Intervista ai Male mISANDRIA

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Mooth - Slow Sun

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Dogmate - Hate

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giovedì 10 luglio 2014

KALIDIA - LIES' DEVICE


Che cosa potrebbe nascere se si unisse un antico culto orientale (la dea Kalì) con una amena e antica regione dell'Asia Minore (la Lidia)? Ma i Kalidia, naturalmente. Giovane band emergente proveniente dalla roccaforte del Power Metal italiano, la Toscana; i Kalidia definiscono la propria musica 'Power Melodic Metal'. In termini pratici, ciò si traduce in un Metal molto soft e semplice, fortemente contaminato da elementi Power, Gothic Metal e Pop, caratterizzato da tempi moderati, sound bilanciato e un ruolo importantissimo ricoperto dalla voce solista. Una voce molto particolare e per certi versi inconsueta per una band Metal, datosi che la frontwoman, Nicoletta Rosellini, è un mezzosoprano, dotata di un timbro scuro molto bello, forte e d'impatto. Un tipo di voce che nell'album di debutto della band, "Lies' Device", recentemente edito, offre gran prova di sé e fa la differenza. Il disco si apre con "Lost Mariner", il pezzo più epico e di gran lunga il migliore: un buon riff di tastiera, melodie vocali semplici e azzeccate, ritmiche che oscillano sapientemente tra groove e tiro nell'arco dei sei minuti di durata. Segue "Hiding From The Sun", un buon brano con un bellissimo riff iniziale; peccato che il ritornello sia breve, forse troppo. La terza canzone, "Dollhouse (Labyrinth Of Thoughts)", ha un taglio più Pop, con melodie più sfumate e meno d'impatto, dove la vocalist offre uno spaccato notevole dei suoi toni bassi. La quarta e la quinta traccia, "Reign Of Kalidia" e "Harbringer Of Serenity", sono notevolmente più interessanti, con riff azzeccati, ritornelli molto catchy e sound vicino al Gothic Metal. Ma l'ultima canzone citata, che ricorda vagamente gli Epica, si rivela in particolare uno dei pezzi più belli dell'album, valorizzata dal duetto tra Nicoletta e Andrea Racco, cantante degli Etherna. "Black Magic", la sesta traccia, è piuttosto curiosa, oscillante tra l'irriverenza dello spigliato tema portante di tastiera e un ritornello più cupo ed evanescente. La ballad (più che una ballad, sarebbe più corretto definirla lento), "Shadow will be Gone", risulta assai piacevole, con melodie rilassanti e ben definite, nonostante una certa ripetitività strumentale. Segue la titletrack: un brano dal forte impatto e dai numerosi stacchi. "Winged Lords" è un punto di caduta, priva della cura che di solito la band riserva ai brani: ma si sa, in ogni album (o quasi) c'è sempre una "pecora nera". Un risultato migliore viene realizzato nel pezzo di chiusura, "In Black and White", senz'altro più gradevole del precedente, ma non al livello di "Lost Mariner" e "Harbringer Of Serenity". "Lies' Device" è alquanto controverso e, per certi aspetti, spiazzante. I Kalidia hanno considerevoli pregi: una voce insolita e potente; palpabile abilità compositiva; una certa compattezza a livello di gruppo. Qualche elemento critico è presente: pochissimi cori (un vero peccato, giacché avrebbero potuto valorizzare meglio le strutture delle singole canzoni); componente Power un po' sacrificata; batteria lievemente sottostimata, nonostante Gabriele Basile sia un drummer di tutto rispetto. Ciò però non inficia sulla qualità del risultato finale. A conti fatti, "Lies' Device" è un buon disco di debutto, in cui i Kalidia hanno mostrato parte del loro potenziale e lasciatone trapelare una parte latente ancora da scoprire. Resta fervida la speranza che nel prossimo album la band possa esprimersi completamente e la grandezza che reca in sé venga definitivamente palesata.

