Intervista ai Male mISANDRIA

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Mooth - Slow Sun

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Dogmate - Hate

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domenica 16 febbraio 2014

PRETI PEDOFILI - L'AGE D'OR


"L'Age d'Or", è il primo full-lenght dei Preti Pedofili, band formata da Andrea Strippoli, Enrico Romano e Francesco Strippoli. A differenza di molti gruppi nel mondo della musica Alternativa che utilizzano generi sempre più particolari per definirsi (creandone in realtà di sempre più fissi), i Preti Pedofili preferiscono etichettarsi "Post-Rock/Noise", dimostrando di saper uscire fuori dagli schemi, dando più importanza alla sostanza che al genere. Nell'ascolto del disco riecheggiano delle corde vocali veramente versatili (da cui è facile notare le impronte di Emidio Clementi e di Giovanni Succi, quest'ultima un po' troppo marcata, soprattutto nei testi di associazione libera come "Vio-lento"); la batteria rievoca a tutti gli effetti il prete intento nello stupro, non gli interessa altro, è nel suo mondo a battere ogni colpo nel modo più eccitante possibile; il basso ci dimostra che recita alla lettera il salmo di Begotten: "lo stupro non è tutto", mostrandoci ciò che ci resta attorno accompagnando il resto (ma non solo). La chitarra è veramente degna di nota, con una creatività in grado di sfoggiare la schizofrenia più pura e alienante (anche se gli assoli fanno perdere un po' dell'atmosfera che quasi a fatica raggiunge l'ascoltatore); le tastiere e i campionamenti spingono verso le proposte più sperimentali (come il finale di "Cancro"), che potrebbero essere più interessanti se sviluppate, invece che utilizzate come tappeti sonori o intermezzi. Utilizzare anche una narrazione in italiano è effettivamente molto di impatto, rendendo "L'Age d'Or" un ascolto più fluente e concettualmente più comprensibile, caratteristiche che probabilmente si sarebbero perse in un disco dove la qualità sonora non eccelle. A primo impatto il messaggio che questo gruppo vuole far cogliere può risultare giustamente surreale, e di conseguenza di difficile interpretazione, ma la loro ispirazione dal film di Bunuel e Dalì è un buon filo conduttore che accompagna tutto il disco. Lodevole l'impegno necessario a trovare un equilibrio tra il surrealismo più totale e la possibilità di comprensione da parte dell'ascoltatore, un equilibrio che purtroppo si può interrompere nell'ascoltare le narrazioni tratte da Aguirre, furore di Dio in Primo Sangue e il salto dal surrealismo di Bunuel al grottesco di Elias Merhige (Begotten). Se si pensa inoltre che "anche l'occhio vuole la sua parte" nel giudizio di un prodotto musicale, l'artwork di L'Age d'Or a primo impatto discosta dall'idea generale che l'ascoltatore può crearsi nell'ascolto del disco. La conclusione è che L'Age d'Or è comunque un prodotto maturo, con una serietà da non prendere troppo alla lettera, ma con una proposta sonora innovativa da spezzare gli schemi che la musica alternativa di oggi prefigge.

