Intervista ai Male mISANDRIA

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Mooth - Slow Sun

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Dogmate - Hate

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sabato 29 marzo 2014

METAMORFOSI IN VIOLA - KAIROS


Forse quattro brani sono pochi per poter dare un giudizio completo su una band, ma cercherò di essere il più preciso possibile per rendervi al meglio l’idea. Il disco dei Metamorfosi in Viola, "Kairos", comincia con “Impressioni di settembre”, un brano che mette insieme energia, melodia e una lieve nota di malinconia; gli ottimi riff di chitarra, uniti ad una buona voce, vi trasporteranno fino all’ultimo secondo. La presenza di numerosi assoli è uno dei vantaggi del brano, ma non bisogna dimenticare il lavoro svolto alla batteria, che riesce ad essere davvero notevole. Dopo l’ottima partenza, però, bisogna che vi sia un’altra traccia che si mantenga sullo stesso livello, o che riesca ad essere superiore alla precedente, per farsi che l'impatto risulti incisivo. Ecco dunque “American Dreams”, leggermente più energica della precedente: il cantato è per metà in italiano e per metà inglese e si adatta perfettamente alla presenza di numerosi assoli ed a riff tipicamente Hard Rock/Alternative; comunque nel complesso il brano è molto valido. Se finora siete rimasti colpiti da questo stile tutto particolare, sappiate che non avete visto ancora nulla: la strumentale “Long Road” vi farà letteralmente innamorare dei suoi assoli accompagnati da una serie di riff in acustica; un’ottima unione di melodia e potenza. Anche l'ultimo e successivo pezzo è degno di nota, “Fragile”, anche se questo è più sperimentale e necessita di essere compreso a fondo: vi è l’influenza di diversi generi e forse il sound “cupo” potrebbe spiazzarvi. Un plauso anche al tastierista, che interviene sempre nei momenti più opportuni e al bassista, che ha fornito un buon contributo. I Metamorfosi in Viola meritano certamente di essere ascoltati e, a parere del sottoscritto, sono tra i più innovativi della scena underground italiana.

VOTO: 7/10
-MasterEvil-



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domenica 2 marzo 2014

REESE - UNDER THE CARPET



"Ehi, cosa c'è sotto il tappeto?" È una domanda che sorge spontanea quando ci capita l'EP "Under The Carpet" dei Reese, gruppo italiano di Vicenza attivo dal 2006. L'EP in questione contiene soltanto tre tracce, e ciò non rende assolutamente la vita facile a chi scrive, poiché si tratta di un lavoro che muta di secondo in secondo. Mi spiego meglio: i Reese creano un vero e proprio collage musicale (uniscono elementi tipicamente Alt-Rock ad atmosfere Prog anni '70) che spesso lascia l'ascoltatore disorientato e vagamente confuso. Un esempio lampante è l'opener "Present", introdotta da un giro di tastiere quasi settantiano che viene seguito da una strofa tipicamente Alternative Rock, che rende spiazzato colui che ascolta, nonostante tutto ciò sia ben suonato e composto. La title track si mantiene invece più in linea con gli standard Prog Rock, eccetto per il bellissimo ritornello che sembra uscito da un disco degli Alter Bridge, mentre la closer "Until you get Lost" mostra il lato Heavy della band, molto molto efficace sull'ascoltatore. Insomma, nonostante tre brani siano pochi per dare un giudizio vero e proprio, si può dire che i Reese sono una potenziale ottima band: la tecnica c'è, il songwriting pure, ma hanno bisogno di fare una scelta stilistica che possa definire in maniera precisa il loro stile, onde evitare eventuali "crisi di identità". Diamogli ancora un po' di tempo.

VOTO: 6,5/10
-JACK-



domenica 23 febbraio 2014

MELAMPUS - N° 7



Frutto di una sintesi di Slowcore e Indie, N° 7 traduce e ingloba ogni possibile elemento dei più disparati generi, passando dagli Air a Morricone, in un calderone di Darkwave iconoclasta e post-moderno. Nulla è lasciato al caso e le melodie, seppur semplici, risultano orecchiabili e ben ponderate, come un espresso che dopo quattro minuti (durata media delle tracce) lascia in bocca un sapore di novità e creatività. In poche parole, una soundtrack che affonda le sue radici nell'Ethereal Wave, si dirama nel Noir e sfocia nel Minimalismo. Unica pecca, forse, la ripetitività: ma qui credo siano da rimproverare più le nostre orecchie male allenate, che la produzione artistica del gruppo. 


