Intervista ai Male mISANDRIA

Clicca e leggi l'intervista.

Mooth - Slow Sun

Clicca e leggi la recensione

Dogmate - Hate

Clicca e leggi la recensione

Visualizzazione post con etichetta Post Metal. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Post Metal. Mostra tutti i post

mercoledì 9 aprile 2014

GALAKTIK CANCER SQUAD - GHOST LIGHT


Se c’è un album che mi ha sorpreso nel 2013, quello è sicuramente “Ghost Light” dei Galaktik Cancer Squad, una one man band tedesca che ricompare sulla scena dopo 3 album in digitale con la quarta fatica. Come già detto in precedenza, tutto il progetto è in mano ad un solo uomo: Argwohn. Il tipo di musica proposta è molto ambiziosa: si tratta di Melodic Black Metal con forti influenze Post-Rock; due generi che di solito sono del tutto incompatibili, ma il nostro Argwohn è riuscito a creare un armonioso connubio di essi che presenta qualche sprazzo di Death Metal qua e là. Prima di passare alla descrizione delle tracce che più mi hanno colpito è opportuno spendere qualche parola sulla tecnica strumentale del musicista. Ogni singolo strumento, infatti, è suonato egregiamente, presentando una grande varietà compositiva (dovuta soprattutto alle influenze da tanti generi diversi sopraelencati) sia per quanto riguarda i riff e gli assoli di chitarra, che sanno essere malinconici e tristi -ma anche energici e tritaossa come solo il Black Metal più grezzo sa essere-, sia per quanto riguarda la batteria, che spazia dai blast beat ai ritmi più classici, senza mai annoiare l’ascoltatore. Ora viene il momento più difficile: le canzoni. È una delle parti più complicate di questa recensione per il semplice fatto che queste tracce, pur essendo poche (5 in totale), comunicano tutte qualcosa di diverso e unico, passando da ritmiche tipicamente Melodic Death Metal con riff armonizzati in stile Insomnium (come nella seconda traccia “When the Void Whispers my Name”) ad arpeggi sognanti e malinconici (come alla fine di”Ethanol Nebula” e ancora di “When The Void Whispers My Name”), o di nuovo a riff Black Metal come nell’opening “Ethanol Nebula” e in “In Lichterlosen Weiten”. Una delle cose che più ho apprezzato in questo disco è anche la presenza di elementi Post Rock/Shoegaze, che danno quel tocco di tristezza e rassegnazione in più che in questo stile di musica non guasta mai, così come l’arpeggio di pianoforte inserito nella terza track, il quale dà l'impressione della calma prima della tempesta, per poi esplodere in una bufera Black Metal. Ed è questo ciò che veramente stupisce: l’originalità e la varietà di stili che sono perfettamente amalgamati così che i passaggi da arpeggi melodici a riff un po’ più incazzati non risultano mai forzati, ma del tutto naturali. È come se in questo disco la musica rappresentasse il dualismo dell'animo umano, da un lato compassionevole ed emotivo, dall'altro brutale e violento. È raro ormai trovare musicisti in grado di creare da soli dei capolavori di questo calibro e credo proprio che Argwohn sia riuscito a creare qualcosa di innovativo ed originale che riuscirebbe a colpire qualunque amante della musica estrema e non. Detto questo, sono fiero di possedere una copia di questo fantastico disco che continuerà ad accompagnarmi per molto tempo con la sua emotività e la sua ferocia.