VOTO: 6,5/10
-A. Montecarlo-

martedì 10 dicembre 2013

OVO – ABISSO






















Per inaugurare la collaborazione tra Sadik Underground Review e l’Electric Duo Project abbiamo scelto qualcosa di speciale: una bella recensione all’ultimo disco degli OvO, tra le band più amate ed odiate della scena avanguardista Italiana. I due musicisti Bruno Dorella e Stefania Perdetti (alias OvO) con “Abisso” si spingono oltre i propri limiti, oltre i costumi, gli schemi, le categorie, oltre tutto. “Abisso”, un sapiente mix di Noise, Drone e Industrial che abbraccia generosamente sonorità rituali, caotiche, psichedeliche e Sabbatthiane, attraendo a se come una calamita tanta sperimentazione avanguardista, malvagità ed aggressività. Non sono tanto uno da track by track, ma una cosa c’è da dirla: ogni canzone ha una stilistica diversa dalle altre, ma mantenendo comunque le basi delineate dalla band; se “Tokoloshi” vi ha fatto storcere il naso per le ritmiche Reggaeton, tenete conto che di Reggaeton non ne troverete più traccia. Le componenti elettroniche in alcuni brani non risultano un arricchimento come si potrebbe pensare, bensì chiariscono la personalità vera della band: quella rituale, tribale, delirante, struggente; quella che non nasconde più nulla, quella completa, minimalista, originale, imprevedibile, geniale. Ma questa volta gli OvO non deluderanno gli appassionati del Metal e dell’estremo: non mancano accenni al Doom, al Black, allo Stoner (“Ab Uno”) e al Grindcore (“Pandemonio”). E che dire della voce di Stefania, demoniaca ed aggressiva quanto mai; e non solo, anche sussurrata, melodica, delirante, malefica. Tra arpeggi, tremolii, ritmi sparati, intermezzi calmi, minimalismo, effettistica, diaboliche follie vocali e schizofrenia il caos regna. C’è davvero molta imprevedibilità, ad un primo ascolto non sapete dove i tentacoli vi trascineranno, ma “Abisso” piace sin da subito, spiazza, affascina, incuriosisce, vuol farsi capire. Ascoltare per credere.

VOTO: 8/10
-SADIK- 



Ascolto: http://www.youtube.com/watch?v=28UZcgQ9gN8
Facebook: 
https://www.facebook.com/pages/OvO/199733020041914?fref=ts

domenica 6 ottobre 2013

LA XII NOTTE – IL VENERDI’ DEI MOSTRI

Appena partito il disco: trovo già ostacoli di fronte a me. Come descrivere La XII Notte… Avete presente quello che qui chiamano “Indie all’ Italiana”? Quella cosa tanto odiata dai “metallari duri e puri” quanto amata dai cultori del Rock moderno? Spero di sì… Uniamo questo genere al Noise italiano, amalgamiamo, e rendiamo il tutto partecipe a quel filone di band che si descrive come “Stoner”, ma che in realtà di Stoner ha ben poco –qualche giro di basso contaminato, mezzi ritmi della batteria e fine-. Esattamente questo propone il quartetto proveniente da Benevento, ma costruendoci sopra cupe atmosfere velate e donando ai ritmi l’ energia dell’ Hard Rock. Ogni volta che recensisco un disco del genere mi trovo sempre in difficoltà: un po’ per ignoranza mia, un po’ perché quei pochi album che ho recensito li ho dovuti smontare e bocciare. Ne Pop ne roba gay viene inserita dentro “Il Venerdì dei Mostri”: l’ ascolto è un continuo ragionamento sorretto da molta energia grottesca ed incessante, pestando ritmi veloci tipici del Rock italiano di buona fattura (attenzione: ho detto Rock di buona fattura, non una sorta di Hard Pop-Rock). Non c’è tutta quell’ atmosfera oscura che l’ ottima copertina contiene, presumo a causa della scelta di dar maggiore rilievo all’ energia delle chitarre, ma non si dimentica la parte più tetra: tutto è percettibile sullo sfondo dei brani, che possono vantare di buoni arrangiamenti curati in ogni dettaglio. Altra cosa da notare –oltre ai testi abbastanza maturi- è il buon lavoro che svolge il bassista durante tutto l’ album, con giri di basso spesso di matrice Indie o Stoner. Nonostante queste belle cose il disco non riesce a prendere e non risulta intrigante, bensì si presenta come un ascolto tanto per acculturarsi. Altra nota negativa è che il vocalist, tanto per cambiare, ha quel tipico accento/timbro tipico che da leggermente fastidio, e ciò fa perdere un po’ di punti al disco. C’è un po’ da maturare per far della band qualcosa di veramente buono, ma è probabile già ora che un po’ di strada la facciano.

