Intervista ai Male mISANDRIA

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Mooth - Slow Sun

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Dogmate - Hate

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domenica 13 luglio 2014

MOOTH - SLOW SUN


Monolitici, mastodontici, granitici. Ecco a voi i Mooth, certamente non una band per tutti ma che con la loro prima prova "Slow Sun" regalerà certo grandi emozioni ai fortunati dotati di sufficiente apertura mentale. Immaginate un suono desertico alla Kyuss, appesantito da una scorpacciata di Sludge Metal e con la mente contorta dei Tool. Avrete solo una vaga idea di ciò che vi aspetta. Difficile infatti fare paragoni quando si ha di fronte una band così ispirata e con una personalità così ben definita. 8 tracce che hanno il pregio di scorrere compatte calando l'ascoltatore nel loro mondo oscuro e contorto. Parallelamente ogni singolo episodio mantiene la sua personale identità donando freschezza e varietà sufficiente all'album nella sua interezza. Fra i momenti più significativi "Debra DeSanto was a Heartbreaker", che apre le danze con un riff ipnotico e continui cambi di atmosfera; la sludgy "Bloodrop" e quell'autentico gioiello "Red Carpet on the Hillside", senza scordarci di "Viscera". Palese l'abilità strumentale dei nostri, che giocando su tempi dispari e divagazioni inaspettate, riescono a fare trapelare la loro preparazione senza perdersi in inutili virtuosismi. Ciliegina sulla torta: la voce. Rabbiosa, sentita, un'interpretazione davvero superiore alla media che eleva dalla massa i Mooth. Insomma davvero un ottimo prodotto questo "Slow Sun", consigliato a tutti coloro che sono stufi di band fotocopia e della solita minestra riscaldata, che riempie spesso, ma sazia sempre più raramente.

VOTO: 8,5/10
-BERTUZZ-



giovedì 13 febbraio 2014

TRUCKFIGHTERS - UNIVERSE



English version here

Un’unica data, una sola parola: 2014! Stoner! Questo enigma ha una sola soluzione: Truckfighters! Ebbene sì, l’ormai blasonato terzetto svedese ha appena dato alla luce il nuovo album “Universe”. Si parte subito: chitarra, basso e batteria irrompono in una notte buia e lo Stoner prende vita con la traccia d’apertura “Mind Control”; riff di chitarra decisivo e ben eseguito, Ozo regala magie con la sua voce ed il suo basso, non ci sono stacchi acustici, solo la potenza di un tornado pronto a spazzare via tutto. Direi una partenza da brivido! Le restanti tracce: “The Chaiman”, “Convention”, “Get Lifted”, “Prophet”, “Dream Sale” e “Mastodont” sono salti nel passato, un ritorno ad album precedenti: Gravity X, Mania, Phi… Torniamo quindi ad udire riff psichedelici uniti a sonorità oscure caratteristiche del genere selezionato (Stoner, per l’appunto) che creano un notevole impatto emotivo, e di certo non annoieranno nemmeno i fan più pignoli… Devo fare una considerazione, da fan della band ho trovato miglioramenti in campo stilistico, seppur i lavori precedenti non hanno mai deluso le mie aspettative, “Universe” è andato oltre! Lo Stoner è più determinante, i riff risultano essere più corposi e aggressivi e la psichedelia tramanda quegli intramontabili anni '60/'70, ma con un tocco più accurato e personale, inoltre mai banale. Beh, che dire, i Truckfighters non finiscono mai di stupire, chissà cosa ci proporranno la prossima volta. Io ormai li seguo come un investigatore privato!