VOTO: 7.5/10
-Mørke-



domenica 16 febbraio 2014

PRETI PEDOFILI - L'AGE D'OR


"L'Age d'Or", è il primo full-lenght dei Preti Pedofili, band formata da Andrea Strippoli, Enrico Romano e Francesco Strippoli. A differenza di molti gruppi nel mondo della musica Alternativa che utilizzano generi sempre più particolari per definirsi (creandone in realtà di sempre più fissi), i Preti Pedofili preferiscono etichettarsi "Post-Rock/Noise", dimostrando di saper uscire fuori dagli schemi, dando più importanza alla sostanza che al genere. Nell'ascolto del disco riecheggiano delle corde vocali veramente versatili (da cui è facile notare le impronte di Emidio Clementi e di Giovanni Succi, quest'ultima un po' troppo marcata, soprattutto nei testi di associazione libera come "Vio-lento"); la batteria rievoca a tutti gli effetti il prete intento nello stupro, non gli interessa altro, è nel suo mondo a battere ogni colpo nel modo più eccitante possibile; il basso ci dimostra che recita alla lettera il salmo di Begotten: "lo stupro non è tutto", mostrandoci ciò che ci resta attorno accompagnando il resto (ma non solo). La chitarra è veramente degna di nota, con una creatività in grado di sfoggiare la schizofrenia più pura e alienante (anche se gli assoli fanno perdere un po' dell'atmosfera che quasi a fatica raggiunge l'ascoltatore); le tastiere e i campionamenti spingono verso le proposte più sperimentali (come il finale di "Cancro"), che potrebbero essere più interessanti se sviluppate, invece che utilizzate come tappeti sonori o intermezzi. Utilizzare anche una narrazione in italiano è effettivamente molto di impatto, rendendo "L'Age d'Or" un ascolto più fluente e concettualmente più comprensibile, caratteristiche che probabilmente si sarebbero perse in un disco dove la qualità sonora non eccelle. A primo impatto il messaggio che questo gruppo vuole far cogliere può risultare giustamente surreale, e di conseguenza di difficile interpretazione, ma la loro ispirazione dal film di Bunuel e Dalì è un buon filo conduttore che accompagna tutto il disco. Lodevole l'impegno necessario a trovare un equilibrio tra il surrealismo più totale e la possibilità di comprensione da parte dell'ascoltatore, un equilibrio che purtroppo si può interrompere nell'ascoltare le narrazioni tratte da Aguirre, furore di Dio in Primo Sangue e il salto dal surrealismo di Bunuel al grottesco di Elias Merhige (Begotten). Se si pensa inoltre che "anche l'occhio vuole la sua parte" nel giudizio di un prodotto musicale, l'artwork di L'Age d'Or a primo impatto discosta dall'idea generale che l'ascoltatore può crearsi nell'ascolto del disco. La conclusione è che L'Age d'Or è comunque un prodotto maturo, con una serietà da non prendere troppo alla lettera, ma con una proposta sonora innovativa da spezzare gli schemi che la musica alternativa di oggi prefigge.

VOTO: 6,5/10
-A. Montecarlo-

giovedì 5 dicembre 2013

ELECTRIC FLOOR - FALSITA' REALI






















Gli Electric Floor sono una band Alternative Rock/Indie italiana, che questa volta ci propone un album contenente sole sei tracce. Inizialmente, conoscendo la scena musicale italiana, non credevo che ne sarei rimasto stupito. L a prima traccia “Falsità Reali” propone ottimi riff di chitarra che attirano subito l’attenzione, per poi dare spazio ad una voce melodica e a tratti aggressiva. Interessante è la vena melodica che caratterizza lo stile di questo gruppo, ed i testi spesso di stampo sentimentale si adattano al meglio all’atmosfera creata. Se questo vi è sembrato un buon inizio, allora aspettate di sentire il resto. Impossibile far passare inosservata la bellezza della seguente “Per Amore”, il cui ritornello difficilmente si cancellerà dalla vostra mente. Adesso bisogna dare spazio ad un’atmosfera più pacata, come quella di “Se”, pronta però a svanire nel ritornello decisamente più energico. Siamo così arrivati alla metà dell’album, e le sorprese non finiscono qui: proprio perché le tracce non sono eccessive, sarebbe giusto descrivere ogni singolo particolare. Vari e piuttosto veloci sono i riff di “Traffico Nel Deserto”, che presenta una leggera sfumatura malinconica e forse a tratti anche “cupa”; come se non bastasse, per conferire un senso di completezza al brano viene a volte utilizzata la tastiera. Probabilmente “Esserci” potrebbe essere il brano migliore: melodico, a volte aggressivo e ricco di cambiamenti di ritmo (che volete di più?). Sicuramente la frase “Onde si rompono sui massi, oppure altre rompono i massi” sarà difficile da non canticchiare. Per concludere vi è la traccia “L’epicentro”, purtroppo qualitativamente inferiore rispetto al resto dell’album. Non tutti sono disposti al giorno d’oggi a dare una possibilità ad un album “Made in Italy”, a causa delle "ciofeche" commerciali che ci propinano in radio; ma questo gruppo merita decisamente attenzione.

