soldiers Of A Lost War” su tutte). Altro grande punto di forza della band sono le pelli martellate da Bunna, quasi ipnotizzanti sotto le chitarre taglienti e secche che pervadono l'album! Mid tempo (a discapito dei blast-beats) come se piovesse, rendono più "old" le sonorità dei Nostri, ribadendo così che il Brutal (moderno o no) qui è lontano anni luce! La cosa che colpisce (ma non più di tanto parlando di un concept album) è l'estrema coesione dei vari brani, che troviamo tra i solchi digitali di questo dischetto: un legamento e una fusione che rende più scorrevole l'ascolto, trasportando l'ascoltatore in un viaggio lungo le angosce del mondo moderno, con le sue trappole e le sue ancore di salvezza. Ultima osservazione (non strettamente musicale) che rende ancor più interessante questo lavoro, è che il disco è autoprodotto: questo ci fa pensare quanto le band tricolori non sono apprezzate e prese in considerazione dalle case produttrici! Dopo questo piccolo "sfogo" finale non posso che consigliare l'ascolto a tutti, compreso chi non mastica certe sonorità, e fare gli auguri ai nostri Ragestorm, per un futuro sempre più roseo (per quanto questo colore sia poco adatto al contesto), all'insegna della buona tradizione Death Metal.

VOTO: 8/10

-Death Vibrion-



Ascolto: http://www.youtube.com/watch?v=R6JHR5V5r14
Facebook: 
https://www.facebook.com/ragestormofficial?fref=ts

giovedì 19 dicembre 2013

DAEMONOKRAT - PREDATORS






















Era da tempo che non si sentiva un disco d'esordio così d'impatto! Un'autoproduzione di 4 brani (ma non per questo carenti di qualcosa dal punto di vista qualitativo) che ci presentano una band nata a pane, Massacre Napalm Death... Tutto questo nella nostra Sicilia! Qui si viaggia su alti livelli, come si può capire già dal primo ascolto di "Predator", un brano che trasuda Morbid Angel dal primo all'ultimo secondo e che risalta fin da subito le doti della band, e soprattutto (cosa sempre più rara nel panorama estremo) le doti dei singoli musicisti! Le cartucce dei nostri non sono di certo terminate qui, e "Hammercrush" fa spiccare per violenza il drummer Maverick. Niente di nuovo sotto il sole (per fortuna) anche quando ci ritroviamo catapultati nell'incedere lento e marziale di "Exterminatus", ultima traccia originale di questo disco, che sfocia in una devastante e annichilente sfuriata finale, degna conclusione di un brano che diventerà sicuramente cavallo di battaglia della band. Il disco si chiude con un'ottima cover dei Terrorizer (che comunque non prendo in considerazione per la recensione finale del disco, prendendola semplicemente per quello che è: ovvero un omaggio ad una delle band che ha fatto del Death/Grind la propria bandiera). Veloce e maligno... Questi sono gli aggettivi che possiamo attribuire a questo disco, che farà la felicità dei più vicini alle sonorità della vecchia scuola Death e Grind (senza per questo risultare anacronistiche). Aspettiamo ansiosi i lavori successivi, perché se in pochi mesi questi ragazzi siciliani sono riusciti a servirci tanta violenza, siamo davvero curiosi di vedere cosa porteranno alle nostre orecchie con il loro primo full-length! Violenti!

VOTO: 7/10
-Death Vibrion-



Ascolto: http://www.youtube.com/watch?v=d5J6saEbwac
Facebook: 
https://www.facebook.com/Daemonokrat