VOTO: 6/10
-SADIK-



Ascolto: http://www.youtube.com/watch?v=FANA1UbYskc
Facebook: 
https://www.facebook.com/pages/La-Dodicesima-Notte/347156265343277?fref=ts

domenica 29 settembre 2013

WAR PLAGUE + PORK DELIKATESZEN - DER WARPORK PLAGUEMAFIA

Imposto il solito carattere (Arial 12, come voluto dal saggio -SADIK-, fondatore del blog) e sono colto da un piccolo attacco di panico: come arrivare a fine foglio? Ergo: quanto devo essere oggettivo per dare una descrizione perlomeno accettabile, senza però mutare la mia impressione generale del disco? Mi spiego meglio: questo disco l’ho personalmente trovato una devastazione di ogni criterio di musica, uno stupro uditivo di trentasei minuti che trascende ogni concezione di inascoltabilità. In una parola: una figata. In questo abuso di doppi punti (che denota, ahimè, una completa incapacità di trovare nuove idee: starò invecchiando?) tento di sforzarmi di fornire una qualche guida all’ ascolto dello split, composto all’ inferno e distribuito qui sulla terra. Se apprezzate (e possibilmente ascoltate) gruppi come Brain Drill e Slaughterbox, e questo vostro affetto sovrasta le tendenze omicide verso il loro batterista – drum machine – mitragliatrice, allora adorerete questa opera; se invece ciò che provate è qualcosa di anche solo leggermente inferiore ad un amore platonico, dopo tre minuti appena di ascolto le vostre orecchie incominceranno a sanguinare. Il primo pezzo, gentilmente offertoci dai War Plague, si apre con una simpatica intro Noise, che da sola basterebbe a scoraggiare eventuali ascoltatori poco amanti dell’ Extreme Metal; ma se ciò non bastasse a farci presagire cosa succederà dopo, saremo scaraventati a terra dopo trenta secondi da urla devastanti, riff violenti, pugnalate cibernetiche e tanto, tanto casino. Ciò durerà per la bellezza di otto tracce, mai ripetitive, in cui i membri del gruppo si divertiranno ad inserire discorsi pre-registrati ed effetti audio che, oltre ad arricchire i pezzi con un po’ di sano humor finnish–style (strano, per degli statunitensi) , ci dimostreranno, una volta passato il testimone ai Pork Delikateszen, che i due gruppi sono sulla stessa lunghezza d’onda, poiché ne troveremo parecchie anche nella seconda parte dell’album. È ora che anche noi italiani facciamo vedere di che pasta siamo fatti! Scendono in campo e tengono alto l’onore della nazione, dimostrandosi casinisti e distruttivi al pari dei compagni e concedendoci un po’ di growl in italiano, che è sempre piacevole ascoltare. Effetti collaterali dopo l’ascolto dello split: confusione, mal di testa, leggere allucinazioni. Per concludere, quando qualcuno obbietterà che il Metal è solo casino, non contradditelo, non citate i soliti Nightwish fritti e rifritti: fategli ascoltare questo album, e ditegli: <<È tutto vero!>>