VOTO: 7,5/10
-Maglor-



martedì 8 luglio 2014

SERCATI - TALES OF THE FALLEN


Direttamente dal Belgio oggi vi presento i Sercati e il primo full-lenght “Tales of the Fallen”. Ci tengo a premettere che per giudicare questo disco ho ritenuto necessario un ascolto ben più impegnativo rispetto alle mie aspettative, a partire da “No Man’s Land”, prima traccia strumentale dell’album; la band mi ha dato l’idea di un Black Metal povero di creatività con riff di chitarra distorti, angosciosi e malinconici ma fin troppo prevedibili e talvolta anche scontati. La mia opinione è leggermente cambiata grazie ai brani seguenti con “The Fall” e “A little closer to Paradise” troviamo buone linee melodiche suonate al pianoforte, le chitarre sembrano incastrarsi a dovere ed il growl spinge l’ascoltatore in atmosfere buie, disagianti ed emotive. Il songwriting lo si può definire un “concept album”, le tematiche parlano di un angelo caduto in un mondo non suo, esprimendo il suo disagio dinnanzi alla triste e sempre più buia realtà; non a caso la band cerca di imprimere anche influenze Gothic all’interno delle opere, così il tutto rende il lavoro più emotivo e accattivante per l’ascolto. Detto ciò, ho ben poco da aggiungere; a livello strumentale la band non cambia registro, le dieci tracce si presentano con una struttura lineare e con pochi stravolgimenti; se si vuol ascoltare del Black discreto con sonorità distorte e degni spunti di tastiera questa band fa al caso vostro, caso contrario siate curiosi di trovare una band con maggiore spessore e maggior creatività probabilmente i Sercati non rimarranno impressi nella vostra testa. Personalmente non sono deluso ma nemmeno estasiato da questa band, l’album comunque è stato registrato dignitosamente e questo senza dubbio è un punto a favore; il mio giudizio finale, in conclusione, resta discreto.

VOTO: 6,5/10
-Frost-



lunedì 28 aprile 2014

HEAVENSHINE - BLACK AURORA


Sorti dalle ceneri dei Marshall, come una cupa fenice dal dolce canto, gli HeavenShine, dopo un periodo di crisi e un cambio di formazione, tornano sulla scena Metal italiana nel 2013 con il full-lenght “Black Aurora”. La loro musica è frutto di un mash-up: Gothic Metal e Progressive Metal. Un esperimento rischioso, giacché non vedo generi più diversi: uno  -il Gothic- teso ad accendere l’emozione dell’ascoltatore sulle note di una dolce voce femminile; l’altro -il Progressive- permeato di spirito “barocco”, volto cioè a stupire l’ascoltatore, a sorprenderlo, attraverso tecnica estrema, strutture complesse, tempi improbabili. Le premesse sono incoraggianti: gli HeavenShine sono strumentisti provetti, dotati di grande tecnica e buona inventiva; hanno una lunga esperienza compositiva; la new entry del gruppo, la vocalist Miriam Cicotti, possiede un timbro formidabile, gradevolissimo, incantevole. Il risultato complessivo ottenuto dalla band partenopea è tuttavia ambiguo. Da un lato vi sono molti pregi: alcune canzoni bellissime; l’interpretazione magistrale di Miriam Cicotti, sempre azzeccata e mai noiosa; strumentali brevi, ma fresche e interessanti; una sezione ritmica efficace. Dall’altro, però, sussistono parecchi difetti: un paio di brani inascoltabili; il vocalist maschile, Marco Signore, spesso troppo invasivo, non sempre perfetto e con un tono troppo -come dire- recitativo, operistico, da musical (che non si lega bene né con i brani né con le vocals femminili); gli elementi Prog e Gothic non sono fusi poi così impeccabilmente (spesso brani completamente Gothic si alternano a brani totalmente Progressive; quando vengono tentati inserti di un genere all’interno di una canzone dominata dall’altro, questi sono brutali, slegati, completamente fini a se stessi). Affrontiamo singolarmente i brani.