VOTO: 8/10
-Lo Strano-



giovedì 6 febbraio 2014

INDICATIVE - 5 SHOTS // YELLOW SKY

L'ultima volta vi ho parlato degli Indicative, gruppo Post-Rock/Post-Metal davvero interessante; ora sono qui per recensire il loro secondo album, che devo reputare un vero passo avanti. Se prima la band aveva suoni originali però sporcati dalla registrazione "grezza" e magari qualche ripetizione, ora invece il gruppo propone un disco ("5 Shots / Yellow Sky") davvero molto più maturo, sia dal punto di vista della composizione che della registrazione. Quello che gli Indicative propongono con questo nuovo lavoro è un Post-Metal molto raffinato, con tempistiche e passaggi davvero particolari certe volte, e altre invece molto intriganti. Quella che reputo la traccia migliore è la seconda, "5 Shots", nonostante tutto il disco sia letteralmente costellato di passaggi che "intrappolano" l'ascoltatore in quella spirale di ritmi strani e coinvolgenti. Parlando singolarmente dei vari strumenti si può facilmente evincere che il lavoro è stato composto veramente bene da ogni punto di vista, nessuno escluso, considerando che la batteria si esibisce certe volte in virtuosismi veramente ottimi, mentre per il resto segue diligentemente tutto il restante dell'apparato strumentale; le chitarre propongono riff e ritmi davvero singolari e coinvolgenti, all'insegna del modernismo. Una componente che non evidenzio spesso nelle mie recensioni, ma che qua invece occupa un posto importante: il basso. Perfettamente intrecciato col resto della strumentazione da quel tocco quasi rimbalzante, che rende il tutto molto più soddisfacente. La seconda parte del disco è composta dalla canzone "Yellow Sky" (traccia di quasi 20 minuti) più alcuni remix, fatti abbastanza bene; il migliore che credo vada citato per forza è "OreiNoi", con sonorità glitch davvero ipnotiche, ottimo lavoro pure su questo punto di vista. Nonostante questo però la parte che preferisco del disco è la prima, più coinvolgente e composta in modo davvero ottimale. Il gruppo già col primo disco si era assicurato un posto tra i miei preferiti recensiti su questa webzine, ora invece scala la classifica portandosi tra i migliori che io abbia recensito per questo sito, ottimo lavoro.

VOTO: 8,5/10

-K0R3-


Ascolto
Facebook

domenica 8 settembre 2013

MYR - DAYS OF CONVERGENCE






















Non so nemmeno io da dove cominciare per recensire questo disco. "Days of Convergence" è probabilmente uno degli album più particolari, rari, originali che abbia mai sentito, ma andiamo con ordine. I Myr nascono nel 2009, dall' evoluzione di un progetto post rock nato nel 2003, e dopo un lungo periodo di ricerca musicale, scrivono e registrano questo loro primo album, pubblicato da Areasonica Records a Marzo. Il genere che propongono i nostri è -preparatevi- inclassificabile. Prog metal? Post Metal? Crossover? Rock sperimentale? Art rock? Il disco è un vero e proprio intreccio di stili, dal Metal nudo e crudo all' elettronica, è prodotto in maniera eccellente, così da risaltare l'abilità tecnica dei musicisti. L' unica band che potrebbe in qualche modo ricordare i Myr è la mitica band di Maynard James Keenan e Adam Jones: i Tool. Dai Losangelini ereditano infatti la mania di inserire campionamenti un po' dappertutto e un "Wall of sound" veramente pazzesco, con la sezione ritmica che si cimenta in ritmi rigorosamente dispari e un tappeto di intrecci elettronici che conferiscono un tono claustrofobico all' album. Le canzoni hanno quasi tutte una durata che va oltre i 6 minuti, così come l' opener "Apprentice", ricca di riff e di cambi di tempo, per la quale è stato anche prodotto un video, che passa poi il testimone a "Filler" (il nome inganna), poi a "Land Art" e alla stranissima "Diva". Tocca poi a "Connections", miglior momento dell' album, che parte con riff pesanti come macigni per poi calmarsi come un mare dopo una notte tempestosa.. e poi? E poi di nuovo, giri di chitarra distruttivi fino alla fine. Ottima anche la successiva "December" e discreta la conclusiva "To Err is Human". Da sottolineare è il lavoro del singer Enrico Giannacco, vero protagonista dell' opera essendo anche mastermind del gruppo, che interpreta in modo eccellente i brani del platter con la sua voce profonda e versatile. "Days of Convergence" non è un disco per tutti, ma ha un fascino e un alone di mistero che è veramente intrigante. Non è perfetto -a volte sono un po' ripetitive le linee vocali e in alcuni casi la durata dei brani potrebbe essere sfruttata meglio- ma la qualità è indiscutibilmente alta. Surreale.

VOTO: 8/10
-JACK-



Ascolto: https://www.youtube.com/watch?v=CO5o9tQMRvY
Facebook: 
https://www.facebook.com/myr.band.official?fref=ts