VOTO: 8/10

-MasterEvil-



Ascolto: http://www.youtube.com/watch?v=jp_Lbyj8WYI
Facebook: 
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giovedì 21 novembre 2013

X-RAY LIFE - X-RAY LIFE






















Gli anni '90: i Nirvana, gli Stone Temple Pilots, i Blur, gli Alice in Chains. Sono solo alcune delle band alternative che invasero il mercato discografico nel decennio prima del terzo millennio. Ed è proprio qui che sembrano essere stati "dimenticati" i nostri X-Ray Life, band italiana nata nel 2011 per iniziativa del singer Mattia Briggi, che hanno dato alla luce il loro primo ed omonimo album nell'ottobre 2012. Gli X-Ray Life offrono un interessante mix tra Hard Rock e Grunge/Alternative Rock anni '90, anacronistico sì, ma comunque attuale. Il sound è infatti fresco, i riff e le melodie non sono così scontati come ci si potrebbe aspettare da un genere come questo. Passiamo al track by track: ottima la opener, molto alla Stone Temple Pilots, "Machine Gun Kelly"; in particolare è il ritornello a restare impresso nella testa dell'ascoltatore. Sicuramente Nirvana style la seconda traccia "Everyone is a Star" e anche la successiva "Coma like a Dream" che scorrono rapidamente ma lasciando un'impressione certamente positiva. Il riff di "Lay on You" ci butta definitivamente nei profondi anni '90 con un riff ipnotico e vagamente in stile Black Sabbath durante le strofe. "Sad" potrebbe ricordare ad alcuni "Polly" dei Nirvana, ballad un po' malinconica ma veramente ben riuscita; si ritorna alle chitarre distorte con "Devil on Earth", brano più energico e Heavy del platter: semplice ma efficace il riff d'apertura, e molto aggressivo il cantato. Buone anche le successive "665 Inside" e "Suzie Q", la prima caratterizzata da un ritmo atipico e la seconda caratterizzata da un giro Blues alternato a intermezzi Grunge. Si giunge poi a "Charlie the Shepperd", non indimenticabile, e alla closer "The Last Song" gradevole ma non necessaria per la verità. Gli X-Ray Life hanno un songwriting semplice ma molto efficace, melodico e aggressivo allo stesso tempo, e questo loro debutto mi ha stupito, poiché propongono un genere "passato di moda" ma che a loro piace. E questo è l'importante. Consigliato vivamente.

VOTO: 7,5/10

-JACK-



Ascolto: http://www.youtube.com/watch?v=N8FthKGECF8
Facebook: 
https://www.facebook.com/xraylife?fref=ts

giovedì 31 ottobre 2013

ON A BRIDGE OF DUST – FACING THE OPPOSITE


Non sempre chi si vuole distinguere dalla massa ci riesce, come non sempre chi ha potenzialità commerciali le sfrutta –giustamente-: questo è il caso degli On a Bridge of Dust, band Alternative Rock/Metal italiana. Come detto prima, spesso chi cerca di distinguersi dalle altre band e non sa dove pigliare pesci, dove finisce? In quel crossover chiamato “Alternative”, un campo pieno zeppo di band da personalità diverse quanto comuni. “Facing the Opposite” si presenta come un disco vagante tra il Progressive/Alternative Metal, che fa della malinconia tipica dei Katatonia l’essenza, ben amalgamata con progressivismi ed arrangiamenti tipici di Tool e Mastodon, unendoci anche in qualche brano un venatura in piena regola Stone Sour. Giusto per capirci, gli On a Bridge of Dust riescono a metterci la propria personalità, ma il lavoro risulta ancora troppo derivato… Siamo un po’ sul filo del rasoio: se non ci fosse quel tocco personale il disco risulterebbe nient’altro che un clone dei Katatonia in chiave Alternative/Post-Progressive; ma finché si resta in piedi si resta in piedi. Come è più tipico di questo filone di band, ci si incentra molto sulle emozioni e melodie musicali, oscurando leggermente la parte più tecnica: questo potrebbe essere un gran peccato, visti i buonissimi progressivismi contenuti in ogni canzone, ma che spiccano in brani come “A Fool’s Hope” e “Consumed”. Molte delle tracce presenti hanno sì soluzioni e ritmi Progressive pregevoli, ma risultano anche troppo orientate verso l’Alternative (sempre dal forte gusto emotivo): questa stilistica è stata usata centinaia di volte da tantissime band. Se davvero ci si vuole staccare dalla massa bisogna sperimentare; basta incentrarsi totalmente sulle melodie, basta canoni Alternative, facciamoci un trip mentale e creiamo qualcosa di nuovo. Concludo dicendo che “Facing the Opposite” è un cartellino da visita mediocre, stilistica e personalità sono ancora da sviluppare e migliorare… Vedremo con il prossimo disco se ci saranno sviluppi.