lunedì 16 dicembre 2013

THE UNHALLOWED - CHAINGENESIS

Direttamente dalla Russia, vedendoli in foto si capisce subito che questa è gente che non scherza. Stiamo parlando dei The Unhallowed, che con il loro LP Chaingenesis (2012, WormHoleDeath) lasceranno sicuramente un segno nel mondo del Groove Metal. Dopo un intro strumentale -"Ropes"- che non eccelle (anzi, fa anche storcere un po' il naso) sia per la banalità e sia per il fatto che ormai è diventato routine nel mondo del Metal, arriva subito l'esplosione con "Squashboxborder", un ottimo brano, che potremmo ricollegare un po' alla scuola Mastodon di Crack The Skye; collegamento che fa soltanto apprezzare ancora di più le capacità tecniche ed espressive dei componenti, che si ripresenteranno in qualche altro brano. Segue "Crumpled", nel quale troviamo qualche spunto melodico in più che permette alla cantante Polina Larsen di esprimersi al massimo. Ma soprattutto è il cantante Paul G. Wicker che esprime tutto il suo potenziale in ogni canzone; veramente veramente notevole, pochi hanno un timbro di voce così adatto al genere. "Martial Prophet" è un pezzo un po' anomalo rispetto agli altri, infatti si avvicina più al Death Metal tendente ai Suffocation, per poi rallentare di nuovo e sfociare nella melodia. Ed eccoci arrivati al pezzo forte, "Pilleus": questo è il capolavoro di 'Chaingenesis', ed è il pezzo simbolo dei The Unhallowed; quando l'ho ascoltato la prima volta sono rimasto basito, speravo finisse in fretta solo per ascoltarlo di nuovo. I riff taglienti che si mescolano con la voce potente di Paul ed il groove di batteria sono semplicemente fantastici; peccato però per la voce di Polina, che ho trovato poco performante, e non solo in questo brano. "Top Of The World" scorre simile alle altre, anche se vorrei fare un appunto particolare per il finale: veramente ben strutturato; "Crystal Bond" si presenta come una ballad, anche se non particolarmente brillante. Le ultime 3 canzoni non presentano niente di nuovo rispetto le prime, che ripeto sono i veri emblemi del gruppo. Per concludere... Spero di sentir presto parlare di nuovo di loro.

VOTO: 8/10
-Ronik-




Ascolto: http://www.youtube.com/watch?v=zth7w5Su8nU
Facebook: 
https://www.facebook.com/TheUnhallowedOfficial

sabato 7 dicembre 2013

AGONY FACE - CLX STORMY QUIBBLINGS

"Surrealistic Death Metal". Raramente mi era capitato di sentire un'etichetta così strampalata. A quanto pare però, la catalogazione risulta calzante visto l'arwork (fantastico davvero!) e le foto promozionali di questa giovane band milanese. Gli Agony Face infatti propongo un Death Metal tecnico e colmo di citazioni Prog anni '70. Il tutto risulta molto ben congegnato e il songwriting di questo "CLX - Stormy Quibblings" è indubbiamente maturo, seppur lontano dall'essere facilmente assimilabile. Diciamo che un'operazione di contaminazione simile non è una novità in ambiente estremo da quando band come Atheist, Mastodon e Opeth hanno iniziato il loro cammino di sperimentazione portandolo a livelli inimmaginabili. In ogni caso i nostri paiono riuscire a districarsi davvero bene nei grovigli Prog da loro creati risultando sufficientemente personali e credibili. Certamente un po' di schizofrenia in meno non avrebbe guastato (e se lo dice uno che si è spaccato la testa per anni con "Ire Works" dei Dillinger Escape Plan, potete crederci), rendendo certi passaggi strumentali maggiormente fruibili, creando una sorta di flusso emotivo a legare maggiormente le varie atmosfere dei brani. Il risultato è comunque più che soddisfacente seppur si lascerà apprezzare solo da coloro avranno la pazienza e l'apertura mentale necessarie (purtroppo sempre troppo pochi). Una nota di merito speciale va all'abilità strumentale, davvero notevole, mentre ciò che lascia un po' incerti è il cantato, che risulta ahimè troppo ancorato a certi schemi e non molto vario. Sicuramente una produzione più moderna e stratificata sulle vocals l'avrebbe indubbiamente valorizzata di più.  Citare singoli brani sarebbe quanto meno ridicolo, dato che ognuno pare racchiudere piccoli mondi in continua evoluzione. Il mio consiglio parafrasando Andrew Zimmern è sempre il solito…se vi sembran buoni, ascoltateli!!