VOTO: 9/10
-Frost-



lunedì 2 dicembre 2013

DEMONIC DEATH JUDGE - SKYGODS






















Ed ecco a voi dalla Finlandia, con etichetta Inverse Records, “Skygods”; il secondo album della band Groove/Doom MetalDemonic Death Judge’. Già dal mio primo ascolto mi sono chiesto: “I Black Sabbath sono sbarcati in Finlandia?!” Beh, probabilmente non sarò l’unico a pensare questo, e ascoltare band che ancora oggi si ispirano ad uno dei pionieri del genere “Doom” fa capire che gli anni ‘70 non sono più tanto lontani… Certo, non siamo nuovi alle scoperte di band con stampo scandinavo di grande talento, e i componenti del gruppo non sono certo degli sconosciuti: qualche curioso probabilmente ha già avuto modo di conoscere e apprezzare le qualità di questi ragazzi ascoltando i Total Devastation, che hanno rilasciato ben cinque album all’attivo. Passiamo ai loro progetti attuali, ”Skygods” arriva dopo l’EP di debutto ”Kneel” e il successivo “The Descent”. Il disco in questione è di certo il trampolino di lancio che permette a questa band di acquistare ancor di più la giusta notorietà che merita. Un album che può considerarsi una vera e propria fortezza del Groove/Doom: risultano subito determinanti e notevoli i riff, pesanti ed impreziositi da linee melodiche ben eseguite da Saku Hakuli, accompagnati da sonorità Stoner non poco migliorate rispetto a “The Descent”; tutto ciò viene supportato dal grunt in perfetto stile Johan Hegg (Amon Amarth) di Jaakko Heinonen, dalle linee di basso potenti di Pasi Hakuli e dalla batteria di Lauri Pikka. L’album si presenta con la traccia d’apertura intitolata per l’appunto ”Skygods”: con essa la band ci mostra subito le proprie intenzioni tutt’altro che tranquille. Il disco si estende con altre sette tracce tutt’altro che noiose o scontate, a quanto pare gli schemi Doom non mancano, lo Stoner è tutt’altro che scarso, e Saku sembra aver iniettato una dose infinita di oscurità nelle proprie corde; i suoi riff continuano a conquistare i migliori appassionati del genere, e la grande abilità vocale di Heinonen fa da contorno ad un album che oserei dire un capolavoro. Devo ammettere che mi hanno impressionato!

VOTO: 9/10
-Frost-



sabato 26 ottobre 2013

LITTLE BOY LOST - SUISOUND











"Suisound" è il primo album studio dei Little Boy Lost, band per la quale vale spendere più di qualche parola. Innanzitutto il loro genere è particolare e ricco di influenze, tanto da mixare Stoner, Doom e Psichedelica insieme. Il suono ricercato è rozzo e in alcuni versi si potrebbe definire “oscuro”, in alcuni momenti (per esempio nella traccia iniziale “Draven”) prevale una melodia malinconica che potrebbe piacere agli amanti del genere, in altri invece la potenza e l’energia si fanno sentire enormemente, come in “Agonamesa”. Ogni membro della band svolge alla perfezione il suo ruolo: vari e ben strutturati sono i riff di chitarra, ottimo il lavoro alla batteria e la voce è davvero all’altezza della situazione. In alcuni casi quest’ultima potrebbe sembrare troppo calma e soffusa, ma il lavoro resta comunque interessante. Tra i brani più pesanti emerge soprattutto la strumentale “Nagasaki Nightmare”, pronta a soddisfare le esigenze di tutti gli ascoltatori. Davvero piacevole quanto originale nel titolo è “Tu Tu Cha Cha”, dove le atmosfere psichedeliche hanno modo di farsi sentire; a chiudere l’album vi è infine “Stranguria”, un brano strumentale inizialmente malinconico e poi energico come non mai. Inoltre per darvi un idea di come sia la voce, diciamo che è possibile paragonarla a quella di Kurt Cobain, leader dei Nirvana. L’album è un’esplosione di energia, ma talvolta le chitarre non danno spazio al cantante ed è un peccato viste le sue doti promettenti; tra i difetti possiamo aggiungere la breve durata dei brani (circa 2-3 minuti a testa), che magari non permette all’ascoltatore di godersi più a lungo un ottima canzone. Nonostante tutto, l’insieme di questi elementi dà luogo ad un’opera unica e inimitabile. Il risultato è davvero interessante e degno di essere ricordato.