VOTO: 7/10
-Mørke- 

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I set the usual font (Arial 12, as required by wise -SADIK-, founder of the blog) and I’m caught by a slight panic attack: how will I reach the end of the page? Ergo: how much do I have to be objective to describe this album in quite an acceptable way without changing my general impression of it? I’ll explain: as far as I’m concerned, I found this record to be a devastation of all of the ideas about music, an auditive rape that transcends every conception of  “unlistenableness”. Long story short: killer. In this abuse of colons (which underlines, alas, a complete inability to find new ideas: am I getting older?) I try to strive to give a kind of guide to listen to this split album, composed in Hell and sold on the Earth. If you like (and possibly listen to) bands such as Brain Drill and Slaughterbox, and this love of yours is more powerful than the homicidal tendencies towards their machinegun drummer (a drum machine), you’ll love this work; conversely, if you only feel something almost like a weak platonic love, after three little minutes of listening your ears will start to bleed. The first track, kindly offered by War Plague, starts with a nice Noise intro, which by itself could discourage potential listeners who like Extreme Metal only a little; yet, if this were not enough to make us predict what would happen then, we would be thrown to the ground after thirty seconds of devastating cries, violent riffs, cybernetic stabbings and lots and lots of mess. This will last for a good eight tracks, never repetitive, in which the lineup has a great time inserting pre-recorded speeches and audio effects that, besides enriching the songs with a bit of Finnish-style humor (strange thing, for an American band), will demonstrate to us, having passed the baton to Pork Delikateszen, that the two bands are on the same wavelength, because we will find lots of them in the second part of the album, too. It is time that we Italians make the others see what we're made of! They take the field and uphold the honor of the nation, showing to be as rowdy and destructive as their mates and yielding us a little growl in Italian, which is always nice to hear. Side effects after listening to the split: confusion, headache, slight hallucinations. To finish, someone will say that Metal is nothing more than mess: do not contradict him, do not talk about the hackneyed Nightwish. Let him listen to this album and say: “It’s the truth!”.

RATING: 7/10
-Mørke- 

Translator: -Fede-



Ascolto/Listening (War Plague): https://www.youtube.com/watch?v=9IVprwFLv8I

domenica 15 settembre 2013

HUNGRY LIKE RAKOVITZ - THE CROSS IS NOT ENOUGH






















La croce non è abbastanza. A questo deve aver pensato Ponzio Pilato prima di quella che sarebbe diventata la crocifissione per eccellenza; tanto valeva programmarsela per bene, no? E quindi si apre il sipario, Ponzio infiamma il pubblico stile David Lee Roth (<<Volete Gesù o Barabba?>> <<Gesù!>> <<Non vi sento!>><<Gesùùù!>>), inizia la scalata, con frustate, torture di ogni tipo, corone di spine, aceto, insomma, tutto ciò a cui potrebbe pensare un Quentin Tarantino sotto acidi o, in alternativa, un gruppo con la mente particolarmente malata – o abbastanza per decidere di chiamarsi come un cannibale tossicodipendente. Le idee, infatti, sono materia che aleggia per aria, cercando asilo in anime genitrici di elucubrazioni contorte (spesso al limite del macabro). E se in più decidessimo di credere per un secondo alla trasmigrazione delle anime potremmo vedere il giudice della crocifissione reincarnarsi nel principio ispiratore del gruppo e dire <<Non basta! Non basta il Death vecchio modello osannato dagli incompetenti, non basta il Grindcore più casinaro come unica fonte di cazzeggio uditivo! Vogliamo roba nuova!>>. Detto fatto, gli HLR decidono di preparare un album dalle tracce brevi (chi ha tempo di ascoltare musica nel 2013?), che spazi dal Death al Grind con sprazzi Black, influenze Groove appunti Brutal, gemme Noise e un po’ di Macarena. Se l’ intro strumentale "Reborn To Die Twice", la cui presenza mi basta per un sei politico in ogni caso (ora lo sapete, future band che recensirò), ha un che che ricorda vagamente Filosofem, e solo Satana in persona sa quante volte sia rinato il Conte Burzum, la seconda traccia ci sposta avanti di parecchi anni, montando su base ritmica Groove un Death/Grind stile Dying Fetus. Per ventisei secondi, arrivando così penultima per lunghezza surclassando di venti secondi "Reveletions Six" (Impaled Nazarene? Iusoffabauai!). Così, tra brevi stacchi di basso e cadenze ritmiche che spaziano tra i Madball e i Boris di Amplifier Worship, l’album si rinnova di continuo, lasciando come carattere invariato la voce, ben piantata e sicura di sé, tanto da farci intendere che questo non è il classico album con cui pogare il sabato sera (cioè, il pogo è solo uno dei tanti utilizzi che potremmo fare dell’album). Ultimo appunto i testi, ma non dico niente perché non voglio rovinarvi la sorpresa (e poi sono le tre e ho fame). Levo un plauso agli HLR e vi do appuntamento all’ immantinente intervista al gruppo.

