Intervista ai Male mISANDRIA

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Mooth - Slow Sun

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Dogmate - Hate

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lunedì 21 luglio 2014

MINTMOON - DEMOTAPE 2014


Prove interminabili e cazzeggio in una cantina insonorizzata da contenitori per uova: rito d’iniziazione per qualsiasi band agli inizi del proprio percorso. Il principio del "do it yourself", pilastro fondamentale dell’estetica Punk degli albori, trasuda in questo demo dei Mint Moon, giovanissima formazione di Ferrara, nata nel gennaio del 2014. In puro stile lo-fi, la qualità della registrazione è molto artigianale e spiccia. Il demo si apre con un pezzo strumentale, “Spring in Bloom”, nel quale sonorità Garage si mescolano a virtuosismi tipici degli anni '70; un modo insolito e, a mio avviso, inaspettato per aprire un lavoro di questo tipo.  “Let’s Start” è una canzone tipicamente Punk: rozza e poco complessa;  la voce del cantante, acerba e fuori tempo, ci accompagna in questo pezzo divertente e scanzonato, che fa scattare immediatamente la voglia di pogare col vicino. Tutti sull’attenti, sta arrivando un ragno argentato... Con la batteria che a più riprese suona una sorta marcia militare, “Silver Spider” è un pezzo veloce, a tratti tetro ma molto energico e rumoroso. Con una batteria molto Grunge, “Violent Valentine” è il pezzo più riuscito di questo lavoro: ben strutturato a livello di strofe e chorus, ritmo trascinante e ritornello facilmente “assimilabile”, con una bella chitarra distorta al minuto 1:41. Nel complesso, questo "Demotape 2014" contiene quattro canzoni molto diverse tra loro. A volte la varietà può rappresentare un punto di forza ma, in questo caso, non si riesce a capire verso quale direzione vogliano andare i Mint Moon. Questa affermazione non deve però essere interpretata come la volontà della sottoscritta di dover necessariamente incasellare qualsiasi demo o album in un genere musicale specifico... Questo gruppo è sorto da poco, ed è comprensibile che sia in cerca di una propria identità specifica. Anche l’ascoltatore un po’ distratto, non faticherà a percepire che questi ragazzi suonano divertendosi e questo è, senza dubbio, un presupposto imprescindibile per migliorarsi in futuro. 

VOTO: 4/10
-Nicole Sartori-



domenica 27 aprile 2014

DAY AFTER RULES - WHATEVER HAPPENS NO REGRETS


I Day After Rules sono un trio lombardo, Milanese per essere precisi, attivi ormai dal 2000 e con alle spalle un EP ("Now or ever again", 2008) ed il full-lenght di cui parleremo oggi, chiamato "Whatever happens no Regrets" e datato 2012. Nella bio inviata dal gruppo si legge che la band trio Punk Rock/Hardcore, ma devo dire che questa definizione non mi ha convinto o, perlomeno, non del tutto: per quanto concerne il Punk Rock ci siamo alla grande; mentre sull'Hardcore devo dissentire, in quanto non credo che l'Hardcore faccia parte delle attitudini dei ragazzi; di sicuro, non l'Hardcore per come lo intendo io! Passiamo all'album: questo "Whatever happens no Regrets" è un lavoro tutto sommato semplice, che si attesta su un livello medio che permea tutto l'album, dall'inizio alla fine. Comprendente nove episodi, le composizioni mettono in mostra tutte le carte che un buon gruppo Punk Rock dovrebbe possedere: canzoni dirette e per niente arzigogolate, effetto sorpresa pari a zero, voce gradevole e "di presenza". Molto radio friendly, per intenderci! E' lapalissiano che la parte del leone la fa la voce di Giulia, che è anche la chitarrista della band; davvero gradevolissima e capace di guidare i "colleghi" nelle loro escursioni sonore. Il lavoro che ha svolto è davvero ben fatto ed è stata capace di creare dei refrains che, com'è giusto che sia, ti restano in testa sin dal primo ascolto. In più, ha delle screaming vocals che sono davvero belle e tradiscono anche il possesso di un timbro molto bello e particolare, nonostante la potenza; è davvero un peccato che vengano usate poco quanto niente! Fabio e Gio (rispettivamente basso e batteria) completano la formazione, facendo un lavoro senza infamia e senza lode. Insomma, il lavoro dei Day After Rules, come dicevo, si attesta sugli stessi livelli dall'inizio alla fine, senza avere né grossi picchi, né rovinose cadute. Buono per gli appassionati del genere.

VOTO: 5,5/10
-LENA-



domenica 13 ottobre 2013

LITTLE BOY LOST - SIM






















E' sempre difficile recensire un disco dai connotati fortemente sperimentali, specie se virati sulla Psichedelia. Il fattore emotivo è centrale e quando ciò accade risulta sempre difficile mantenere l'obiettività auspicabile. Cosa dire dunque su questo "SIM" degli italiani Little Boy Lost? Innanzi tutto potremmo dire che il duo padovano si diverte a frullare dilatazioni Psychedelic Rock, accelerazioni Punk-Rock, Indie, Stoner ed echi tribali fregandosene di tutto e di tutti. Se ne fregano della pulizia e delle imperfezioni. Se ne fregano se non sono perfettamente in "griglia". Se ne fregano se il cantato varia da una voce indolente e stonata o con la ruvidezza della carta vetrata, sino a toni suadenti come dolci carezze. Ora molti di voi avranno già storto il naso ma credo che i nostri se freghino pure di questo. Questo "SIM" non è un disco per tutti. Vi è un senso di incompiuto che aleggia fra le note di questo album. Il suo incedere scarno e volutamente aspro e selvaggio contribuisce a rendere il risultato affascinante: non direi bello (in senso classico), ma certamente magnetico. Personalmente li ho trovati di maggiore interesse quando flirtano con la Psichedelia pura, lanciandosi in arpeggi riverberati per poi esplodere all'improvviso come in "El Vermonts" o in "Venere". Ovviamente la pazienza è una carta fondamentale per godersi appieno questo album che necessita almeno due o tre ascolti per essere compreso a fondo. Per concludere, penso che se fosse uscito nei primi anni novanta e i ragazzi fossero di Seattle o giù di li, i riscontri sarebbero stati ben diversi… Consigliato!

VOTO: 7/10
-BERTUZZ-


Ascolto: http://littleboylost.bandcamp.com/
Facebook: 
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