VOTO: 6/10
-SADIK-



Ascolto: http://www.youtube.com/watch?v=4_jKWnDPTxY
Facebook: 
https://www.facebook.com/pages/On-a-Bridge-of-Dust/46369511119?fref=ts

domenica 27 ottobre 2013

BURNING HOUSE - BURNING HOUSE






















Che il regno unito sia una vera e propria fucina di band Shoegaze\Post-Rock e derivati, è un dato di fatto, e proprio da quell'Inghilterra che ha visto nascere e crescere i mostri sacri del genere (come non citare i Ride ad esempio? Gruppo che il sottoscritto stima moltissimo), vengono i Burning House, che con il loro demo omonimo ci deliziano mischiando sapientemente sonorità che spaziano dal Noise Rock, all'Alternative. Ma vediamo di scendere più nei particolari ed analizzare questo magnifico lavoro, traccia dopo traccia: ad aprire le danze è la pomposa "Mirror Song", breve, diretta, qualcuno direbbe "In your face", un'ottima opener. Impossibile non lasciarsi prendere dai suoi riff. E' il turno della splendida "Mimosa". Un pezzo chiaramente influenzato d
a quelle sonorità tipiche degli Amusement Parks on Fire più "sdolcinati". Un piccolo capolavoro, una piccola perla. E' il turno di "Languor"; bella, con quel suo andamento lento quasi "sensuale", ma che non annoia, e riesce addirittura a stupire con quel ritornello capace di trascinare l'ascoltatore in un altra dimensione (complice anche il riffing ossessivo, e quel dannatissimo wall of sound tipico di queste sonorità). Si passa alla breve ma intensa "Love's Cascket", che con i suoi appena 3 minuti e 36 secondi riesce a farsi apprezzare in tutta la sua bellezza. Mi accingo ad ascoltare il brano che ha il compito di chiudere questo splendido demo, sto parlando forse del picco più alto raggiunto dai Burning House. Personalmente il pezzo che ho più apprezzato, sto parlando della splendida, sublime, eterea “13 Moon”! Finito il pezzo, finito il demo, ma io non ne ho abbastanza, e premo di nuovo play. Per concludere, personalmente posso dire che questo breve ma intenso lavoro è un piccolo gioiellino, come a confermare la tesi che nell’underground esistono band che non hanno nulla da invidiare a nessuno. L’unica pecca che ho riscontrato è la produzione, credo volutamente “sporca” e dal sapore molto Noise, ma alla fine tutto viene amalgamato nel giusto modo (certo in presenza di un mastering migliore il risultato sarebbe stato sicuramente ottimo). Credo di essermi un po’ dilungato, non mi resta che chiudere augurandomi di sentire molto presto i loro nuovi lavori.


VOTO: 7/10
-Rex-



Ascolto: http://burninghouse.bandcamp.com/
Download: 
https://archive.org/details/DLR070
Facebook: 
https://www.facebook.com/BurningHouseMusic