VOTO: 7/10
-MasterEvil-



Ascolto: http://littleboylost.bandcamp.com/album/suisound
Facebook: 
https://www.facebook.com/pages/little-boy-lost/46899388610?fref=ts

domenica 13 ottobre 2013

LITTLE BOY LOST - SIM






















E' sempre difficile recensire un disco dai connotati fortemente sperimentali, specie se virati sulla PsichedeliaIl fattore emotivo è centrale e quando ciò accade risulta sempre difficile mantenere l'obiettività auspicabile. Cosa dire dunque su questo "SIM" degli italiani Little Boy Lost? Innanzi tutto potremmo dire che il duo padovano si diverte a frullare dilatazioni Psychedelic Rock, accelerazioni Punk-Rock, Indie, Stoner ed echi tribali fregandosene di tutto e di tutti. Se ne fregano della pulizia e delle imperfezioni. Se ne fregano se non sono perfettamente in "griglia". Se ne fregano se il cantato varia da una voce indolente e stonata o con la ruvidezza della carta vetrata, sino a toni suadenti come dolci carezze. Ora molti di voi avranno già storto il naso ma credo che i nostri se freghino pure di questo. Questo "SIM" non è un disco per tutti. Vi è un senso di incompiuto che aleggia fra le note di questo album. Il suo incedere scarno e volutamente aspro e selvaggio contribuisce a rendere il risultato affascinante: non direi bello (in senso classico), ma certamente magnetico. Personalmente li ho trovati di maggiore interesse quando flirtano con la Psichedelia pura, lanciandosi in arpeggi riverberati per poi esplodere all'improvviso come in "El Vermonts" o in "Venere". Ovviamente la pazienza è una carta fondamentale per godersi appieno questo album che necessita almeno due o tre ascolti per essere compreso a fondo. Per concludere, penso che se fosse uscito nei primi anni novanta e i ragazzi fossero di Seattle o giù di li, i riscontri sarebbero stati ben diversi… Consigliato!

VOTO: 7/10
-BERTUZZ-


Ascolto: http://littleboylost.bandcamp.com/
Facebook: 
https://www.facebook.com/pages/little-boy-lost/46899388610?fref=ts

martedì 24 settembre 2013

DEAD MAN'S MIRACLE - FABLE






















Avete presente i saloon spesso presenti nei film western, dove si svolgono eventi che vanno dalle bevute in compagnia alle lotte epiche tra fuorilegge? L’album in questione potrebbe essere usato per dilettare gli abitanti del deserto da noi ben conosciuti: si avverte quel suono “rozzo” e poco raffinato, tipico dello Stoner/Sludge Metal, influenzato dal Blues e adornato con una voce in stile Lynyrd Skynyrd. Tralasciata la breve performance vocale “Ain’t no river”, che funge da interludio, passiamo al primo vero brano: “God bless You”. Le caratteristiche sono quelle già citate, sebbene in alcuni tratti prevalga maggiormente la melodia. Buone le prestazioni vocali e molto singolari i riff di chitarra, che prevedono spesso l’utilizzo del bending. L’ascolto diviene ora più impegnativo con “Black Diamond”, in quanto non resta facilmente impressa. Sembra di sentire il caro vecchio Lemmy dei Motorhead su una serie di riff lenti e talvolta cadenzati; questa volta viene in particolar modo messo in evidenza il lavoro alla batteria. Eccellente e di gran lunga superiore alle precedenti la traccia “Where the wild Stories Grow”, che potrebbe benissimo essere usata come colonna sonora di un film. Le performance melodiche della voce conferiscono al brano un’ energia davvero gradevole e che diviene sempre maggiore dopo una breve pausa. Le sorprese però non finiscono qui: la seguente “Swallowed” si mantiene sugli stessi schemi con un' introduzione lenta che acquista sempre più dinamicità, grazie anche alla batteria martellante. Qualche nota di chitarra introduce in seguito “Bigfoot”, che procede con potenza e melodia fino all’interludio, dove viene ripreso il riff iniziale, prima che il ritornello venga riproposto con maggiore intensità. Ottimo il lavoro alla batteria ancora una volta all’altezza della situazione. Ancora una volta il bending avrà il sopravvento nel riff principale di “Normal Life”, brano che sarebbe perfetto se inserito nei titoli di coda di un film horror. Ora però ci aspetta l’interessante “Ballad of the broken legs”: il brano nel complesso presenta un’atmosfera pacata, eccetto nei momenti di inaspettata dinamicità. Mettiamo da parte la potenza perché in “Anansi” verranno messe in evidenza principalmente la voce e le chitarre, mente la batteria effettua un semplice accompagnamento. L’album ora sta per terminare, restano soltanto due tracce. Mentre “Brand new star Messiah” presenta gli schemi seguiti fin’ora, ”I love you but the Dog” è più cupa e malinconica. Si tratta di un lavoro perfetto per gli amanti del genere, ma presenta una pecca non poco rilevante: la qualità di registrazione. Talvolta, infatti, la voce si confonde col suono delle chitarre, il cui volume è decisamente alto. Registrato correttamente, sarebbe stato un ottimo disco.

