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giovedì 27 febbraio 2014

ORUN - ORUN


Con la più classica delle proposte Technical/ Progressive Death Metal (su tutti, l'ispirazione punta maggiormente ai francesi Gorod), gli italiani Orun esordiscono in questo 2014, partito nel migliore dei modi, con un EP di tre tracce, prodotto e rilasciato in maniera indipendente. Si inizia con “Exclusion Principle”, e da qui si possono subito notare le incredibili linee di basso (fretless) ai Luca Giacobbe e i fraseggi chitarristici in stile Gorod che si amalgamano in maniera efficace con la struttura principale del brano, anche se i riff qui risultano dopo un po' ripetitivi. Si passa poi a “Running in Circles”, dai connotati in stile Cynic (evidenti nel brevissimo break subito dopo il riff iniziale) che, oltre ad essere la più articolata delle tre canzoni, è anche la più bella. Molto bello l'assolo e splendida la chiusura con un obbligato di chitarra (per chi non lo sapesse, un “obbligato” è un piccolo assolo o fraseggio ripetuto più e più volte). Infine vi è “The Core”, quella più di facile approccio e con molti cambi di tempo, che conclude in bellezza un EP veramente notevole e d'impatto come non ne sentivo da tempo. Generalmente superba la performance dei musicisti, in particolare del già citato Giacobbe (essendo io un bassista non posso che fargli i miei più calorosi complimenti), mentre mi hanno convinto solo a metà le vocals del cantante Andrea Oliveri: come growl non è malaccio (nonostante faccia più volte il verso a Guillaume Martinot dei Gorod), mentre in voce pulita risulta piuttosto piatto e poco profondo, non riuscendo a dare quel trasporto emotivo che vorrebbe. In ultimo vorrei aggiungere come, per quanto le loro possibilità e il loro potenziale sia elevato, la loro proposta sia ancora troppo ancorata allo stile dei Gorod; spero che in futuro, con nuove uscite, possano diventare ancor più personali di quello che sono effettivamente e di sistemare definitivamente le magagne qui citare. Da ascoltare assolutamente.


VOTO: 7,5/10
-ULTHAR-



venerdì 25 ottobre 2013

WAKE ARKANE – THE BLACK SEASON


















Reduce da un devastante live dei Wake Arkane (band spalla dei Death SS, altrettanto fantastici), subito dopo aver comprato il disco, mi appresto a recensire “The Black Season”, album d’esordio della brava band Milanese. Partiamo dal basso: chi di voi conosce Dan Swanö, noto produttore e musicista (Katatonia, Nightingale, Edge of Sanity e Bloodbath)? Spero tutti, perché questo disco è stato proprio mixato dalla Unisound, famoso studio di Swanö, ospite nel brano “The Numb Experience”. Inutile dire che anche questa volta Dan ha svolto un’ottimo lavoro: il suono è pulitissimo e cristallino; un mixaggio e master più che ottimo spesso riesce a dare un tocco di classe al disco, ma qui fa molto di più: il tocco di classe si trasforma in un grandissimo punto di forza, che riesce a donare ad ogni sezione un suono d’alto livello, che arricchisce l’essenza musicale dei nostri musicisti. Spese due parole per la produzione, veniamo alla musica: i Wake Arkane seguono le atmosfere dei Paradise Lost e Moonspell amalgamandole con tratti Progressivi tipici dei migliori Edge of Sanity ed Opeth, servendo tutto questo su un piatto d’argento degno della intensità delle ritmiche di Meshuggah e Tool. Ottimi presupposti per avere un album Melodic/Progressive Death Metal di qualità direi. Il disco segue molto le linee melodiche, alternandole con parti più lanciate e violente, spezzando il tutto con sezioni maggiormente acustiche stile Alice in Chains, donando al prodotto finale molte atmosfere grazie al synth in sottofondo ed emotività. Ma in questo caso il centro delle emozioni non è la base, bensì le bellissime parti in clean che esibisce in quasi ogni ritornello il bravo cantante Helios, detentore di ottime tonalità sia in clean che in scream e growl. Una doppia chitarra veloce, pesante e melodica viene sorretta da una massiccia base creata dalle percussioni, in cui il basso esegue una buonissima prestazione, precisa ed azzeccata. Che dire… Tutto fila liscio perfettamente, dagli assoli ai ritornelli, dal riffing alle atmosfere e via dicendo, offrendo all’ascoltatore un ascolto sì impegnativo, ma anche emotivo, di gran qualità e soddisfacente. Non da meno è il songwriting, anch’esso pieno di emozioni e ben strutturato, seguono apprezzamenti anche per l’interessante copertina, creata interamente dal bravo Seth Siro Anton (Septic Flesh, Paradise Lost, Kamelot e Moonspell). Per concludere “The Black Season” è un lavoro già maturo e soddisfacente degno di essere ascoltato. Saremo in Italia, ma etichette discografiche, dove siete?! Pronti per il successo.

VOTO: 8/10
-SADIK-



Ascolto: http://www.youtube.com/watch?v=jwYdba6QzWI&feature=youtu.be
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