"Atlantis Reloaded": un brano Gothic Metal  alla Nightwish, molto orecchiabile e piacevole. Sin da qui si cominciano a notare pregi e difetti del gruppo: belle idee, messe giù bene; voce femminile assolutamente magnifica; voce maschile troppo invasiva e non sempre perfetta; un tono troppo operistico, da musical (come già detto). Uno dei momenti migliori del disco: memorabile la chiusura.
"Bean Sidhe": una breve (troppo breve, ahinoi!) strumentale di palpabile influenza Angra.
"Black Aurora": la title track si snoda per 6 minuti all’insegna del Progressive Rock. Il Gothic sparisce completamente, riaffiorano gli Angra nel ritornello, che ricorda tanto "Holy Land". Nel complesso, senza infamia e senza lode.
"Dreamscape": dominata dalla vocalist Miriam Cicotti, semplice e d’impatto, la canzone dimostra che, ridimensionando le vocals maschili e lasciando maggiore spazio a quelle femminile, gli HeavenShine sono in grado di sfornare pezzi di gran pregio. "Dreamscape" rappresenta il momento più alto del disco: un buon compromesso tra le anime Prog e Gothic, un ritornello trascinante e orecchiabile, una struttura ben congegnata. Bella dal principio alla conclusione. Il solo rappresenta forse uno stacco un po’ troppo netto, ma il ritornello è talmente incredibile che si può ignorare la cosa senza problemi.
"Phantom Of The Opera": cover in chiave Metal della famosa aria dell’omonimo musical. Come dite? L’hanno già fatto i Nightwish... Sapete cosa vi dico? Avete ragione. Skippatela.
"Sutek Hetep": altra breve strumentale, dal sapore arabeggiante.
"When the Father Lion mirrors the Stars": altro pezzo fortemente ispirato ai Nightwish, con un riff iniziale alquanto azzeccato. La canzone sarebbe stata ancora più bella, se le vocals maschili fossero apparse meno frequentemente.
"Fear Me": ritorno alle frequenze Prog. Un brano noiosissimo: alcuni bellissimi intermezzi di Miriam Cicotti, tuttavia, evitano il fiasco completo.
"Embrace the Sun": una bella ballata, ricca di linee vocali e overdub. Peccato per il solo di chitarra, bello in sé ma completamente slegato dal resto della canzone. Clamoroso errore di distrazione nella fase di mixaggio: un “Dai un attimo!” (o qualcosa di simile) perfettamente udibile all’altezza del terzo minuto e mezzo.
"Sang Real": un fallimento completo. Atmosfere operistiche, interpretazioni più da musical che da LP Heavy Metal, melodie vocali vacue: il pezzo non arriva. Gli arrangiamenti non sono male, ma il risultato finale induce, ad ogni modo, ad una certa dose di perplessità. Ignoro cosa volesse trasmettere la band con questo brano. Un consiglio: meglio volare basso, in futuro.
"Lucania": gli Heavenshine affidano la chiusura a una strumentale evocativa, molto efficace e ben pensata.

Questi ragazzi napoletani hanno talento da vendere, ma troppe indecisioni da dipanare. Ci sono elementi che si salvano, altri che andrebbero ripensati. L’album sarebbe stato più efficace se le vocals maschili fossero state ridimensionate e quelle femminili meglio valorizzate. Il mash-up di Gothic e Progressive non è male, ma avrebbe dovuto essere ponderato più e meglio. Inserire una cover all’interno dell’album non è una scelta erronea (pensiamo ai Quiet Riot, che hanno ottenuto un successo strepitoso con la cover “Cum on feel the Noize” degli Slade), ma si rivela improbabile se la cover in questione è già stata presentata da un’altra famosissima band di genere simile (i Nightwish, appunto). Mutatis mutandis, il prossimo disco targato HeavenShine potrebbe rivelarsi sensazionale. Finora sono stato molto critico e severo e ho dato ampio risalto alle imperfezioni. Cionondimeno, “Black Aurora” è un album discreto: non impeccabile, certo, ma apprezzabile. In sintesi, questo il giudizio finale: “Cari HeavenShine, per oggi ve la siete cavata. Se vi applicaste maggiormente, potreste dare molto di più!”.