VOTO: 8/10
-Mørke-



Ascolto: http://hungrylikerakovitz.bandcamp.com/album/the-cross-is-not-enough
Facebook: 
https://www.facebook.com/hungrylikerakovitz?fref=ts

sabato 17 agosto 2013

LA VITA GRAMA + PLAUSIBLE CONTRAST - DE AMICITIA






















Amanti dell’ oltre-musica, accorrete, è uscito il nuovo split tra La Vita Grama e Plausible Contrast! Il perché del mio termine “oltre-musica”? Semplice: i nostri artisti più che cercare la qualità, preferiscono trovare l’ esprimere un certo stato d’ animo/mentale personale e trasmetterlo all’ ascoltatore, arrivare all’ emozione più complessa, ma allo stesso tempo vuota –come dice La Vita Grama, coniatrice del termine “Non Musica”-. Ma ora veniamo alla sostanza. Il disco si apre con tre brani di Plausible: in questo split l’ artista ripropone il vecchio duo “Pandemonious (Pt 1-2)” e ci aggiunge un nuovo brano, “Spaece”; premesso che si rimane sempre su forti sembianze Harsh Noise, si riescono anche a toccare atmosfere che ricordano vagamente quelle di un genere sottovalutato quanto interessante: lo Space Rock. Comunque sia i due brani riproposti sono quelli che sfoggiano l’ Harsh più intenso, con tanto di urla filtrate e suoni perforanti; che cerchi di entrare nella mente dell’ ascoltatore e di renderla il più caotica possibile? Non si sa, fatto sta che mi è quasi successo. Passiamo ora alla parte de La Vita Grama, progetto Noise/Dark Ambient già esordito precedentemente con qualche brano singolo: rispetto alle canzoni precedenti, La Vita Grama si distacca abbondantemente dall’ Ambient e va ad intaccarsi su sonorità più tipiche del Noise e del Drone, coperte da un velo Dark Ambient. Tra i due musicisti sicuramente LVG è quello più espressivo e pieno di cose da trasmettere: nel primo brano “La Joyeuse Démonologie” si spazia molto nel Noise, ma sono da notare anche le melodie sullo sfondo che sorgono in alcuni punti, senza trascurare l’ intro dal forte sapore Francese (tral’ altro, sono presenti anche basi elettroniche in alcuni punti). Mentre “Recupero d’ Arcani Folleggi” punta maggiormente sul Dark Ambient, la successiva “La Confusion Mentale” si orienta maggiormente su un sound Drone; il disco si chiude con “Friendship Between Allah and Aukbar”, brano composto nella parte iniziale da La Vita Grama, e in quella finale da Plausibile Contrast. Troviamo del Dark Ambient psichico e cupo unito ad un Harsh violento e spietato con tanto di accelerazioni e ronzii: sicuramente tra i brani più interessanti del disco. Certamente non è cosa facile e adatta a tutti l' ascolto, ma resta comunque interessante e di un certo fascino misteriosamente incomprensibile; ebbene, vi lascio con il titolo del disco, sperando possiate capire qualcosa in più: “De Amicitia”.

VOTO: 7/10
-SADIK-


Ascolto (Plausible Contrast): https://www.youtube.com/watch?v=szkQc_U456M
Facebook (Plausible Contrast): 
https://www.facebook.com/pages/Plausible-Contrast/345076258921736?fref=ts
Ascolto (La Vita Grama): 
https://www.youtube.com/watch?v=kmCssqArYMY
Facebook (La Vita Grama): 
https://www.facebook.com/LaVitaGrama?fref=ts
Download: http://goo.gl/6VzXfV