Intervista ai Male mISANDRIA

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Mooth - Slow Sun

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Dogmate - Hate

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domenica 13 luglio 2014

MOOTH - SLOW SUN


Monolitici, mastodontici, granitici. Ecco a voi i Mooth, certamente non una band per tutti ma che con la loro prima prova "Slow Sun" regalerà certo grandi emozioni ai fortunati dotati di sufficiente apertura mentale. Immaginate un suono desertico alla Kyuss, appesantito da una scorpacciata di Sludge Metal e con la mente contorta dei Tool. Avrete solo una vaga idea di ciò che vi aspetta. Difficile infatti fare paragoni quando si ha di fronte una band così ispirata e con una personalità così ben definita. 8 tracce che hanno il pregio di scorrere compatte calando l'ascoltatore nel loro mondo oscuro e contorto. Parallelamente ogni singolo episodio mantiene la sua personale identità donando freschezza e varietà sufficiente all'album nella sua interezza. Fra i momenti più significativi "Debra DeSanto was a Heartbreaker", che apre le danze con un riff ipnotico e continui cambi di atmosfera; la sludgy "Bloodrop" e quell'autentico gioiello "Red Carpet on the Hillside", senza scordarci di "Viscera". Palese l'abilità strumentale dei nostri, che giocando su tempi dispari e divagazioni inaspettate, riescono a fare trapelare la loro preparazione senza perdersi in inutili virtuosismi. Ciliegina sulla torta: la voce. Rabbiosa, sentita, un'interpretazione davvero superiore alla media che eleva dalla massa i Mooth. Insomma davvero un ottimo prodotto questo "Slow Sun", consigliato a tutti coloro che sono stufi di band fotocopia e della solita minestra riscaldata, che riempie spesso, ma sazia sempre più raramente.

VOTO: 8,5/10
-BERTUZZ-



martedì 24 settembre 2013

DEAD MAN'S MIRACLE - FABLE






















Avete presente i saloon spesso presenti nei film western, dove si svolgono eventi che vanno dalle bevute in compagnia alle lotte epiche tra fuorilegge? L’album in questione potrebbe essere usato per dilettare gli abitanti del deserto da noi ben conosciuti: si avverte quel suono “rozzo” e poco raffinato, tipico dello Stoner/Sludge Metal, influenzato dal Blues e adornato con una voce in stile Lynyrd Skynyrd. Tralasciata la breve performance vocale “Ain’t no river”, che funge da interludio, passiamo al primo vero brano: “God bless You”. Le caratteristiche sono quelle già citate, sebbene in alcuni tratti prevalga maggiormente la melodia. Buone le prestazioni vocali e molto singolari i riff di chitarra, che prevedono spesso l’utilizzo del bending. L’ascolto diviene ora più impegnativo con “Black Diamond”, in quanto non resta facilmente impressa. Sembra di sentire il caro vecchio Lemmy dei Motorhead su una serie di riff lenti e talvolta cadenzati; questa volta viene in particolar modo messo in evidenza il lavoro alla batteria. Eccellente e di gran lunga superiore alle precedenti la traccia “Where the wild Stories Grow”, che potrebbe benissimo essere usata come colonna sonora di un film. Le performance melodiche della voce conferiscono al brano un’ energia davvero gradevole e che diviene sempre maggiore dopo una breve pausa. Le sorprese però non finiscono qui: la seguente “Swallowed” si mantiene sugli stessi schemi con un' introduzione lenta che acquista sempre più dinamicità, grazie anche alla batteria martellante. Qualche nota di chitarra introduce in seguito “Bigfoot”, che procede con potenza e melodia fino all’interludio, dove viene ripreso il riff iniziale, prima che il ritornello venga riproposto con maggiore intensità. Ottimo il lavoro alla batteria ancora una volta all’altezza della situazione. Ancora una volta il bending avrà il sopravvento nel riff principale di “Normal Life”, brano che sarebbe perfetto se inserito nei titoli di coda di un film horror. Ora però ci aspetta l’interessante “Ballad of the broken legs”: il brano nel complesso presenta un’atmosfera pacata, eccetto nei momenti di inaspettata dinamicità. Mettiamo da parte la potenza perché in “Anansi” verranno messe in evidenza principalmente la voce e le chitarre, mente la batteria effettua un semplice accompagnamento. L’album ora sta per terminare, restano soltanto due tracce. Mentre “Brand new star Messiah” presenta gli schemi seguiti fin’ora, ”I love you but the Dog” è più cupa e malinconica. Si tratta di un lavoro perfetto per gli amanti del genere, ma presenta una pecca non poco rilevante: la qualità di registrazione. Talvolta, infatti, la voce si confonde col suono delle chitarre, il cui volume è decisamente alto. Registrato correttamente, sarebbe stato un ottimo disco.

VOTO: 8/10
-MasterEvil-



Ascolto: http://www.youtube.com/watch?v=m1iNgEjjxM0
Facebook: 
https://www.facebook.com/DeadMansMiracle?fref=ts

mercoledì 18 settembre 2013

ELASTIC RIOT - INDISPOSED






















Alzi la mano chi non ha mai ascoltato i Mastodon. Fatto? Sicuramente pochissimi di voi l'avranno alzata (se siete in tanti invece è un dato preoccupante), perciò è dannatamente improbabile come voi non conosciate i loro “rivali” in ambito Sludge Metal, ovvero i Baroness. Ed è prendendo come paragone la band di John Baizley che comincio a parlare degli Elastic Riot, i quali possono essere quasi definiti i Baroness italiani: il quintetto di Verdello, formatosi nel lontano 2008, prende tale sonorità mescolandola con quelle tipiche dei Kyuss, perciò è possibile parlare di Stoner/ Sludge Metal dai contorni anche rockeggianti, dove l'immediatezza e la potenza la fanno da padrone (lasciando quindi da parte le geometrie Progressive che i due gruppi citati prima ci hanno fatto amare). Il loro primo EP, “Indisposed”, rilasciato l'anno scorso, non è una semplice dimostrazione sonora del gruppo, ma una vera e propria dichiarazione di intenti di piazzarsi tra i migliori gruppi underground italiani di oggi. Ci sono riusciti? Vediamo... La prima traccia, “Vulgar”, è l'equivalente di una iena che insegue la su preda nel deserto: con un riffone in stike Kyuss e la voce personale del cantante Acido Lattico (?) a farla da padrone per tutta la canzone, mentre la sezione ritmica pesta precisa e potente come un fabbro. Nella seconda traccia, “The Dark Road”, si sente maggiormente l'influenza dei Baroness, però il ritornello mi è risultato un po' ripetitivo ad un ascolto attento. Lo stesso difetto lo si riscontra in “Vendetta”, dove però vi sono abbastanza cambi di tempo a fare da contraccolpo. Si passa alla penultima, la più riuscita delle cinque: “Satan Is A Woman” è quella che meglio esprime le caratteristiche sonore del quintetto, laddove si sentono anche influenze e rimandi agli Spiritual Beggars con la tipica atmosfera psichedelica di Kyussana memoria. Si arriva infine a “Death Inside”, la traccia più veloce e violenta dell' EP, con il compito di chiudere un lavoro che lascia soddisfatti e con un piacevole sapore di deserto sulla bocca. Consigliato agli amanti del Metal psichedelico e delle band citate qui; ora tocca solo aspettare il debutto vero e proprio.

VOTO: 7/10
-ULTHAR-



Ascolto: http://elasticriot.bandcamp.com/album/indisposed
Facebook: 
https://www.facebook.com/ELASTICRIOT?fref=ts