VOTO: 6,5/10
-Maglor- 



sabato 19 aprile 2014

WOLFUNERAL - WAR POETRY


Una macchina senza motore non riuscirebbe a funzionare, cosi come Stefano Gargliarducci senza il talento e la bravura non riuscirebbe a suonare! I fan che già hanno avuto modo di apprezzare questo ragazzo sapranno che vi sto parlando della one-man band Wolfuneral e del nuovo full-lenght “War Poetry”. Questo prodotto è un autentico capolavoro che vede come protagonista indiscusso un violino carico di emozioni angosciose e non; decisive e travolgenti al punto giusto, senza risultare troppo banali e annoianti. Il risultato finale è decisamente straordinario: l’obiettivo di Stefano è quello di mescolare arrangiamenti Black Metal, stacchi corali e accompagnamenti di pianoforte arrivando a sinfonie che prendono ispirazione da ogni genere e sottogenere, dal Gothic alla Musica Classica, passando da pezzi Ambient (meno evidenti rispetto ai lavori precedenti, ma comunque importanti) a valzer e ballad che possono essere apprezzate anche da chi non predilige questo genere musicale. Un lavoro cosi determinante può essere realizzato solo da un’musicista che osserva la musica a 360°, servendosi di ogni dettaglio per realizzare un’opera d’arte musicale. Mi sembra doveroso fare i complimenti non solo al grande talento dimostrato, ma anche all’ottima riuscita dell’album, registrato davvero molto bene; complimenti anche all’etichetta “Le Crépuscule du Soir Productions/Nihil Interit Records” che da qualche anno è sulle tracce di questo grandissimo musicista. In conclusione, mi ha emozionato davvero molto ed è sempre un piacere in più recensire e apprezzare band dal made in Italy. Bel lavoro e complimenti ancora Wolfuneral! 

VOTO: 8/10
-Frost- 




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martedì 8 aprile 2014

HERETIC'S DREAM - WALK THE TIME


Nel Metal vi sono gruppi che sanno miscelare sapientemente vari sottogeneri fino a ottenere un risultato unico e sensazionale, accattivante e piacevole, come i Symphony X ad esempio. Vi sono, d'altra parte, gruppi che non riescono a ottenere un risultato complessivo decente. Gli Heretic's Dream, purtroppo per loro, vanno ascritti alla seconda categoria. Intendiamoci, questi ragazzi sanno perfettamente suonare: la tecnica non manca e padroneggiano con maestria i propri strumenti. Il loro album, "Walk the Time", è assai carente dal lato compositivo. La band tenta di fondere molte influenze musicali, partendo dal Progressive, passando per il Gothic e approdando alla Pop music. Il risultato finale è un coacervo di stili, senza coerenza e senza punti di interesse: si alternano riff pesanti, linee vocali in stile Pop, assoli complessi. Le canzoni sembrano tutte simili tra di loro e nessuna spicca sulle altre; al punto che faticano molto a essere memorizzate, anche dopo numerosi ascolti. Le melodie, specialmente quelle vocali, sono banalissime, poco originali e stridono fortemente con il sound di base. La sezione ritmica non è male e il drummer si rende protagonista di alcuni bei passaggi: peccato che batteria e basso siano tenuti a volumi più bassi della media. Le chitarre risultano, alla lunga, poco interessanti; sono, è vero, gestite con grande tecnica, ma ormai l'ascoltatore Metal è pienamente assuefatto a musicisti di grande bravura, tanto più quando affronta l'ascolto di gruppi chiaramente influenzati dal Progressive. Riassumendo: songwriting pessimo; originalità debole; sound buono, ma ottimizzabile; tecnica notevole, ma non unica. Gli ascoltatori più benevoli accosterebbero questa band italo-inglese ai Lacuna Coil ed elogerebbe perlomeno il tentativo di creare un sound innovativo. Quelli più severi storcerebbero probabilmente il naso. Per ciò che mi concerne, questo album è pensato male e scritto male: un disastro completo, "la Costa Concordia del Metal". Per risultare originali e/o vincenti, non basta mescolare vari generi musicali: bisogna farlo con stile. Cari Heretic's Dream, non ci siamo proprio! Do a quest'album il voto che merita, nella speranza che il prossimo rappresenti un significativo miglioramento.

