Intervista ai Male mISANDRIA

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Mooth - Slow Sun

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Dogmate - Hate

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giovedì 31 ottobre 2013

ON A BRIDGE OF DUST – FACING THE OPPOSITE


Non sempre chi si vuole distinguere dalla massa ci riesce, come non sempre chi ha potenzialità commerciali le sfrutta –giustamente-: questo è il caso degli On a Bridge of Dust, band Alternative Rock/Metal italiana. Come detto prima, spesso chi cerca di distinguersi dalle altre band e non sa dove pigliare pesci, dove finisce? In quel crossover chiamato “Alternative”, un campo pieno zeppo di band da personalità diverse quanto comuni. “Facing the Opposite” si presenta come un disco vagante tra il Progressive/Alternative Metal, che fa della malinconia tipica dei Katatonia l’essenza, ben amalgamata con progressivismi ed arrangiamenti tipici di Tool e Mastodon, unendoci anche in qualche brano un venatura in piena regola Stone Sour. Giusto per capirci, gli On a Bridge of Dust riescono a metterci la propria personalità, ma il lavoro risulta ancora troppo derivato… Siamo un po’ sul filo del rasoio: se non ci fosse quel tocco personale il disco risulterebbe nient’altro che un clone dei Katatonia in chiave Alternative/Post-Progressive; ma finché si resta in piedi si resta in piedi. Come è più tipico di questo filone di band, ci si incentra molto sulle emozioni e melodie musicali, oscurando leggermente la parte più tecnica: questo potrebbe essere un gran peccato, visti i buonissimi progressivismi contenuti in ogni canzone, ma che spiccano in brani come “A Fool’s Hope” e “Consumed”. Molte delle tracce presenti hanno sì soluzioni e ritmi Progressive pregevoli, ma risultano anche troppo orientate verso l’Alternative (sempre dal forte gusto emotivo): questa stilistica è stata usata centinaia di volte da tantissime band. Se davvero ci si vuole staccare dalla massa bisogna sperimentare; basta incentrarsi totalmente sulle melodie, basta canoni Alternative, facciamoci un trip mentale e creiamo qualcosa di nuovo. Concludo dicendo che “Facing the Opposite” è un cartellino da visita mediocre, stilistica e personalità sono ancora da sviluppare e migliorare… Vedremo con il prossimo disco se ci saranno sviluppi.

VOTO: 6/10
-SADIK-



Ascolto: http://www.youtube.com/watch?v=4_jKWnDPTxY
Facebook: 
https://www.facebook.com/pages/On-a-Bridge-of-Dust/46369511119?fref=ts

giovedì 17 ottobre 2013

HYPNOTHETICALL – A FAREWELL TO GRAVITY






















Con la mia esperienza di recensore mi sono trovato davanti svariati album… E ne ho sentiti di tutti i colori. Da quelli totalmente sperimentali ai dischi-plagio, dalle piccole perle ai demo fatti da cani e via dicendo. Poi ci sono quei dischi che partono bene con qualche brano, ma che poi calano, rivelandosi un disastro, facendoti crollare le braccia; oppure ci sono quelli che partono male, ma che pian piano si rialzano e si riprendono come si deve. Quest’ultimo è proprio il caso di “A Farewell to Gravity”, album degli Hypnotheticall, band Progressive Metal italiana sotto contratto col trio Logic(il)Logic - Atomic Stuff - Andromeda. In realtà gli Hypnotheticall sono molto di più di quello che viene chiamato “Progressive”, ed ora vediamo il perché: da un punto di vista generale troviamo un mix di Rush, King Crimson, Porcupine Tree, Opeth e Meshuggah (niente Djent in questo caso), ma con una massiccia aggiunta di atmosfere, melodie, percussioni e varie stilistiche più incentrati sulla musica popolare. Come accennato prima l’inizio non è dei migliori: l’opener trio “From the Universe Beyond”, “Home” e “Drifting Dreamers” non fa altro che ricalcare ed assimilare quanto fatto da Tool e Staind, nonostante sia evidente quanto la band cerchi di andare fuori categoria, sperimentando su questa stilistica Progressive/Alternative Metal prelevata da altri gruppi. Ed è proprio dalla successiva “Let Life be an Origami” che l’album si riprende, si rende conto degli errori, e rimedia, muovendosi sostanzialmente tra il Prog Rock ed il Progressive Metal. Tutto rinasce: dalla personalità alla stilistica, dai cambi di tempo agli arrangiamenti, dalle atmosfere al groove e via dicendo. Vengono introdotti ottimi arrangiamenti grazie al synth: prestazione di gran classe, atmosfere curate nei minimi dettagli, vassoio perfetto per i cambi di tempi, anch’essi ben strutturati e complessi. Molto convincente è la parte più calma, dotata di un certo phatos ed atmosfera, alternata a parti più lanciate che convincono, ma non quanto le precedenti. Tutto funziona perfettamente, ogni cosa risulta scorrevole ed in sintonia con il paesaggio musicale che la circonda. Che dire… Spettacolo. Non mi dilungo troppo o rischio di appesantire la recensione, ma consiglio vivamente l’ascolto di questo bellissimo “A Farewell to Gravity” a chiunque ami la buona musica, che sia Metal, Rock o Pop. Band assolutamente da tenere sott’occhio.

VOTO: 7,5/10

-SADIK-



venerdì 6 settembre 2013

MOTHERKISSERS - LOST IN A PARADOX






















Nati nel 2011, i provocatori Motherkissers  raggiungono la loro prima fatica solo alla fine dell’ anno seguente, grazie a “Lost in a Paradox”, breve EP dalle sonorità concise. La band propone un Alternative/Nu Metal/Hardcore abbastanza recente: troviamo una stilistica molto simile a quella degli inglesi Earthtone9, abbastanza influenzata da band come Deftones, Faith No More e gli ultimi Mudvayne; bisogna notare però le forti infiltrazioni melodiche, che rendono la proposta di chiaro stampo Italiano. Il disco si struttura solamente in quattro brani: apre “Catharsis”, canzone dal forte tiro e molto movimentata, ma che sa arrivare anche a spunti melodici; segue “Among the Ruins”, traccia dai tratti già più melodici rispetto alla precedente, ma che riesce ad essere lo stesso aggressiva. Come terzo brano troviamo “Steadfast”: chiaramente il brano dal carattere più Italiano, data anche la presenza quasi totale della voce pulita (che sia chiaro, per me la voce pulita non è sinonimo di Italiano; qui è proprio il timbro del cantante, l’ accento e la pronuncia). Chiude l’ omonima “Lost in a Paradox”: nonostante la canzone mi rimandi agli emergenti The Big Crunch, è sempre presente il tocco personale dei Motherkissers, con aggiunta di pause e crescendo. Sicuramente un EP che promette bene: se la band maturerà ancora se ne vedranno delle belle; progetto da tenere sott’ occhio…

VOTO: 6,5/10
-SADIK-



Ascolto: https://www.youtube.com/watch?v=ykIv5qC6_qo
Facebook: 
https://www.facebook.com/motherkissers?fref=ts