lunedì 24 febbraio 2014

LIVE REPORT: BOOM! 360° ART FEST


Era da molto tempo che attendevo di vedere live gli Amaze Knight, formazione ormai diventata tra le mie preferite in assoluto. Nonostante il concerto non fosse di certo a portata di mano, approfittandone del fatto che il festival merita pubblico e attenzione, mi sono fatto circa 600km per Torino, tra andata e ritorno. Anche se ho ritardato di dieci minuti, il concerto parte con una mezz’oretta di ritardo, causa non si sa il perché. Il pubblico era presente, chi davanti al palco chi a guardare la mostra artistica, ed appena arrivato nel locale un po’ di atmosfera c’era già, e bisogna dire che col tempo è sempre aumentata, mantenendosi costante fino alla fine del live. Ecco come è andata:



I Closure propongono una miscuglio tra Alternative, Prog, Psychedelic/Space Rock e Doom Metal dai tratti fortemente sperimentali (come si poteva già intuire); un miscuglio di generi di certo non semplice da portare in live, visto la grossa quantità di effettistica e la complessità degli arrangiamenti. Ebbene, i Closure riescono nell’impresa, proponendo al pubblico un’ottima versione live dei propri brani, azzeccando ogni arrangiamento ed effettistica, creando atmosfere di forte impatto, raccontando perfettamente e in modo intrigante la storia di Mark Mullighan, la quale tuta da palombaro era presente nel locale. Nonostante questo gran fascino iniziale, dopo un po’ di brani si percepisce un leggero senso di pesantezza e noia, dovuti probabilmente al mancante groove che serve alla band per spiccare il volo. Da segnalare qualche leggero intoppo d’audio, ma nulla di rilevante.


Dopo qualche minuto per il cambio palco, i The Cyon Project riuniscono il pubblico ed iniziano a suonare. La loro musica non è ben classificabile, ma se proprio vogliamo darle un’identità, possiamo dire essere un miscuglio di Alternative e Groove Metal dai leggeri tratti Progressivi; un po’ come una totale rivisitazione dei Destrage, dato che con la band milanese han veramente poco a che fare. I nostri offrono un buon spettacolo, con qualche punta di ironia nei cambi song, trascinando col proprio tiro qualche spettatore a scapocciare a destra e sinistra. E qui purtroppo l’audio si fa ancora peggio di prima, confondendo spesso i suoni e squilibrandoli ripetutamente. Nonostante questo difetto sono riuscito ad apprezzare lo spettacolo, nonostante la band non abbia suonato i miei due brani preferiti.


Dopo più di un’ora di concerto è arrivato il mio grande momento, quello che aspettavo da più di un anno. La band torinese propone un Progressive Metal/Rock sinfonico d’alta qualità, mettendo alle fondamenta della propria musica una solida base emozionale e sentimentale (non a caso l’unico disco della band, “The Key”, è considerabile una parte esterna del mio cuore). I nostri eseguono tutto il disco in ordine, per un’oretta scarsa di emozioni e sentimenti. Ma purtroppo le cose non vanno come dovrebbero andare: l’audio risulta molto sballato e, parlando a fine concerto con la band, salta fuori che i musicisti dal palco non sentivano ciò che suonavano. A discapito di questo, gli Amaze Knight hanno comunque cercato di suonare con il massimo sentimento e la massima professionalità, conseguendo comunque un successo, tanto che il sottoscritto ad “Heartless” si è pure commosso, perdendo qualche lacrima durante tutto il pezzo (Da notare la prima presenza del nuovo bassista live Nicolò Vese).

Quindi complimenti alle band per l’operato, ma una grossa tirata d’orecchie al fonico: se l’audio fosse stato qualitativamente ottimale e non mediocremente scarso, ne sarebbe uscito un grandissimo concerto. Peccato. Mi sento comunque di promuovere la prima edizione del BOOM! 360° Art Fest e tutte le band partecipanti, sperando in una prossima edizione, ancor più bella di quella svoltasi pochi giorni fa. Attendo intrepido il DVD del concerto.


-SADIK-

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