sabato 21 settembre 2013

NEVRASTENA - IL RISVEGLIO






















Una sensazione di sorpresa mi assale sentendo l’intro della prima  ed omonima traccia “Il risveglio”. Sembra un album diverso dal solito, almeno questa è la sensazione iniziale. Una voce melodica ne dà facilmente la conferma, e ascoltando il ritornello si può tranquillamente dire che le premesse per un capolavoro ci sono e si fanno sentire, ma andiamo avanti senza pregiudizi. Le chitarre distorte dai riff lenti e incisivi danno inizio al secondo brano, “La scelta”: la voce si mantiene pacata fino a quando non esplode con immensa carica nel ritornello, rendendo il brano piuttosto gradevole. La tranquillità che prevale nell' introduzione di “Sento” dà l’impressione di un energia pronta ad esplodere nel ritornello, come avviene spesso, ma non è così. Vi saranno brevi momenti più carichi e incisivi, ma nulla di più. L’ascolto diviene subito interessante sin dai primi secondi di “In un mare Opaco”: il brano è godibile, melodico e aumenta sempre intensità, un passo avanti rispetto alla traccia precedente. “Povertà” si rivela alquanto particolare, in quanto presenta un ritmo irregolare e la voce interviene solo dopo i due minuti di inizio strumentale. Un fattore che sorprende è la presenza inaspettata della strumentale di circa un minuto “Pachamama”, in grado di diffondere una sensazione di tranquillità grazie all’ottimo utilizzo delle chitarre. Ora è arrivato il momento di un inno alla natura e al pianeta che ci ospita attraverso la traccia “Madre Terra”, una delle migliori dell’album. Interessante è il lavoro della batteria, che inizialmente sembra proporre un ritmo tribale: sicuramente impeccabile! Non meno importante è però “Implacabile”, uno dei brani più pesanti del lavoro che rispecchia al meglio le sonorità Hard Rock, oltre che a quelle Alternative. Un plauso all’ottima performance vocale decisamente all’altezza e ai riff di chitarra ben strutturati e contorti; Lo schema “strofe pacate-ritornello energico” viene riproposto nella seguente “Non pensare”, che merita comunque un ascolto, per poi proseguire con “Bagliori di luce”. Ancora una volta il lavoro svolto alle chitarre merita di essere esaltato in quanto crea un’ atmosfera del tutto particolare. Terminiamo infine con “2012”, a cui spetta il titolo di brano migliore dell’album grazie alle sue sonorità talvolta “sinistre”. Non poteva esserci un modo migliore per concludere il lavoro. Sicuramente i Nevrastena meritano un posto rilevante nell’ambito dell’underground italiano. Hanno proposto un lavoro valido, che però avrebbe bisogno di più momenti in cui la furia e l’energia si fanno sentire. Serve ancora una “scintilla” che faccia innamorare l’ascoltatore per raggiungere ottimi risultati.

VOTO: 7/10
-MasteEvil-



Ascolto: http://www.youtube.com/watch?v=W0-PDm97-3M
Facebook: 
https://www.facebook.com/Nevrastena

domenica 15 settembre 2013

NECRONACHE - NECRONACHE






















I Necronache sono una band di Parma che ha deciso di cimentarsi nella realizzazione di un album Alternative Rock. Non aspettatevi riff complessi e prestazioni fuori dal comune: il lavoro è perfetto nella sua semplicità. La prima traccia “Heart” genera una sensazione inaspettata: è impossibile non rimanere travolti dalla dolcezza e dalla metodicità della voce femminile... un semplice riff la accompagna fino a quando non è pronta ad esplodere nel ritornello, per poi aumentare sempre d' intensità. Al termine dell’ascolto si avverte una sensazione di incompletezza, si ha bisogno di godere tutto l’album per vivere al meglio questo capolavoro. La seguente “Hymn to the Rain” ricorda in parte le atmosfere cupe e malinconiche tipiche dell’ Ambient norvegese; la voce è soffusa, quasi impercettibile. Considerate questa canzone un climax: comincia dal nulla e libera una quantità mastodontica di energia nel ritornello; in più, la parte finale è preceduta infine da un assolo perfettamente amalgamato al resto del brano. Sembra di raggiungere l’estasi solo con queste due tracce, ma le sorprese non finiscono qui. Il titolo della terza traccia “AutoHypnosis” è carico di mistero e attira subito l’attenzione: forse le parole non basterebbero per descrivere le sensazioni provate, bisogna ascoltarla soltanto per restare sbalorditi. Una dinamicità inaspettata da inizio a “The Red Hole”,brano che va assolutamente commentato: irregolare, bizzarro e piacevole allo stesso tempo; melodicità ad alti livelli, non è da tutti comporre un qualcosa di simile. La batteria è la prima ad avere voce in capitolo in “Celosia Fragile”. La malinconia viene meno a vantaggio di un ritmo più energico e ben strutturato, grazie in particolare ai riff di chitarra. Attenzione: è il primo brano ad avere il testo in italiano, l’ultimo dell’album ,e una delle tracce meglio riuscite. Il nostro viaggio purtroppo è destinato a finire qui, è stato fantastico scoprire l’atmosfera che riveste l’intero album. Questo gruppo merita maggiore attenzione; mi rincresce però non potergli aver dato un bel 9, in quanto il voto massimo in questo sito (per un EP) è 7.

VOTO: 7/10
-MasterEvil-



Ascolto: http://www.youtube.com/watch?v=ex5t_qw5ndM
Facebook: 
https://www.facebook.com/pages/Necronache/161343297533?fref=ts