VOTO: 4/10
-Maglor-
 



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domenica 6 aprile 2014

MOTTO PERPETUO - PERPETUAL TIME


Alcune metal bands sfornano un ottimo debut album; altre invece cominciano in maniera meno brillante. I Motto Perpetuo, band spagnola che dal 2007 miscela sound Gothic Metal e Power Metal ad elementi Progressive, hanno iniziato malissimo. Sul proprio profilo Facebook il gruppo descrive così il risultato del proprio lavoro, sfornato nel 2009: "Un suono sobrio e pulito, con una base solida, chitarre impressionanti e brillanti, melodie vocali e di tastiera più che buone". Purtroppo per Jordi Fernandez e soci, la realtà è assai diversa. "Perpetual Time" è inconcludente, insignificante e banale. Non sorprende, non emoziona e non esalta; al più annoia. Alcune idee buone ad essere onesti ci sono, ma si perdono in un groviglio inestricabile di melodie inconsistenti, ritornelli mal congegnati, linee vocali prive di senso. Uniche eccezioni la bella "Life's Mirror" e la struggente "Seventh Heaven". Per il resto, nulla di interessante. Le chitarre soliste e la batteria, che pure sono buone davvero, non bastano a sostenere il fragoroso fallimento della vocalist, che a tratti provoca il violento desidero di perdere completamente l'udito, e il songwriting misero e miope. Spesso si incappa nel cosiddetto "già sentito" (l'Intro sarebbe carino, se il tema portante non fosse scandalosamente simile a "Forever One" degli Helloween, che ha già dovuto subire l'oltraggio di essere plagiata da Al Bano), per non dire nell'"orrendo" vero e proprio ("Children Of The War" è agghiacciante dalla prima all'ultima nota). Normalmente nelle mie recensioni analizzo l'album traccia per traccia, elencando pregi e difetti singolarmente: in questo caso mi sembra perfettamente inutile. In sintesi, un disco mal riuscito. L'augurio è che i Motto Perpetuo, tecnicamente dotati e forti di alcune idee compositive niente male, defenestrino le goffaggini della cantante, le indecisioni nel songwriting e producano un lavoro soddisfacente.

VOTO: 5/10
-Maglor- 



sabato 5 aprile 2014

IN SILENTIO NOCTIS - DISENCHANT THE HYPOCRITES


Quando una band ha del potenziale, basta davvero poco per entusiasmarti! Esordisco con questa frase per presentarvi i finlandesi In Silentio Noctis ed il loro EP “Disenchant the Hypocrites”. I nostri ci presentano un concept album, un racconto suddiviso in tre capitoli magici, come le fiabe, con sonorità che si alternano dal Symphonic Black Metal al Gothic Metal. Questo era l’indice, ora partiamo col “Chapter 1 - The Pit”: la tastiera vuol essere da protagonista con riff che ricordano i migliori Nox Arcana, ad essi seguono 2 chitarre spietate che vogliono travolgere la platea con distorsioni da scuola Carach Angren e una mezzosoprano che sembra voglia fare da oratrice del racconto trascinando con sé un’aura Gotica a dir poco favolosa. La traccia procede per oltre 6 minuti senza tregua, un lavoro meraviglioso e mi complimento con la band. Siete incuriositi del seguito? Bene, allora passiamo al “Chapter 2 - Of Deception”: a contrario del precedente brano qui le protagoniste sono le chitarre, riff veloci e ben costruiti vogliono coinvolgere gli ascoltatori più scettici; a seguire troviamo le ormai blasonate tastiere una voce pulita sempre più carismatica e mai annoiante. Che dire, mi è piaciuto anche il secondo capitolo, di conseguenza rinnovo giustamente i miei complimenti. Ora siamo giunti al finale, sarà come alcuni giochi, libri o film con un finale deludente? Al contrario! “Chapter 3 - Haunted” prende le basi e le strutture delle precedenti tracce realizzate, ma le sonorità e i riff non risultano presentarsi banali o ripetitivi; in sintesi lo scrittore del racconto è sempre lo stesso ma le storie cambiano e d’altra parte non cambia il mio parere sulla band. Beh che dirvi, tutto ha funzionato, e l’etichetta “My Kingdom Music” insieme a questi ragazzi si godono un finale d’alta platea con gli ennesimi applausi!

