Intervista ai Male mISANDRIA

Clicca e leggi l'intervista.

Mooth - Slow Sun

Clicca e leggi la recensione

Dogmate - Hate

Clicca e leggi la recensione

Visualizzazione post con etichetta Folk Metal. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Folk Metal. Mostra tutti i post

sabato 9 novembre 2013

WARSHEEP - WARSHEEP






















Sono tempi di crociate, cantori e menestrelli, quelli che fanno venire in mente i Warsheep, band proveniente da Treviso, autori di un Heavy Metal con influenze Folk ed Epic che ci rigetta nell'Alto Medioevo grazie a questo breve EP di quattro canzoni, chiamato appunto "Warsheep". Il lavoro dei Trevisani è prodotto in modo discreto, nonostante si possa aggiustare qualcosa per quanto riguarda le vocals, che in alcuni tratti (soprattutto quando si toccano note basse) sono poco udibili. Si parte con "La ballata (The Legend of the White Rose)", caratterizzata da una linea melodica molto Folk che rimane in testa quasi immediatamente ed un ritornello un po' ruffiano. La successiva "Ragnarock" non lascia quasi nulla all'ascoltatore, mentre la successiva "Forgive" è un vero capolavoro. Una semiballad veramente perfetta: vocals eccellenti e arpeggi che creano una grande atmosfera rendono "Forgive" la perla di questo EP. Si chiude con "The Great Fall", canzone apprezzabile a livello strumentale ma rovinata dalla produzione, che non ci permette di godere a pieno delle capacità del cantante. Si può fare ancora molto, ma come partenza non è per niente male. 

VOTO: 6/10
-JACK-



Ascolto: http://www.youtube.com/watch?v=JhQD6-J923c
Facebook: 
https://www.facebook.com/warsheepband

giovedì 12 settembre 2013

MALADECIA – AMES EN PENO






















Dopo un’ iniziale e lunga giornata di scuola durata ben sei ore, mi appresto finalmente a recensire il nuovo album dei Maladecia, band Folk Metal nostranamente Piemontese. Mi scuso in anticipo se non sarò del tutto esauriente, ma ahimè sono senza internet e dovrò basarmi unicamente sul CD mandatomi (ed ecco perché ultimamente ci siamo fermati per qualche giorno). Con “Ames en Peno” ci si gode un disco non troppo impegnativo e piuttosto divertente da molti punti di vista, e qui mi sento di dire che è Folk quasi in tutti i sensi: oltre ai testi strettamente in Italiano/Dialetto Piemontese (a volte con aggiunta di sana ironia), alcuni brani sono canzoni tradizionali del luogo/canti patriottici riarrangiati in chiave Metal; e aggiungerei pure che non c’è odore di Irlandese o altro, ma bensì di Piemonte. Dal punto di vista strumentale invece troviamo buoni arrangiamenti, melodie e ritmatiche, nonostante personalmente trovi che la chitarra possa fare di meglio -anche nella produzione-. Le linee vocali sono spesso soggette a cori non troppo elaborati e a scream (in quantità povera, ma giusta), mentre di base troviamo un clean normale, a tratti urlato. Basso e batteria sono ben strutturati e riescono a compiere buoni cambi di tempo e a reggere il ritmo dove serve; belle anche le melodie create con strumenti quali Organetto Diatonico, Darbouka, Flauti, Cornamusa, Contrabbasso e Arpa. Tra i migliori brani cito l’ opener “Sem mountanhol – Dijo Joutantoun”, la canone “La chansoun de Nadou", la bellissima e patriottica “Olmo” (in cui alle voce troviamo il bravo Lore Folkstone, cantante degli omonimi Folkstone), l’ omonima “Maladecha” e “Bela Berbera”. Da notare anche “Grappa”, cover personalizzata di “Vodka” dei Korpiklaani; carina seppure non troppo coinvolgente. Dopo una decina di ascolti e qualche ora a ragionare bene sul disco per recensirlo, concludo dicendo che è un buon album per chi vuol divertirsi ascoltando musica, nonostante non risulti una cosa eccelsa ma comunque largamente sufficiente.
P.S.: “Ames en Peno” non significa “Amesso in pieno” (pronunciasi ‘Amés en peno), m bensì “Anime in Pena”.

VOTO: 6,5/10
-SADIK-



domenica 18 agosto 2013

ADABROC - TURSA






















Attiva da poco più di tre anni, la one man band Adabroc (guidata dal polistrumentista e cantante Dòmhnall Alasdair MacIlleMhuire) può essere tranquillamente descritta come “i Burzum della Scozia”. Nelle loro sonorità vi sono molte analogie con il gruppo di Varg Vikernes, eppure riescono tuttavia ad essere personali ed interessanti. “Tùrsa" è il loro quarto (e penultimo) EP, e già ad un primo ascolto (tre canzoni per una durata di 29 minuti) ci si accorge dell'atmosfera malsana, inquietante e magica che i brani trasmettono, senza sfociare in generi come il Depressive Black o il Dark Ambient. Le influenze principali sono il Pagan di scuola Sabbat, il Folk tradizionale del Nord Europa e il Doom dei Candlemass, uniti sotto un tipo di Black Metal più mite e pesante. Tra le tre canzoni la più riuscita è sicuramente “They Will Never Be Forgotten”: 11 minuti di goduria assoluta, dove ogni nota sembra quasi impersonare un elemento naturale di un'immensa foresta sperduta dove non esiste felicità o tristezza, sole e quiete; solo freddo, solitudine e paura. Ottima la performance vocale in stile Burzum -con tanto di registrazione di bassa qualità-, capace di rendere ancor più sinistra l'atmosfera del disco. Di solito dico che un EP di tre-quattro tracce non è sufficiente per esprimere subito un giudizio, ma qua la regola cambia: consigliato principalmente agli amanti di Black e Doom Metal non ortodossi, con molte venature Folk. Penso che in futuro tornerò a trattare di Sir. Dòmhnall Alasdair MacIlleMhuire per vedere cosa combinerà più avanti.

VOTO: 7/10
-ULTHAR-



Ascolto: http://www.youtube.com/watch?v=Yp6LLc3OwWQ
Facebook: https://www.facebook.com/Adabroc?fref=ts