VOTO: 7,5/10

-BERTUZZ-



Ascolto: 
http://www.youtube.com/watch?v=AypzJuksBGM
Facebook:
 
https://www.facebook.com/agony.face?fref=ts

martedì 3 dicembre 2013

STORMHOLD – EYES IN THE EYES




















Quando si parla di Extreme Power Melodic Death Metal subito ci sobbalzano in mente band come Eternal Tears Of Sorrow, Insomnium, Norther, Children Of Bodom e Kalmah, standard dove i Stormhold non rientrano in particolar modo a farne parte, ma solo in angusto rapporto di quello che ripropongono. Il loro genere è molto diversificato e multiforme, alquanto eclettico di influenze musicali, come ho potuto constatare nel loro ultimo “Eyes In The Eyes”, un EP composto da solo 3 frivole canzoni che malauguratamente lasciano il tempo che trovano. La produzione è abbastanza discreta, anche se la chitarra focalizzando quella ritmica si sente in modo sporadico, quasi asfissiata e soppressa dal basso e dai trigger/blast-beat della batteria, con il quale viene accavallata dagli altri strumenti; quando la chitarra solista appare in primo piano, la tastiera anche lei viene prettamente strangolata dalla produzione, gattonando espressivamente sotto tono. Il lavoro delle 6 corde non è niente di inopinato per il loro impatto uditivo, buttano giù riff  di retrogusto amarognolo Death/Thrash con venature melodiche per dolcificare in modo arieggiato il sound. La voce di Alexey Gasakov è la brutta fotocopia della faconda timbrica di Pekka Kokko, vocalist dei Kalmah, con il quale enuncia un growl non particolarmente cavernoso, ma che a tratti si rasserena diventando ulteriormente ronco. Riguardo alle song, hanno un po’ tutte una sembianza di pensiero sull’album “The Black Waltz 2006”. Sulla prima track “Another Day” dal minuto 0:38 a 0:57 si può sentire ciò, anche se per molti è quasi impercettibile riscontrare una somiglianza con altri gruppi, ma nel caso mio posso dirvi -dal mio orecchio- che ricopia “Curse You All Men!” dal minuto 1:16 a 1:23 degli Emperor. Per il resto non trovo niente di distinto, forse qualche fulgore meno sfrondato su “The History Pages”, dove al minuto 4:00 fino al termine, l’intonazione assume caratteri alla Swedish Melodic Death Metal, in prevalenza ai Eternal Lies - Spiritual Deception 2002. Insomma, questi Stormhold non hanno dato un tocco di perequato nella loro set-list, ma ripercorrono la consueta strada già intrapresa tempi or sono da miriadi di gruppi molto prima di loro; il termine atipico non sanno che significhi.

VOTO: 5/10
-Francesco LaBrie-



venerdì 29 novembre 2013

RABHAS - DEMO 2013






















Ragazzi, che perla questo "Demo 2013" degli italianissimi Rabhas, gruppo Death Metal dalle forti influenze americane! Lasciate stare la copertina e andiamo direttamente al sodo: tre brani che pescano a piene mani nelle lezioni impartite da mostri sacri del genere (Deicide e Morbid Angel su tutti) arricchiti da testi in italiano; sicuramente non una cosa di tutti i giorni nel Metal, soprattutto in quello estremo... Ciò rende più personale una proposta già di per se molto valida. Il sound sicuramente non è dei migliori (anche se parliamo di un demo si poteva fare un tantino meglio, soprattutto per le chitarre), ma un orecchio attento riuscirà sicuramente a percepire il marciume misto ad oscurità che le chitarre propinano per tutta a durata dell'album, dalla prima "Dall'Apparenza" all'ultima "Il Marcio", che chiude alla perfezione questo piccolo assaggio delle potenzialità della band, con un rallentamento a dir poco melmoso. Okokok, tre brani sono pochi per dare un voto ad una band per giunta nuova, ma questo è uno dei pochi casi in cui bisogna veramente lasciar stare gli errori che ungruppo può commettere in fase di registrazione e scelta dei suoni, perché i Rabhas hanno veramente qualcosa da dire, riescono veramente a risultare personali dai riff di chitarra al cantato, regalando agli amanti del genere tre brani che si faranno apprezzare in pochissimo tempo, grazie alla loro "freschezza Old School". Bravi ragazzi!

VOTO: 6/10
-Death Vibrion-



Ascolto: https://myspace.com/rabhas
Facebook: 
https://www.facebook.com/rabhasband