VOTO: 7/10
-Frost-



lunedì 17 febbraio 2014

ELEGY OF MADNESS - BRAVE DREAMS


Nelle band ad alto tasso tecnico (in specie quelle che presentano contaminazioni Progressive) è sempre in agguato la tendenza di privilegiare la tecnica alla costruzione delle canzoni. Ebbene, gli Elegy Of Madness possono affermare di aver evitato il pericolo. "Brave Dreams", il loro ultimo lavoro, è equilibrato, ben calibrato e curatissimo; nonostante i membri della band siano tecnicamente preparatissimi (e si sente), la tecnica è messa al servizio delle canzoni (e non viceversa). I brani sono, nel complesso, molto gradevoli; le influenze (in particolare Epica, Nightwish e Dream Theater) perfettamente ravvisabili, senza però scadere nel plagio. Il pezzo forte della band è decisamente la vocalist Anja Irullo, che salta subito alle orecchie dell'ascoltatore per il timbro morbido e scuro, e lo accompagna, senza mai stancare, durante tutto l'ascolto dell'album. "Brave Dreams" però ha un difetto d'origine. Le chitarre risultano, talvolta, troppo invasive, a scapito delle tastiere. Un vero peccato, giacché, se si fossero privilegiate queste ultime (che presentano magnifici arrangiamenti), ne sarebbe venuto fuori un vero capolavoro. La opener "Suad", un brano decisamente Progressive di chiara influenza Dream Theater, alterna pesantissimi riff a intermezzi acustici che ricordano vagamente i Death; a ben vedere, c'entra abbastanza poco con il resto di Brave Dreams. Con "Sinner" gli EoM aggiustano decisamente il tiro: autentico Symphonic Metal in stile Nightwish, semplice e veloce, con un bel ritornello orecchiabile che ricorda vagamente gli Epica di "The Divine Conspirancy". Segue "For You", brano di chiara influenza Epica, caratterizzato da orchestrazioni che lasciano senza fiato e una chiusura dove la voce femminile e growl si alternano, quel 'beauty and the beast' tanto caro alle band Gothic. "Run Away" è di gran lunga il pezzo forte dell'album, con un ottimo riff iniziale e un gran ritornello dove Anja sfoggia le sue notevoli doti vocali. "Brave Dreams" è la classica ballad; poco interessante, a parte il gustoso solo di chitarra. L'introduzione di "Red Dust", voce maschile accompagnata da una tastiera new age, lascia presto il posto alla chitarra, che la fa da padrone per quasi tutta la canzone. Da segnalare l'ingresso della voce growl nel finale. Nell'ultima parte dell'album le tastiere assurgono a nuova vita, riprendendosi lo spazio tolto loro dalle chitarre nelle precedenti tracce, e i pezzi acquisiscono uno spessore notevole: chiudendo gli occhi, sembra quasi di vivere un film. "Into The Tale" è un intermezzo orchestrale, di breve durata (meno di due minuti) ma di immensa intensità, quasi un estratto d'una colonna sonora. Si apre quindi "The Sacred Willow", una canzone sempre in stile Epica, dove le tastiere dominano; i riff azzeccati e le parti vocali impressionanti lo rendono uno dei migliori brani del disco. "Holding Your Hands" è l'altra ballad del dell'album, molto bella e suggestiva, di vago sapore cinematografico. Cinque minuti di pura emozione, nei quali Anja dimostra ancora una volta di saperci davvero fare. "21st March" conferma la capacità compositiva del gruppo: orchestrazioni sublimi, batteria incalzante, un ritornello di facile accesso. La canzone di chiusura, "Uomo", di per se stessa sarebbe anche bella, se non fosse per un fastidioso hip hop che sembra piazzatovi dentro solo per dare un impiego a qualche rapper disoccupato. Nel complesso "Brave Dreams" è un ottimo album, che piacerà sicuramente ai fan dei vecchi Nightwish. Ed è la prova che gli EoM hanno tutte le carte in regola per diventare Qualcuno.

VOTO: 7.5/10
-Maglor-



lunedì 3 febbraio 2014

RAVING SEASON - AMNIO






















I Raving Season sono una band formatasi da poco tempo nei pressi di Roma, che ha deciso di contribuire alla scena Metal italiana producendo del buon e vecchio Gothic/Doom Metal.Il primo full-lenght è proprio “Amnio”, titolo che suscita una certa curiosità,vista la sua particolarità. Non è musica molto innovativa, ma si mantiene sul percorso già tracciato da gruppi quali i My Dying Bride. Questo è un lavoro dedicato a tutti gli amanti delle melodie malinconiche e cupe, che si alternano a qualche momento più frenetico. Particolare è l’amalgamarsi dei riff di chitarra alle melodie elettroniche (come in “Suspended In A Spiral”), e devo ammettere che forse a volte questo "esperimento" potrebbe risultare un po’ troppo pesante. I riff di chitarra sono ben strutturati e mai fuori luogo, un plauso spetta anche all’ottimo lavoro del basso. Talvolta l’ascoltatore verrà pervaso da un’atmosfera romantica (come accade con “My Darkest Season”), ma alla fine è l’atmosfera più tetra a prevalere. L’elemento che sorprende di più è l’unione di due tipi differenti di voci, una più adatta nei momenti pacati e l’altra perfetta in quelli più rabbiosi (growl). Ovviamente non può mancare un lavoro impeccabile alla batteria, che dà un enorme contributo; ottima comunque la qualità di registrazione. Questo è uno di quei dischi che merita di essere conosciuto da chi cerca un tipo di Doom particolare e fortemente malinconico.