VOTO: 8/10
-MasterEvil-



Ascolto: http://www.youtube.com/watch?v=m1iNgEjjxM0
Facebook: 
https://www.facebook.com/DeadMansMiracle?fref=ts

mercoledì 18 settembre 2013

ELASTIC RIOT - INDISPOSED






















Alzi la mano chi non ha mai ascoltato i Mastodon. Fatto? Sicuramente pochissimi di voi l'avranno alzata (se siete in tanti invece è un dato preoccupante), perciò è dannatamente improbabile come voi non conosciate i loro “rivali” in ambito Sludge Metal, ovvero i Baroness. Ed è prendendo come paragone la band di John Baizley che comincio a parlare degli Elastic Riot, i quali possono essere quasi definiti i Baroness italiani: il quintetto di Verdello, formatosi nel lontano 2008, prende tale sonorità mescolandola con quelle tipiche dei Kyuss, perciò è possibile parlare di Stoner/ Sludge Metal dai contorni anche rockeggianti, dove l'immediatezza e la potenza la fanno da padrone (lasciando quindi da parte le geometrie Progressive che i due gruppi citati prima ci hanno fatto amare). Il loro primo EP, “Indisposed”, rilasciato l'anno scorso, non è una semplice dimostrazione sonora del gruppo, ma una vera e propria dichiarazione di intenti di piazzarsi tra i migliori gruppi underground italiani di oggi. Ci sono riusciti? Vediamo... La prima traccia, “Vulgar”, è l'equivalente di una iena che insegue la su preda nel deserto: con un riffone in stike Kyuss e la voce personale del cantante Acido Lattico (?) a farla da padrone per tutta la canzone, mentre la sezione ritmica pesta precisa e potente come un fabbro. Nella seconda traccia, “The Dark Road”, si sente maggiormente l'influenza dei Baroness, però il ritornello mi è risultato un po' ripetitivo ad un ascolto attento. Lo stesso difetto lo si riscontra in “Vendetta”, dove però vi sono abbastanza cambi di tempo a fare da contraccolpo. Si passa alla penultima, la più riuscita delle cinque: “Satan Is A Woman” è quella che meglio esprime le caratteristiche sonore del quintetto, laddove si sentono anche influenze e rimandi agli Spiritual Beggars con la tipica atmosfera psichedelica di Kyussana memoria. Si arriva infine a “Death Inside”, la traccia più veloce e violenta dell' EP, con il compito di chiudere un lavoro che lascia soddisfatti e con un piacevole sapore di deserto sulla bocca. Consigliato agli amanti del Metal psichedelico e delle band citate qui; ora tocca solo aspettare il debutto vero e proprio.

VOTO: 7/10
-ULTHAR-



Ascolto: http://elasticriot.bandcamp.com/album/indisposed
Facebook: 
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