VOTO: 7/10
-MasterEvil-



Ascolto

martedì 17 dicembre 2013

NORHOD - THE BLAZING LILY






















I Norhod sono una band Gothic Metal Toscana nata nel 2009, che dopo aver subito numerosi cambiamenti di line- up si presentano con il loro album di debutto, “The Blazing Lily”. Il Gothic Metal sta prendendo sempre più grosse radici nel nostro paese, e questa cosa, a mio modesto parere, è una cosa che fa onore alle band emergenti nostrane, dato che in passato abbiamo avuto modo di constatare che band come Lacuna Coil e Rhapsody of Fire hanno sentito il bisogno di emigrare all’estero per farsi notare… “The Blazing Lily” l’ho trovato davvero interessante, i musicisti si sono dimostrati all’altezza del genere selezionato; la band prende basi solide da ottimi riff di chitarra e tastiera, che fanno da buon accompagnamento ad un impetuoso growl e un’altrettanto brava mezzosoprano. Sono udibili le ispirazioni a gruppi come: Nightwish, Evanescence, Epica, Lacuna Coil Nox Arcana, ma la cosa che mi ha sorpreso maggiormente è la grande scelta delle sinfonie, e l’ottimo affiancamento voce pulita-growl. Tutto ciò crea un ottimo impatto emotivo e le tracce non risultano essere scontate. Da lodare anche lo studio di riff eseguiti al piano e alla chitarra acustica, che prendono ispirazioni da opere e strutture medievali: questo sicuramente sarà apprezzato dai fan del genere! Trovo inutile un track by track, le tracce come già detto in precedenza rispecchiano appieno il genere scelto. Di certo questa band ha il talento necessario per arrivare molto lontano, e ottenere grandi soddisfazioni. Spero che il panorama musicale nostrano sappia apprezzare questi ragazzi e che non li spingerà all’estero per fare fortuna. Intanto, per i fan del genere, consiglio di ascoltare questa band, non resterete delusi!

VOTO: 8,5
-Frost -




Ascolto: http://www.youtube.com/watch?v=YDoMg-43D1Y
Facebook: 
https://www.facebook.com/Norhod?fref=ts

mercoledì 4 settembre 2013

SECRETPATH - WANDERER AND THE CHOICE



















Tra le ultime uscite del Metal estremo Italiano (tanto per citare qualcosa, l’ ultimo degli Ade, Unbirth e Voltumna) bisogna aggiungere anche questo bel disco, partorito interamente dai bravi Secretpath, band Melodic Technical Death/Black Metal proveniente da Cosenza. “Wanderer and the Choice” narra del Wanderer, un “vagabondo” che passa -e vive- vari stati psicologici: il tutto viene espresso con un buon linguaggio e attraverso metafore, affrontando spesso tematiche filosofiche e complesse (inutile dire che bisogna impegnarsi per comprendere appieno la storia). Passiamo ora alla parte musicale: questo album ripropone tutti brani dei due vecchi demo e li rivisita, modificandoli quanto basta per trovare in loro un cambiamento evidente (può sembrare ironico, ma i dischi precedenti si chiamano proprio “The Choice” e “Wanderer”). Se si ascoltano le canzoni nei vecchi demo, e subito dopo quelle del nuovo disco, -oltre ad un ottimo miglioramento della produzione- si nota un cambiamento molto marcato: i brani perdono violenza e brutalità a causa di mutamenti nella chitarra (la quale non gode più di quel suono ronzante e perforaorecchie, ma viene messa sullo sfondo) e nel basso (maggiormente influenzato dal Funky/Jazz). E’ normale infatti che durante l’ ascolto alcuni brani possano sembrare fiacchi o stanchi, soprattutto se eravate abituati alle versioni precedenti, come me. La band gode di molti vantaggi: durante tutto il disco viene evidenziato soprattutto il poliformismo vocale del bravo cantante Paolo Ferrante, che alterna guttural cavernosi a scream laceranti, unendoli alla voce pulita ed alla lirica, andando pure su stilistiche di stampo orientale. Successivamente ci aggiungerei la chitarra, dotata di una certa capacità tecnica che riesce ad adattarsi più che bene a tutti i generi proposti… Approposito di generi: si segue sì il Black/Death, ma si vanno anche a creare forti infiltrazioni Progressive e Gothic, ma con la scelta di rendere il tutto più moderno. Credo che questa sia la classica band che o si ama o si odia, sopratutto la personale voce del cantante; non si seguono canoni o dogmi precisi, si prova a sperimentare in maniera moderna e si uniscono più generi contrastanti: ciò può piacere quanto ripudiare l’ ascoltatore. Tra le migliori tracce cito l’ opener “The Path”, la spaventosa “Nunc Sunt Flores”, la seguente e più rabbiosa “Still Darkness of the Abyss” e la più misteriosa “…And so I Return Into the River”, che mi rimanda ai russi Forest Stream. All’ inizio ero un po’ titubante per i vari cambiamenti, infatti ero più verso un voto più basso, ma dopo decine di ascolti fortunatamente ho compreso il disco, e personalmente non trovo voto più giusto di questo. Sono curioso di vedere cosa tireranno fuori in futuro questi giovani ragazzi, sperando ci mettano più atmosfera.

VOTO: 8,5/10
-SADIK-



Ascolto: https://www.youtube.com/watch?v=jUKwfnXcQL0
Facebook: 
https://www.facebook.com/secretpath?fref=ts
News: 
http://sadikwebzine.blogspot.com/2013/09/secretpath-in-cerca-di-bassista.html

sabato 17 agosto 2013

SILENTLIE - BLOOD UNDER SNOW

Finalmente, dopo una settimana di vacanza, torno a recensire qualcosa; non è mio solito trattare cose del genere in quanto fa parte di quelle cose che mi appassionano meno, ma voglio comunque cimentarmici. I SilentLie propongono un Hard Rock/Heavy Metal dalle marcate venature Gothic-Dark, richiamando subito all’ appello band come gli Olandesi Within Temptation; nel complesso il disco segue sempre canoni Metal: ciò risalta l’ energia che la “BugiaSilenziosa” trasmette in questo prodotto, non sono comunque da tralasciare le emozioni più malinconiche e tristi iniettate nei cinque brani proposti (anche se non molto incisive ed evidenti). I punti di forza principali sono sicuramente tre: in primis è da notare la voce della brava cantante Giorgia, vocalist che può vantare di una buona timbrica graffiata, questa volta al di fuori della classica voce Goth; degna di nota è comunque una stilistica che si avvicina a quella della Finlandese Tarja Tururen, celeberrima ex-cantante dei Nightwish. Altro vantaggio del disco è sicuramente il riffing energico e potente del chitarrista Luigi, elemento che si appresta benissimo alla proposta della band quasi decennale. E per finire, aggiungerei l’ ottima produzione, che riesce perfettamente a valorizzare quanto inciso. Buono anche il lavoro del bassista e tastierista, perfetta ciliegina sulla torta di questo prodotto; in più, vi dirò, ottimo pure l’ artwork, originale e ben disegnato. Ci sono comunque alcune cose negative da sottolineare: con il passare dei brani la cantante perde tonalità, infatti se nei primi brani è presente un timbro energico e graffiato, nelle tracce finali lo si perde, facendo risultare così le canzoni meno incisive e con un sapore che sa di già visitato (anche colpa del resto, ovviamente). Manca ancora un po’ di fantasia per caratterizzare ed inquadrare ben i SilentLie, ma direi che “Blood Under Snow” resta un buon cartellino di presentazione.

VOTO: 6,5/10
-SADIK-


Ascolto: http://www.youtube.com/watch?v=DjnHUzPnhqQ
Facebook: 
https://www.facebook.com/silentlieband